Il vecchio ponte, il nuovo tram, le solite storie

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La tranvia 3.2.1 che dovrebbe collegare Bagno a Ripoli con il centro della città ha un nuovo problema: il ponte da Verrazzano potrebbe non sostenere il peso dei tram che ci devono passare (circa 60 tonnellate ciascuno con i 276 viaggiatori previsti). Che il ponte, realizzato negli anni ‘60, dovesse essere sottoposto a controlli ed eventuali interventi pare fosse programmato sin dalla progettazione iniziale, ma adesso sembra che la cosa sia più grave di quanto previsto, tanto che si ipotizza addirittura di chiuderlo alle auto anche quando sarà in esercizio la tramvia. A parte questa ipotesi pessimistica, quel che è certo è che per i rilievi sulla tenuta del ponte occorrerà tempo e sicuramente si avranno ritardi nell’esecuzione dei lavori; i ritardi non sono solo un problema di allungamento della presenza dei cantieri, ma comportano aumenti dei costi; per chi paga (i cittadini) non è una buona notizia, per chi guadagnerà dai nuovi lavori sarà una manna.

Viene naturalmente da chiedersi se ci si doveva trovare solo ora, con cantieri aperti, a fare indagini per valutare come procedere. Come è possibile che una seria progettazione non avesse preso in considerazione un rischio del genere? Una buona progettazione è il sistema migliore per prevenire al massimo i “cigni neri” che si possono trovare e evitare l’aumento dei costi. Come mai non si è preso in considerazione di far passare i tram dal nuovo ponte, visto che sarà sicuramente in grado di sostenerne il peso?

Ma ormai l’esperienza con le grandi opere del nuovo millennio ci insegna che gli imprevisti sono molto frequenti, talvolta comportano problemi enormi; ci vengono in mente quelli delle terre di scavo del sottoattraversamento TAV di Firenze che ne hanno ritardato enormemente l’esecuzione e provocato il raddoppio dei costi (da 1,2 a quasi 3 miliardi), oppure quelli delle gallerie del Terzo Valico dove si trovarono terreni non scavabili con le macchine usate (!) con conseguente aumento dei costi di oltre 700 milioni di euro. Con la tranvia di Firenze i numeri saranno sicuramente minori, ma comunque non indifferenti. Su questo fenomeno già venti anni fa un esperto di opere pubbliche come Ivan Cicconi denunciò che la progettazione di queste infrastrutture affidate al solito soggetto economico che poi le deve costruire comporta che il progettista avrà più attenzione ai propri interessi nel realizzare l’opera piuttosto che a quelli del committente, cioè il soggetto pubblico che gestisce risorse dei contribuenti che sono i cittadini. Non è che una progettazione lacunosa può anche essere vantaggiosa?

Tutto questo è sempre figlio della involuzione della gestione dei servizi pubblici avutasi da trenta anni a questa parte, puntando solo a privatizzare; dopo decenni di esperienza è chiaro che la realizzazione dei lavori pubblici ha visto un vertiginoso aumento dei costi, impatti importanti e il proliferare di grandi opere anche dove sarebbero stati sufficienti interventi più limitati e contenuti con un notevole vantaggio ambientale ed economico.

Firenze ha un enorme bisogno di trasporto pubblico, ma queste tranvie saranno la risposta giusta? Sono in costruzione da ormai un quarto di secolo, i costi saranno dell’ordine di due miliardi; come si fa a non pensare che l’obiettivo principale anche di questa tranvia non sia stato finanziare il soggetto economico amico? Questo fenomeno è parallelo alla mostruosa speculazione edilizia che ormai domina anche la nostra città: i soggetti politici che governano le istituzioni, la vita della città e dei suoi abitanti hanno ormai teorizzato l’affidamento della pianificazione ai soggetti economici che li devono realizzare o gestire.

Il ponte Verrazzano e i “cubi neri” che infestano Firenze sono figli della stessa ideologia, quella del “privato è bello”; per pochi sicuramente , per molti assolutamente no!

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Tiziano Cardosi

Obiettore di coscienza negli anni ‘70, attivista contro le guerre, già capostazione delle FS, oggi si occupa soprattutto di mobilità e del fenomeno delle “grandi opere inutili”, tra I fondatori del comitato No Tunnel TAV di Firenze. Attivista di perUnaltracittà.

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