Da tempo Firenze non vedeva un dibattito tanto vivace sui temi cittadini. I costi insostenibili del vivere in città, la cementificazione incessante, la privatizzazione dello spazio urbano rendono la vita di chi lavora e abita qui particolarmente pesante: persone costrette al pendolarismo, condomini colonizzati dagli affitti brevi, fondi internazionali che fanno shopping dando l’impressione a chi vive in città di essere un ospite non gradito. A innescare la tempesta hanno contribuito gli scandali dell’estate scorsa a Milano, la comparsa del celebre “Cubo nero” e la conseguente inchiesta della magistratura, i cittadini di San Gallo soffocati dall’hybris del fondo di Singapore, infine l’appello delle “antiche famiglie” per una moratoria sulle Officine Grandi Riparazioni, il tutto su un territorio già mobilitato da anni intorno alla ex-Gkn, alle proteste per la Palestina e sempre pronto alla solidarietà dal basso come nelle alluvioni a Campi Bisenzio e Sesto Fiorentino.
Inevitabile quanto inaspettato, quindi, il dibattito sull’urbanistica per troppo tempo considerato appannaggio esclusivo dei tecnici. Ma come risponde l’amministrazione a questo rinnovato interesse?
Nell’incompiuto Cos’è la politica? Arendt evidenzia il passaggio dal parlare come azione (dove le parole sono esse stesse un atto politico) alla mera libertà di opinione, un diritto formale svuotato di potere reale. I cittadini possono dire tutto ciò che vogliono, ma questo non genera più quello spazio comune dove il mondo diventa comprensibile attraverso il confronto.
Le dichiarazioni degli assessori fiorentini incarnano con precisione quasi didattica questo schema. Sulla questione delle OGR, l’assessora Biti ha dichiarato: «Non c’è ancora un progetto, quindi la proprietà, gli investitori e l’architetto stanno andando avanti nell’elaborazione. La sospensione urbanistica e la moratoria non sono assolutamente all’ordine del giorno. C’è tutta l’intenzione di un percorso di partecipazione, di confronto e di ascolto su questa area.» Una logica rivelatrice, prima si decide la direzione insieme agli investitori, poi, eventualmente, si ascoltano i cittadini. La partecipazione non è il momento in cui si costruisce la scelta, ma quello in cui la si comunica.
Diverso il caso dell’assessore Danti che, invece, risponde così alle critiche di Budini-Gattai e delle famiglie nobili sulle OGR: «Affermare che la Giunta fa gli interessi dei gruppi commerciali è inaccettabile e dimostra una totale mancanza di rispetto istituzionale. Il confronto è sempre benvenuto, ma deve basarsi su dati reali e senso di responsabilità. A parte le idee, cosa sono disposti a mettere a disposizione della collettività?» Non si risponde al contenuto delle critiche, si attacca la legittimità di chi le formula, si chiede ai contestatori di mettere qualcosa sul tavolo come condizione per avere diritto di parola.
Sulla stessa lunghezza d’onda Biti sulla vicenda di San Gallo: «È tutto in regola, non c’è dialogo con chi fa esposti», facendo riferimento ai cittadini di San Gallo. E ancora: «Ho scoperto che è nato il Comitato dei Nobili: ci piacerebbe ragionare di quanti loro immobili siano finiti nelle mani della rendita.» Si insinua l’ipocrisia dei critici, si divide il fronte del dissenso separando i nobili dagli altri. Dividere i critici, i nobili da una parte, i residenti delle periferie dall’altra, serve esattamente a impedire che si formi una coalizione abbastanza larga da mettere in discussione le scelte già fatte. «Stiamo facendo tantissimi interventi in tutte le aree della città. Non esistono cittadini di serie A e di serie B.» chiude la sindaca Funaro.
Anche il presidente Giani è esplicito sulla Pistoiese-Rosselli: «Io sono perché i comitati possano esprimere le loro opinioni, ma poi le cose si facciano.» La concessione è formale, la sostanza senza appello.
Pesa infine la dichiarazione dell’architetto Desideri, incaricato dal fondo per le OGR: le critiche sarebbero opera di «umarells incompetenti e massimalisti che spiano dal buco della serratura». «I fiorentini» aggiunge, «hanno il diritto di vedere il progetto quando ci sarà, e poi capire se è meglio questo o l’attuale degrado.» Il ricatto del fatto compiuto: aspettate, poi scegliete tra questo e il degrado. Non è prevista una terza opzione.
I comitati, gli attivisti, i cittadini che si mobilitano stanno cercando di ricreare lo spazio politico, far esistere quel parlare insieme che costituisce l’essenza della libertà. Trovare come risposta delegittimazione, inviti alla responsabilità istituzionale e promesse di partecipazione posticipata al momento in cui il progetto sarà già definito è la misura esatta di quanto spazio politico sia rimasto a Firenze. Una città di incompiute, come dice Giani, ma l’incompiuta più grave, a Firenze, è la democrazia.
Francesca Conti
Ultimi post di Francesca Conti (vedi tutti)
- Camera con vista: i residenti di San Gallo aprono le loro case soffocate dalla cittadella del lusso - 24 Febbraio 2026
- A Firenze la democrazia è un’incompiuta: protestare si può, decidere no - 18 Febbraio 2026
- La narrazione di Firenze: chi la controlla ne decide il futuro - 11 Febbraio 2026





