Montanari: al Referendum ci giochiamo la democrazia

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Riprendiamo l’intervento di Tomaso Montanari sulla pagina Instagram dell’ANPI nazionale. Il testo qui riprodotto ne è la trascrizione letterale. Esprimiamo tutta la nostra vicinanza a Tomaso per l’ignobile attacco di La Russa, sintomo del nervosismo serpeggiante tra le file dei fascisti che sono al governo. Gli stessi che, insieme ai loro alleati, vorrebbero manomettere la Costituzione e per i quali la vittoria del NO al referendum sarebbe la sconfitta che noi ci auguriamo.

Su che cosa si vota il 22 e 23 marzo? Abbiamo il dovere di dire la verità: si vota sulla riforma della magistratura, e non della giustizia, riforma voluta da questo governo, che contiene elementi che addirittura risalgono all’immaginario di Giorgio Almirante. Il sorteggio per il CSM viene proposto per la prima volta nel 1970 da Giorgio Almirante, già fascista, razzista, repubblichino di Salò.

E non è un caso, perché quel progetto ha in fondo un fine molto preciso, distruggere l’autogoverno della magistratura e sottoporre il potere giudiziario al controllo del governo, del potere esecutivo, non della politica in generale, ma di chi comanda, di chi è al controllo del paese, di chi non vuole più nessun controllo e nessun freno. È un voto contro le limitazioni dei poteri, la divisione dei poteri, l’assetto democratico di questo paese. In quei giorni decidiamo molte cose.

Decidiamo se rimarremo una democrazia. Decidiamo quale strada l’Italia prenderà a un bivio decisivo. Ed è tutto evidente che se dovessero vincere i sì, cosa che non credo avverrà, perché le italiane e gli italiani, la democrazia e la Costituzione ci tengono.

È del tutto evidente che il premierato passerebbe molto velocemente e ci troveremmo con una maggioranza di governo che ha in mano il Parlamento, la Presidenza della Repubblica, la Corte Costituzionale e anche la Magistratura. L’abbiamo già vissuto un periodo così. Si chiamava fascismo.

Si chiamava fascismo soprattutto nell’idea che lo Stato coincidesse con il Governo e che la volontà popolare e la solidarietà popolare fossero rappresentati solo dal Governo. Peraltro un Governo non eletto allora e di fatto eletto oggi da una minoranza degli aventi diritto al voto per una legge elettorale che non è quella che vorrebbe la nostra Costituzione. Il 22 e il 23 marzo votiamo sul nostro futuro, votiamo sul futuro dei nostri figli e votiamo anche sulla pace e sulla guerra.

Immanuel Kant nel suo discorso sulla pace perpetua alla fine del Settecento diceva già che sono i paesi repubblicani, cioè con un regime costituzionale che prevede la divisione dei poteri, ad avere più chance di coltivare la pace. Perché quando sono i popoli a dover decidere se vogliono la pace o la guerra e non soltanto chi governa, chi la guerra poi non la farà, è più difficile che ci si getti a capofitto in un’avventura senza ritorno. La distruzione del diritto internazionale, la distruzione delle regole che governano il rapporto fra i popoli e fra gli Stati è strettamente legata alla distruzione delle regole e del diritto interno agli Stati.

Quei due giorni ci giochiamo davvero il futuro del nostro paese: No, no, no.

1 commento su “Montanari: al Referendum ci giochiamo la democrazia”

  1. Giovanni Falaschi

    Come non essere d’accordo? Ma chi ha avuto a che fare con la magistratura e ha dovuto aspettare anni per avere una sentenza è arrabbiato e forse voterà SI. Allora si potrebbe aggiungere che i ritardi nelle sentenze sono dovuti al fatto che mancano 1600 giudici e ben Diecimila fra cancellieri e altri addetti. E di quelli che sono in servizio alcuni stanno andando in pensione. Sono stati fatti concorsi per qualche centinaio di posti,e poi altri concorsi sempre per pochi posti ma i vincitori quando verranno assunti? Boh!

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