Si è tenuta domenica 1 febbraio presso il Cinema Terminale l’assemblea organizzata dai docenti del Liceo Carlo Livi di Prato in risposta all’iniziativa di Azione Studentesca.
Gli interventi sono stati molti e di diversa natura: tra le varie proposte quella di creare un curriculum antifascista condiviso e traversale a tutte le materie. C’è chi ha suggerito di chiamare delle persone che possano portare un contributo a scuola sulle questioni internazionali, come potrebbe essere la testimonianza di Francesca Albanese; ma c’è anche chi vuole che la scuola – a livello locale – vada in luoghi in cui l’antifascismo e’ una pratica quotidiana, per esempio al presidio della ex-Gkn, la fabbrica occupata dal luglio 2021 a Campi Bisenzio oppure ai picchetti del Sudd Cobas, il sindacato che si batte in difesa dei diritti dei lavoratori sfruttati nella filiera del distretto pratese.
“I ragazzi sono animati, anzi non animati, da un profondo senso di scoraggiamento, dicono che le cose non servono a nulla, che la politica è una cosa noiosa, lontana, che non ha nessuna risoluzione pragmatica perché in fin dei conti non abbiamo potere per difendere le nostre vite” – interviene un docente presente all’assemblea – “Allora, secondo me, noi come insegnanti dobbiamo dire che un mondo diverso è possibile. Legando l’educazione civica a quello che succede sul territorio, potremmo far conoscere all* studenti l’esempio di una fabbrica occupata – a soli 5 chilometri dalla loro scuola – in cui la lotta non ha a che fare solo con il lavoro ma anche con la salute, l’ambiente, la riconversione industriale contro il riarmo e a favore dell’economia green, quindi al servizio del bene comune”.
Eppure in alcune scuole pratesi, come al Gramsci Keynes, non si possono fare le assemblee plenarie perché mancano gli spazi. “Servirebbero 3 mila euro per l’affitto. Per questo le assemblee vengono organizzate in modo scaglionato”, spiega una docente.
Durante l’assemblea l* insegnanti si confrontano sul disorientamento che devono fronteggiare a scuola ogni giorno: “ci troviamo davanti studenti totalmente scoraggiat* dal fatto che i problemi sono così grandi, non si sa da dove cominciare. Ma noi abbiamo già delle cose piccole sul territorio, delle brecce nel muro di cui cominciare a parlare in classe”, propone un giovane professore del Gramsci. “Quando si fa educazione civica sul fast fashion, si parla delle condizioni di lavoro in Indonesia o in altri contesti del Sud Globale, mentre Prato ha un distretto fondato sullo sfruttamento e a scuola non se ne parla”, prosegue.
I professori di sinistra sono mossi dal rispetto della Costituzione, dalla volontà di andare a conoscere le realtà che si oppongono alle strutture di potere sul territorio pratese per poi riportare questi esempi in classe.
“Al Gramsci Keynes, da un anno e mezzo che ci lavoro, ho visto solo un’assemblea: il tema era quello del disturbo alimentare, che tra l’altro è stato inquadrato come un problema strettamente personale, individuale, a cui rispondere con l’aiuto di uno psicologo, quindi solo con un’introspezione personale, non c’era nessun contesto di tipo politico nè sociale”, continua. “All’ultima assemblea che hanno fatto, hanno parlato della vendita delle felpe. Dobbiamo supportarli nell’organizzazione queste assemblee, aiutandoli a trovare gli ospiti, forse disobbedendo a quella circolare che ci impone di invitare tutte le controparti”, conclude.
Il primo passo, quindi, sarà quello di connettersi con il territorio. “Attraverso dei gruppi di lavoro, vogliamo creare un osservatorio sull’antifascismo, oltre che un curriculum antifascista. Sarà importante anche dare una struttura al gruppo, affinché si strutturi una rete di attività di educazione civica su tutta Prato, in modo da prendere il Liceo Livi come esempio e far sì che sia un modello che è condiviso in tutte le scuole della provincia” – spiega una docente – “Nonostante il sovraccarico di lavoro che ci vede passare da una classe all’altra, cercando di dare ascolto e proporre delle soluzioni a tutte le istanze degli/le studenti, credo che sia necessario dare il nostro contributo anche per rispondere concretamente a questi attacchi continui delle destre”.
Il gruppo dei docenti al momento si coordina su una chat di WhatsApp “Insegnanti di Prato uniti per Gaza”. “Pur volendo continuare a essere uniti per la Palestina e fare delle cose per Gaza, ci sarà forse bisogno di costituire un gruppo a sé che lavori per difendere la Costituzione a livello più operativo”, spiega una docente. Le due cose non sembrano escludersi e ancora una volta pare che sia la Palestina a salvare noi.
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