Non è un mantra ma il nome di un progetto russo che si occupa di fornire assistenza ai disertori, alle persone renitenti alla leva, aiutandole nella quotidianità e provando a farle uscire dal Paese. 48.000 sono state le persone consigliate su come evitare la coscrizione e oltre 2.000 sono state quelle aiutate a disertare, al luglio 2025. Idite Lesom è stato creato poco dopo l’annuncio della mobilitazione parziale dei riservisti russi del 21 settembre 2022, da Grigory Sverdlin, un esiliato di San Pietroburgo che si è rifugiato a Tbilisi, in Georgia. Il termine Idite Lesom, o Get Lost, può avere vari significati: da “passa dalla foresta”, a “va all’inferno” a “va a farti fottere”, che rispettivamente sottolineano la direzione della fuga, il pericolo e l’incerto futuro che si apre davanti a chi compie l’eroica scelta, il grido lanciato dai disertori contro le autorità russe. Ho trovato notizia di questa organizzazione nel romanzo Disertore. Una storia d’amore e di guerra, della pluripremiata giornalista Sarah A. Topol, di cui era già uscita una anticipazione nel New York Times Magazine all’inizio del 2025. Nell’introduzione l’autrice racconta il metodo di lavoro sul campo, la scelta dei personaggi, l’estremo anonimato necessario per la loro tutela e altri elementi inediti del progetto:
“Quando ho iniziato a lavorare a questa storia – scrive Topol -, ho incontrato il gruppo Idite Lesom, che aiuta i soldati russi a fuggire dalla guerra in Ucraina, sia che abbiano già combattuto in prima linea sia che stiano cercando di evitare la missione. Ho trascorso alcuni giorni a conoscere più da vicino le attività dell’organizzazione e ad approfondire le circostanze di ufficiali, soldati, civili richiamati, coscritti e disertori. Idite Lesom mi ha messo in contatto con alcuni disertori, e ho cominciato a intervistarli online attraverso una specifica app, che il gruppo ritiene particolarmente sicura. Una delle prime cose che mi ha colpita è stata scoprire quanto, nella maggior parte dei casi, la decisione di arruolarsi fosse dettata da motivazioni economiche, e quanti benefici l’esercito russo prometta ai giovani (quasi esclusivamente uomini) per convincerli ad arruolarsi.”
La giornalista ha incontrato 18 disertori in quattro continenti e otto paesi, compresi quelli dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza
Collettiva (OTSC), nella fattispecie Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan: “Spesso erano troppo nervosi per parlare in un bar, perché molti dei luoghi in cui ci siamo visti erano frequentati da persone che capivano il russo, così ho passato parecchio tempo all’aperto, in vari parchi.” Fra gli intervistati Topol sceglie la storia di Ivan (è uno pseudonimo perché il Cremlino insegue i disertori in tutto il mondo, per anni): “un soldato che, dopo aver servito come capitano nell’esercito russo e combattuto in Ucraina, decide di abbandonare il suo paese. È una storia d’amore e disincanto, un’odissea di fuga e un crudo resoconto del conflitto. Ma è anche un ritratto rivelatore della decomposizione dell’apparato militare russo – la sua brutalità, il suo caos, la sua corruzione – e del crollo morale di un intero sistema che pretende fedeltà assoluta in cambio della vita stessa. Un viaggio nella mente di un paese: un mosaico di apatia, obbedienza e rivolta improvvisa, sempre soffocata sul nascere. […] Ho affrontato la stesura di questo testo – continua Topol – e la verifica della storia di Ivan con lo stesso scetticismo rigoroso e la stessa attenzione che applico a ogni mio lavoro. Io e Ivan abbiamo trascorso ore in una sala conferenze di un hotel a ripercorrere nei dettagli la sua vita (sua moglie, Anna, non voleva che entrassi in casa loro).”
Questo racconto offre soprattutto lo spunto per riflettere sulla diserzione che secondo lo storico Tomaso Montanari è “la più taciuta delle virtù, il meno celebrato tra gli eroismi” e per lavorare alla nascita di un partito internazionalista della diserzione da ogni guerra, che accomuni tutti quelli che non vogliono uccidere né farsi uccidere e che riabiliti come eroi della pace, tutti quei disertori ingiustamente condannati e/o uccisi. Si stima che 30.000 furono i disertori fucilati nella seconda guerra mondiale in Germania; non ci sono dati precisi sugli italiani uccisi per diserzione nella seconda guerra mondiale, circa 750 sembra che furono quelli della prima guerra mondiale. In Italia a differenza di altri Paesi (della Germania per esempio) pochissimi sono i monumenti che ricordano chi cadde per il dissenso.
Sarah A. Topol, Disertore: Una storia d’amore e di guerra, NR edizioni, 2025 Pescara; pag. 194, euro 18
“Nessuno ha il diritto di obbedire” (Hannah Arendt)
“L’obbedienza non è più una virtù” (Don Milani)
Dall’album di Ivano Fossati Lindbergh (Lettere da sopra la pioggia) – EPIC, 1992
l’indimenticabile canzone “Il disertore” : https://www.youtube.com/watch?v=rya6935J-u0
ed il testo:
In piena facoltà egregio presidente
le scrivo la presente che spero leggerà
la cartolina qui mi dice terra terra
di andare a far la guerra quest’altro lunedì
Ma io non sono qui egregio presidente
per ammazzar la gente più o meno come me
io non ce l’ho con lei sia detto per inciso
ma sento che ho deciso e che diserterò
Ho avuto solo guai da quando sono nato
e i figli che ho allevato han pianto insieme a me
mia mamma e mio papà ormai son sotto terra
e a loro della guerra non gliene fregherà
Quand’ero in prigionia qualcuno mi ha rubato
mia moglie, il mio passato la mia migliore età
domani mi alzerò e chiuderò la porta
sulla stagione morta e mi incamminerò
Vivrò di carità sulle strade di Spagna,
di Francia e di Bretagna e a tutti griderò
di non partire più e di non obbedire
per andare a morire per non importa chi
Per cui se servirà del sangue ad ogni costo
andate a dare il vostro se vi divertirà
e dica pure ai suoi se vengono a cercarmi
che possono spararmi io armi non ne ho.
Gian Luca Garetti
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