I dati presentati dal bilancio 2025 dell’Osservatorio Città Clima di Legambiente non sono una semplice statistica. Sono l’atto di accusa più chiaro contro decenni di gestione politica miope, irresponsabile e colpevolmente inefficace, sia a livello regionale che nazionale. La Toscana in particolare si trova oggi in prima linea nella devastazione climatica, con un aumento del 100% degli eventi estremi in un solo anno. Non è una fatalità. È il risultato diretto di precise scelte strutturali. La Toscana è una regione caratterizzata da elevata urbanizzazione in aree di fondovalle, reticoli idrografici minori tombati o trascurati, versanti fragili spesso già interessati da frane storiche, consumo di suolo che continua nonostante le dichiarazioni di principio.
In questo contesto, l’aumento delle frane da piogge intense (+42,4%) e degli allagamenti non rappresenta un’anomalia, ma una conseguenza diretta di scelte urbanistiche e infrastrutturali che hanno privilegiato lo sviluppo rapido alla sicurezza.
I numeri del 2025 raccontano di una regione in balia degli eventi: dal nubifragio autorigenerante di marzo all’Elba alluvionata a febbraio, dalla siccità del Pesa alla tromba d’aria in Versilia, dall’ondata di calore infernale di Firenze alle frane in Garfagnana. Ogni evento viene trattato come un’eccezione, una tragedia singola da gestire con lo stato di calamità e le rassicurazioni di rito. Ma 41 eventi in un anno non sono eccezioni: sono la nuova normalità. E a questa normalità la politica risponde con azioni sporadiche, non coordinate, incapaci di costruire resilienza sistemica.
In questo contesto, la risposta della politica è caratterizzata da un negazionismo che contribuisce ad accrescere il disastro. Come si può, ad esempio, insistere su progetti come il nuovo aeroporto di Firenze, un’opera che rappresenta l’emblema di un’idea di sviluppo del XX secolo, totalmente anacronistica di fronte all’emergenza climatica ed ecologica? Consumare suolo, incentivare traffico e emissioni mentre il territorio affoga e brucia non è miopia: è un crimine contro il futuro.
D’altra parte, anche sul piano nazionale si assiste all’immobilismo più assoluto sull’unico strumento che potrebbe dare una direzione: il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC), approvato a fine 2023 ma lasciato in un cassetto, senza risorse e senza attuazione. È uno scandalo di portata storica. Mentre i danni ammontano a 11,9 miliardi di euro e sono destinati a triplicare, lo Stato preferisce inseguire le emergenze con la logica dell’ordinaria amministrazione e del “dopo ci pensiamo”, invece di attuare una strategia organica, multidisciplinare e multilivello.
L’unica strada percorribile sono politiche severe e urgenti:
1. Stop al consumo di suolo: immediato e senza sconti. Basta espansioni edilizie in aree a rischio.
2. Abbandono dei progetti insensati: il nuovo aeroporto di Firenze deve essere archiviato. Le risorse devono essere dirottate sulla sicurezza idrogeologica e sulla transizione ecologica.
3. Natura come alleata: avviare subito, su scala vasta, progetti di rinaturalizzazione di alvei fluviali, creazione di aree di laminazione, riforestazione, deimpermeabilizzazione delle città.
4. Attuazione del PNACC: destinare risorse certe e nominare un’autorità con poteri reali per coordinare l’adattamento a tutti i livelli, dai Comuni allo Stato.
I dati parlano chiaro: la Toscana del 2025 è un laboratorio del fallimento. Serve una radicale inversione di rotta, prima che l’eredità da lasciare alle prossime generazioni sia solo un cumulo di macerie e debiti, ambientali ed economici.
perUnaltracittà
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Io sarei ancora più drastica: stop al consumo di suolo in genere, non soltanto in zone fragili da un punto di vista geologico. A meno che non si tratti di strutture pubbliche: scuole, ospedali etc…e non vi siamo edifici da riconvertire oppure demolire e ricostruire. Adesso basta, abbiamo una popolazione in calo, ed edifici in abbondanza, che superano di gran lunga i bisogni della popolazione.