Sabato 14 febbraio 2026: “concentramento sonoro” dalle ore 11:30 in PIAZZA D’AZEGLIO.
Successiva partenza in CORTEO verso LA POLVERIERA SPAZIO COMUNE.
CONTRO SGOMBERI, REPRESSIONE, GUERRA, CONTRO L’OPPRESSIONE DEI POPOLI: ARTE E CURA CHE RESISTONO
Il carnevale storicamente rappresenta un momento in cui si rovesciano le gerarchie, dove si generano movimenti dal basso travolgenti. Perciò vogliamo che a Firenze questo carnevale rappresenti una grande festa, intesa come pratica di cura orizzontale per amplificare lotte, connettere corpi e creare spazio al desiderio.
La convocazione fiorentina per il corteo di carnevale è il primo frutto della mobilitazione che si è animata dopo le voci di sgombero de La Polveriera trapelate a fine dicembre 2025; infatti, questo corteo si connette alla chiamata dei centri sociali campani, che il 14 febbraio hanno convocato una giornata di manifestazioni contro la repressione degli spazi sociali.
Il 14 febbraio 2026 rappresenta anche una data di mobilitazione nazionale in difesa del Rojava, e per questo motivo, nel solco di un sempre più necessario spirito di solidarietà internazionalista contro l’oppressione dei popoli, sabato sfileremo insieme a La Casa Dei Diritti Dei Popoli con bandiere curde, cubane, peruviane, colombiane, wiphala e palestinesi.
Dalla fine del corteo di sabato 14, inizieranno quattro giorni di attività in Polveriera: laboratori, cerchi, assemblee, autoproduzioni, attività fisiche, musica, arte, cultura, libertà.
Qui il PROGRAMMA COMPLETO DEL CARNEVALE.
Perché un carnevale a La Polveriera?
Da tempo si è delineata, per poi scatenarsi, una tempesta che ha intrecciato almeno tre grandi crisi globali: la prima è stata quella economica, determinata dalla voracità insaziabile del capitalismo finanziario; alla prima crisi se ne è sovrapposta una seconda, cioè la crisi di senso indotta dal capitalismo digitale dei Big Data; infine ha fatto irruzione una terza crisi, quella legata alla dimensione temporale: il tempo sta cancellando la speranza, quindi il futuro.
Se parlare di “tre grandi crisi globali” suona troppo astratto e lontano dalla nostra quotidianità, è facile tradurre in termini concreti le conseguenze della suddetta tempesta: l’aumento della precarizzazione del diritto all’abitare, l’aumento del costo della vita, la trasformazione delle attività commerciali locali e dei servizi per i residenti in attività turistiche, la precarizzazione delle condizioni lavorative, l’ampliamento costante (e spesso nocivo) delle infrastrutture, la massificata occupazione di strade e piazze da parte del flusso dei visitatori e visitatrici, l’aumento dei tassi di inquinamento, la trasformazione del centro storico in parco tematico.
Le conseguenze delle tre grandi crisi globali in due parole: iperturistificazione e gentrificazione.
Il processo di estrazione di valore che investe la città ad opera di fondi speculativi e piattaforme digitali ha marginalizzato e sfiduciato la cittadinanza, ma anche la capacità decisionale e di intervento delle istituzioni rappresentative a livello municipale e regionale.
A questa prospettiva di marginalizzazione e impotenza contrapponiamo l’utopia della città che cura. Tale utopia coinvolge l’idea di una città/comunità accogliente che sa attingere a quella capacità di ascoltare e assistere tutte le persone che la abitano/vivono.
In una simile utopia i progetti di cura non sono segregati in luoghi lontani dalla città, bensì sono collocati al suo cuore, nel centro nevralgico del territorio cittadino. Proprio come La Polveriera Spazio Comune.
La Polveriera sarà un cantiere di cura aperto a tutte le realtà ed individualità che vogliono costruire un futuro diverso insieme.
È tempo di tenere insieme desideri e pratiche artistiche, di cura e di lotta.
È tempo di prendersi cura della nostra rabbia.





