Una riflessione ecologica (finalmente) non “green”

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Mi sembra che di recente il concetto di ecologia si stia confondendo in maniera un po’ grottesca con quello di tecnologia “green”: pannelli solari, turbine eoliche, auto e bici elettriche. Al contrario, l’ecologia è la scienza che studia gli ecosistemi e quindi come gli esseri viventi si relazionano tra loro e con l’ambiente per dar luogo a quel fenomeno che chiamiamo Vita. A questo punto è forse necessario dare una buona notizia: Siamo vivi!!! … e quindi l’ecologia ci interessa molto! Sembra sciocco ribadirlo ma se, come ci insegna questa materia, la Vita scaturisce dalla relazione continua e intricata tra i viventi e con l’ambiente naturale, la nostra quotidiana e ripetuta relazione con i più svariati mezzi tecnici (cellulare, computer, TV, auto, ecc.) in ambienti artificiali ci pone in una condizione ambigua per cui siamo sì vivi ma senza più fare quello che la vita, da sempre, fa. In occidente gli ultimi umani che hanno perseguito una relazionalità diretta con l’ambiente naturale sono stati i tanto disprezzati, e a seguito di genocidio culturale quasi estinti, contadini.

Fatta questa premessa su cosa sia l’ecologia e su cosa siamo diventati, vorrei approfondire alcuni semplici concetti noti da tempo. Ogni ecosistema è unico e non è mai statico ma sempre in continua evoluzione. Ad esempio, dopo una frana, quando la Vita ricomincia a colonizzare la nuda terra, il numero delle specie è inizialmente piccolo ma la produttività netta dell’ecosistema alta, dato che gli organismi viventi presenti sono in rapido aumento. In questa fase l’ecosistema è ancora fragile e piccole perturbazioni possono danneggiarlo gravemente. Con il passare del tempo, via via che l’ecosistema diventa più maturo, il numero delle specie aumenta e la sua produttività diminuisce perché, ora che le specie sono tante, quello che è scarto per un organismo diventa substrato vitale per un altro in una rete sempre più intricata di relazioni. Buona notizia: gli ecosistemi maturi sono più robusti alle perturbazioni di quelli giovani e sono spesso in grado si sopportare stress anche gravi preservando così la Vita.

Qui arriviamo a quello che l’ecologia ci spiega ma che oggi non può essere detto senza mettere malamente in discussione le nostre tranquille vite di “tecnocittadini” consumatori. I campi coltivati che producono il nostro cibo sono per definizione ecosistemi giovani dato che devono garantire elevate produttività per sfamare degli attori esterni al sistema: noi consumatori. Come abbiamo visto però questi ecosistemi sono costituzionalmente fragili e questo è un problema. Se vogliamo creare ambienti ecologicamente robusti, capaci quindi di preservare la vita anche in condizioni difficili (es. cambiamento climatico), dovremmo incentivare ecosistemi più maturi anche se meno produttivi.

Qui sorge un “dilemma ecologico”: come consentire una produttività agricola sufficiente per sfamare miliardi di persone avendo al contempo ecosistemi robusti? L’ecologia ci dice che questo è possibile facendo in modo che quei miliardi di persone tornino a essere parte integrante degli ecosistemi maturi, complessi e stabili che auspicano. Torniamo quindi ad essere viventi tra i viventi e non più tra macchine. Ognuno finalmente unico e insostituibile, parte di comunità viventi uniche e insostituibili.

È questo che i tanti giovani che stanno tornando alla terra hanno capito. L’ecologia ci indica le regole della natura e dà strumenti per comprendere che, forse, il grande inganno della modernità è stato pensare di poter vivere ponendosi come elementi esterni al gioco della Vita. In definitiva quello che facciamo ogni giorno stando per ore in auto, davanti a schermi, computer e cellulari sognando la prossima tecnologia “green” … che, ho paura, non ci salverà.

Per approfondimenti:

Odum EP. (1969) The strategy of ecosystem development: an understanding of ecological succession provides a basis for resolving man’s conflict with nature, Science, Vol. 164, pp. 262-270.

Kominoski J.S., Gaiser E.E., Baer S.G. (2018) Advancing Theories of Ecosystem Development Through Long-Term Ecological Research, BioScience, Vol. 68, pp. 554-562.

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Tommaso Martinelli

Ha un orto che cura per autoproduzione familiare. Agronomo di formazione, lavora come ricercatore.

2 commenti su “Una riflessione ecologica (finalmente) non “green””

  1. Maria Luisa Battini

    Bravissimo, è profondamente vero. Anche se solo una persona ne recepisse l’importanza non lo avresti scritto invano..

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