Sullo scenario immaginato dall’architetto Desideri per l’area delle ex OGR, l’assessora Biti spenge ogni possibile polemica: «non è un progetto, è una suggestione» (“Repubblica Firenze”, 15 febbraio 2026). Ma a qualunque stato sia lo scenario – se solido o gassoso – non si torna indietro.
Evidentemente, il piano attuativo è ancora in alto mare, e quindi è ora il momento giusto per immaginare e proporre alternative sociali alla speculazione edilizia annunciata, e difenderle collettivamente.
Nei giorni scorsi hanno fatto discutere le dichiarazioni di Desideri che, sulle pagine del “Corriere Fiorentino” (13 febbraio), ha illustrato il suo progetto-suggestione per l’area ferroviaria allungata tra Teatro del Maggio ed ex Manifattura Tabacchi, e occupata da un fascio ferroviario dismesso con qualche capannone recente e i fabbricati storici vincolati dalla Soprintendenza.
Da ciò che trapela, il progetto architettonico è infelice. Come infelice è stato l’affondo di Desideri verso i fiorentini: «umarell» oziosamente affacciati alle transenne del cantiere. Ma ancora più infelice ne è stata la genesi urbanistica.
Sintetizziamo i caratteri della vicenda. Le OGR fanno parte dei cosiddetti «buchi neri», definizione progettualmente pregnante dell’allora sindaco Nardella, impegnato «pancia a terra» nel promuoverne la vendita sul libero mercato. Della quale i fondi finanziari approfittano. A fine 2022 gli 8 ettari delle ex OGR, proprietà FFSS, sono ceduti per 10 milioni (125 euro/mq, una miseria) a un fondo lussemburghese dietro cui si celano Rotschild e il costruttore Salini. Il Comune perde un’occasione: non esercita il diritto di prelazione sull’area, nodale per garantire – com’è suo compito primario – l’ordinato sviluppo dell’assetto urbano.
In linea con la campagna immobiliare del Comune, il Regolamento Urbanistico di Nardella predispone per le «aree di trasformazione», come le ex OGR, una «disciplina speciale» che si dimostra essere in effetti un vuoto normativo e previsionale, utile ad assicurare massima libertà all’imprenditoria. Torsione privatistica che il vigente Piano Operativo, approvato quando è sindaca Sara Funaro, sostanzialmente conferma (introducendo invero qualche limitazione, ma timida e tardiva).
Interposta tra le Cascine e il rione Puccini-Maragliano, povero di verde pubblico e densamente popolato, l’area ex OGR può svolgere un importante ruolo ecosistemico, rafforzato dalla presenza del canale Macinante: opera rinascimentale sul tracciato di un antico ramo dell’Arno, che il Piano Strutturale di Renzi maliziosamente ometteva dalla cartografia.
Malgrado la sua potenziale ricchezza ambientale, il comparto ex OGR è oggi interessato da un progetto di rigenerazione urbana (un tempo si diceva “speculazione edilizia”): 42.000 mq di nuovo edificato e una duplice previsione infrastrutturale. Si tratta della linea del tram 4.1, impostata sul tracciato ferroviario esistente (che sarà smontato facendo impennare i costi), e della nuova strada di scorrimento Pistoiese-Rosselli che congiunge l’aeroporto di Peretola al centro storico. La strada persevera in un’impostazione radiocentrica, suscettibile – come unanimemente sostenuto in sede scientifica – di congestionare il centro urbano, senza connettere tra loro le periferie.
Comunque sia, per quest’opera, indispensabile alla nuova lottizzazione, la Regione stanzia 30 milioni che, come sostiene parte del fronte critico, potrebbero essere stornati nell’acquisizione pubblica dell’area, preludio di una sua restituzione – sociale e culturale – alla città.
Quanto al progetto architettonico, le destinazioni d’uso discendono dal detto vuoto urbanistico: esulano dal fabbisogno degli abitanti (mai interpellati sul futuro di quest’area) e soddisfano le richieste del mercato immobiliare. Non stupisce che poi il progetto presenti forte carattere classista: albergo pluristellato, residenze di lusso e, in posizione relegata, l’edilizia sociale (a termine) imposta dalla Legge Marson.
Uno slogan falsamente green accompagna la cementificazione, «si costruisce in altezza per risparmiare suolo», quando viceversa si costruisce in altezza per innalzare il valore degli appartamenti “con vista”. A meno che la vista non sia oscurata dallo «scatolone» del Teatro del Maggio, opera preziosa (in senso monetario) dello stesso Desideri.
Ilaria Agostini
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