Publiacqua interamente pubblica: implicazioni e prospettive per la gestione dei servizi locali

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Respinto il contenzioso di Acque Blu Fiorentine. Intervista con Marco Cardone, tra i promotori del Comitato Trasparenza per Empoli, attivamente coinvolto nella Rete Toscana per la Tutela dei Beni Comuni e nel Forum Toscano dei Movimenti per l’Acqua, con cui si occupa della gestione dei beni comuni, sostenendo il modello di gestione in house come valida alternativa al progetto finanziario Multiutility.

Si è chiusa la lunga vicenda giudiziaria riguardante la liquidazione del socio privato di Publiacqua. Ci può spiegare cosa è successo?

La vicenda nasce dal contenzioso avviato dal socio privato di Publiacqua, Acque Blu Fiorentine, contro il percorso deciso dai soci pubblici per procedere alla liquidazione della sua partecipazione. La recente sentenza ha rigettato le domande del socio privato, consentendo ai soci pubblici di procedere con l’operazione di liquidazione, per un valore complessivo di circa 122 milioni di euro, portando di fatto la società ad avere la totale partecipazione pubblica. Questo passaggio rappresenta la chiusura di una lunga fase di conflitto societario e apre la possibilità concreta di completare il percorso verso una gestione realmente pubblica del servizio idrico.

Cosa comporta questo risultato e cosa è successo il 13 marzo nell’assemblea territoriale di AIT?

Il 13 marzo la Conferenza Territoriale n. 3 dell’Autorità Idrica Toscana ha confermato definitivamente il percorso verso l’affidamento in house del servizio idrico, con l’indicazione che Publiacqua verrà ricondotta dentro Plures, una società interamente pubblica, sulla quale dovranno però essere fatte importanti modifiche statutarie necessarie per garantire le condizioni richieste dalla normativa per la gestione in house di Publiacqua; non è solo un passaggio tecnico, è un cambiamento molto profondo nel modello di governance del servizio idrico che per coerenza necessiterà anche di un cambio del Consiglio di Amministrazione di Plures perché non possono essere le stesse persone che hanno costantemente sostenuto l’operazione multiutility a gestire il percorso di ripubblicizzazione.

L’in house significa tre cose molto precise: proprietà totalmente pubblica, controllo diretto dei comuni sulla società e partecipazione alle scelte della società dei soli comuni serviti. Ma significa anche una responsabilità molto forte per le amministrazioni locali, che dovranno dimostrare di saper esercitare davvero quel controllo e di orientare la gestione non alla distribuzione degli utili come fatto finora, ma alla qualità del servizio, agli investimenti e alla tutela della risorsa acqua.

Quanto ha inciso il lavoro dei comitati e delle reti civiche in questo percorso?

È stato un lavoro enorme, portato avanti negli anni da molti comitati e in particolare dal Forum Toscano dei Movimenti per l’Acqua e dalla Rete Toscana per la Tutela dei Beni Comuni, che fin dal 2021 hanno iniziato a lavorare su questi temi con grande determinazione portando avanti un lavoro continuo di analisi, informazione e mobilitazione su questi temi.

È importante ricordare il contesto di quegli anni, molto diverso da quello attuale: la quasi totalità dei partiti politici e dei dirigenti di partito e la maggior parte dei sindaci era favorevole al progetto di quotazione in Borsa della multiutility, oppure rimaneva sostanzialmente in silenzio. In quel contesto esisteva solo un piccolo gruppo di amministratori locali che aveva preso una posizione diversa, i cosiddetti “12 sindaci ribelli”.

In questi anni la rete civica toscana ha dimostrato due cose importanti: non solo di avere tutte le competenze necessarie per affrontare e analizzare a fondo temi apparentemente molto complessi come quelli della governance dei servizi pubblici, ma anche di avere la capacità di riunire le tante sensibilità diverse presenti sui territori in un’unica voce corale, una voce che è riuscita a parlare con chiarezza alla cittadinanza, spiegando cosa stava accadendo e quali erano le implicazioni delle scelte in discussione. È stato un lavoro grande che non solo ha portato a questi primi risultati importanti, ma ha anche contribuito a rafforzare nella società civile una nuova consapevolezza riattivando una forte domanda di partecipazione.

Abbiamo ancora molti passi da fare per consegnare ai territori un sistema che funzioni nel modo migliore possibile, che sia efficiente e che operi nel pieno rispetto del territorio e dei beni comuni, ma oggi possiamo dire che sempre più persone hanno capito cosa è in gioco e cosa è meglio per le loro comunità.

Lei ha spesso sottolineato una contraddizione nel racconto politico di questi anni.

Sì, perché è importante ricordare che quando i sindaci hanno avviato il contenzioso giudiziario lo hanno presentato come un percorso verso la ripubblicizzazione del servizio idrico. Nella realtà, però, nello stesso periodo molti di quei sindaci stavano portando avanti con determinazione il progetto della multiutility e della successiva quotazione in borsa.

