Cassiera licenziata per un flacone da €2,90. La Pam di nuovo sotto accusa

  • Tempo di lettura:3minuti

A Grosseto la Pam Panorama ha licenziato una dipendente storica contestandole di non aver pagato un sapone. La donna aveva ripreso dallo scaffale un prodotto dopo che il primo era caduto a terra. Non è la prima volta che i provvedimenti dell’azienda finiscono al tribunale del lavoro.

Licenziata per un detersivo da un paio d’euro. Per il datore di lavoro, la catena di supermercati Pam, il mancato pagamento del sapone fornirebbe la “giusta causa” per l’interruzione un rapporto lavorativo che durava da più di trent’anni.

La cassiera, al termine del turno di lavoro, si attarda nel negozio di via del Sabotino per far spesa. Passa dalle casse, ma, uscendo, un flacone cade a terra e si rompe. Lei torna dentro al supermercato, avverte il responsabile del sapone versato e del pavimento divenuto scivoloso. Sostituisce poi il prodotto caduto con uno nuovo e se ne va.

Da una vicenda così anonima e, apparentemente, insignificante scaturisce la lettera di contestazione a cui seguirà una breve sospensione. Alla dipendente si contesta il mancato pagamento del secondo prodotto, che avrebbe sottratto al datore di lavoro (come se si trattasse di un furto, nonostante il superiore ne fosse informato!). Dopo la lettera la lavoratrice ha diritto a un’audizione alla presenza di una rappresentanza sindacale, in questo caso la Filcams-CGIL. L’incontro si svolge cordialmente e quello che pare nient’altro che un equivoco più che giustificabile viene giustificato dalla parte sindacale. Poi, pochi giorni dopo, arriva il provvedimento disciplinare, il più severo: licenziamento “per giusta causa”, cioè in tronco. È successo a settembre. La vicenda fino a poco tempo fa non aveva ottenuto rilevanza mediatica al fine di tutelare la lavoratrice, la quale, dopo oltre trent’anni da dipendente dalla catena, aveva molto subito il trauma del licenziamento.

Il caso appoda dunque al tribunale di Grosseto. La prima udienza è prevista per la seconda metà di marzo. Il sindacato, nella persona dell’avvocato lavorista P. Martellucci, chiede ora il pieno reintegro della dipendente. In particolare, il difensore insiste sull’illegittimità del provvedimento, in quanto la condotta della lavoratrice non era affatto volta a ledere il datore di lavoro, oltre che sulla “sproporzionalità” della sanzione. La sostituzione di un detersivo del valore di €2,90, di cui il responsabile sarebbe stato perfino avvisato, rischia infatti di far terminare un rapporto lavorativo ultradecennale.

P. Micci, segretario Filcams CGIL Grosseto, definisce “assurda, paradossale” la vicenda. Inizialmente, non riusciva a credere che alla contestazione potesse seguire un provvedimento come il licenziamento, reputato ingiusto e spropositato. Secondo il sindacalista, è necessario anche interrogarsi sulle scelte della dirigenza rispetto al clima che si instaura sul luogo di lavoro dopo un trattamento del genere, quando tutti dovrebbero invece lavorare in condizioni di rispetto, senza fattori esterni che turbino la sicurezza dell’ambito lavorativo.

Non è la prima volta che la Pam Panorama è al centro delle polemiche, accusata di attaccare la dignità e i diritti dei propri lavoratori. Negli ultimi mesi, sotto i riflettori era finito il caso del cassiere licenziato a Siena a seguito del cosiddetto “test del carrello”. Un ispettore aveva finto in maniera subdola di rubare dei prodotti e aveva contestato al dipendente di non essersene accorto. Il tribunale di Siena aveva poi dato ragione al lavoratore disponendone la reintegrazione. Alla catena erano state inoltre contestate procedure di sospensione a Firenze o di trasferimento a Roma giudicate illegittime. Ne avevamo parlato in precedenza in un’intervista con Andrea Stramaccia, avvocato giuslavorista e Referente della CGIL Toscana, che si era occupato del caso senese.

The following two tabs change content below.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Captcha *