Con le opere di Don Winslow siamo di fronte al cosiddetto imbarazzo della scelta. L’inverno di Frankie Machine, Le belve, Il potere del cane, Il cartello, Il confine, Città in fiamme, Città di sogni, Città in rovine solo per citarne alcuni – perché potrei proseguire a lungo – quale di questi romanzi pone Winslow all’apice del crime? Nessuno esclude l’altro.
Winslow aveva annunciato che avrebbe abbandonato la scrittura per dedicarsi, anima e corpo, all’impegno contro le politiche portate avanti da Trump e la sua compagine. Ma era un addio, non un arrivederci.
Così, nel gennaio 2026 ecco che viene pubblicato da HarperCollins, L’ultimo colpo, una raccolta di romanzi brevi, scritti nell’inconfondibile stile di Winslow, che ha innescato la retromarcia ed è ripartito alla grande. Un ritorno compiuto nel miglior modo auspicabile con 330 pagine ad alta tensione. Farrel Coleman ci introduce alla lettura con una prefazione che spiega il testo come difficilmente altri potrebbero fare.
E’ un ritorno salutato da Stephen King, da Piergiorgio Pulixi, e dico poco. E’ proprio con il breve “L’ultimo colpo” che inizia la galoppata nei meandri di una America dai risvolti sconosciuti ai più: una rapina a mano armata, l’uscita di prigione a 80 anni, la libertà grazie alla cauzione, la ricerca spasmodica di denaro e soprattutto il rifiuto di uscire di scena da perdente. Tutti questi ingredienti costruiscono il colpo, non uno qualunque, bensì il colpo perfetto, in quanto impossibile da farsi.
A seguire, “La lista della domenica” con al centro l’alcool ed i rapporti che questo produce con gli apparati della sicurezza e controllo. Disperazione che produce dipendenza, polizia che tollera l’illegalità che produce profitti. A seguire “L’Ala Nord”, un racconto incentrato sulla esistenza di una possibile onestà tra le forze dell’ordine. Il poliziotto buono che si trova nel dubbio sul che fare: essere ligio al proprio lavoro o sostenere il cugino dedito al malaffare? Un racconto che ci fa capire quanto sia facile passare dall’essere un poliziotto onesto all’essere un poliziotto corrotto. Un racconto sull’esistenza delle “mele marce”.
A proposito dell’America sconosciuta ai più, è centrale “ Una storia vera” con storie di periferia, del mal di vivere, di corruzione. Un ritorno al passato lo abbiamo in “La pausa pranzo” dove dominano il surf e la California. Con l’ultimo, “Collisione”, Winslow ritorna al suo stile più caratteristico- come del resto ne “L’ ultimo colpo”- uno stile investigativo, che mette in rilievo le contraddizioni degli Stati Uniti. Il circuito della punizione è il luogo più triste del mondo. Il carcere, progettato per far impazzire, è il luogo d’espressione della violenza: tra carcerati, razziale, tra bande, dove le guardie sono pronte a sparare e picchiano a sangue; con le gang che lottano per il controllo; dove i detenuti odiano le guardie. Il carcere dove è necessario, per sopravvivere, tenere la mente occupata, attiva ed organizzata, avere una razionalità mentale. Questo ultimo racconto è decisamente schierato contro le istituzioni totali, per dirla alla Focault.
In conclusione leggendo questo ennesimo libro di Winslow, possiamo dire che il noir scava nell’estrema speranza di riscatto. Arrivati alla conclusione possiamo sperare che Winslow dia continuità alla sua produzione letteraria e allo stesso tempo possa dare seguito alla sua opposizione al Trump pensiero, al suprematismo che sta imperversando negli USA e non solo.
Don Winslow, L’ultimo colpo, HarperCollins Italia, 2026, pp. 336, euro 22
Edoardo Todaro
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