In quel quadro la liquidazione dei soci privati delle società idriche rappresentava un passaggio funzionale a un altro obiettivo: rendere completamente pubbliche le società per poterle poi conferire nella multiutility e avviarle verso la privatizzazione attraverso i mercati finanziari, e questa differenza non è mai stata chiarita fino in fondo nel dibattito pubblico. Questa è una distinzione importante, perché tra un modello orientato alla gestione pubblica del servizio e un modello orientato alla gestione finanziaria esiste una differenza sostanziale anche quando le società sono a totale partecipazione pubblica.

A questo punto diventa indispensabile compiere scelte molto chiare sulla modifica dello statuto di Plures e introdurre regole forti, non semplicemente formali, che garantiscano realmente la tutela delle singole società e la loro autonomia decisionale e gestionale, e – cosa altrettanto importante – procedere con un cambio dei vertici dirigenziali della società Plures.

Se queste garanzie non verranno costruite in modo serio, il rischio è evidente: ci troveremo di fronte a una multiutility Plures che avrà semplicemente rinunciato, almeno temporaneamente, alla quotazione in borsa, continuando però a utilizzare con un approccio finanziario le società dei servizi per estrarne utili. Utili che peraltro finirebbero anche per essere drenati dalle società operative per alimentare i bisogni dei bilanci comunali.

In uno scenario del genere assisteremmo inevitabilmente all’apertura di nuove tensioni politiche e territoriali, con conflitti tra territori, tra società e tra amministrazioni locali, capaci di destabilizzare gli equilibri economici e istituzionali su cui oggi si regge la gestione dei servizi pubblici.

Proprio per evitare questo scenario è necessario intervenire ora, con regole statutarie chiare e vincolanti, che garantiscano autonomia gestionale alle società dei servizi e impediscano che diventino strumenti finanziari al servizio degli equilibri politici di breve periodo.

Adesso si apre una fase decisiva: o si costruisce davvero un sistema pubblico solido, con regole chiare e autonomie garantite per le società dei servizi, oppure la multiutility rischierà di diventare soltanto uno strumento finanziario che continua a drenare risorse dai servizi essenziali per sostenere equilibri di bilancio e scelte politiche locali di breve periodo.

Le quote del socio privato saranno acquisite da Plures e non direttamente dai comuni. Quali implicazioni ha questa scelta?

Questa scelta apre scenari che possono essere letti in due modi diversi. Da un lato potrebbe rappresentare un’opportunità, se Plures diventasse davvero una holding pubblica orientata alla gestione in house dei servizi essenziali, nel tempo anche altri settori — come rifiuti o energia — potrebbero assumere una forma di gestione pubblica e più controllata dai territori con la forma in house. Dall’altro lato esiste però anche un rischio molto concreto che non può essere ignorato: che si possa creare un sistema nel quale gli utili prodotti dalle società idriche vengano utilizzati per sostenere altri settori, ad esempio quello dei rifiuti, la cui gestione è spesso oggetto di forti discussioni. Questo sarebbe un grave errore che deve essere scongiurato in ogni modo.

Per questo sarà fondamentale definire uno statuto con regole precise e stringenti, che garantiscano la tutela dell’autonomia delle società idriche e il totale reinvestimento degli utili nel servizio direttamente attraverso le società di gestione, senza passare da Plures. Allo stesso tempo sarà necessario garantire un vero controllo analogo da parte dei comuni soci delle società e impedire qualsiasi forma di ingerenza da parte di altri enti o comuni soci di Plures verso società dalle quali non ricevono servizi.

Questo tema apre anche una questione molto delicata sul piano politico.

Esatto, perché introduce un tema molto sensibile: la potenziale ingerenza di Plures e dei suoi principali azionisti sulle società partecipate. Un caso emblematico sarà quello di Acque spa, l’altra grande società idrica toscana, il cui affidamento andrà a scadenza nel 2031 e che presenta oggi ottime prospettive per una futura gestione in house. Tuttavia la struttura societaria crea un problema politico molto serio: circa il 19% delle quote di Acque spa appartiene ai comuni dell’Empolese Valdelsa, che hanno conferito le loro quote a Plures. Il resto dei soci non ha mai visto con favore l’operazione multiutility e, guardando al momento in cui il socio privato ABAB verrà liquidato — alla fine della concessione o anche prima con una sentenza analoga a quella di Publiacqua — Plures arriverebbe a controllare circa il 34% della società.

Di fronte a questo scenario alcuni soci non hanno mai nascosto la possibilità di chiedere una revisione dell’ambito territoriale, creando una nuova società in house con altri territori e lasciando fuori l’Empolese Valdelsa. In quel caso l’Empolese ricadrebbe inevitabilmente dentro Publiacqua.

Questo dimostra quanto sia delicata la fase che stiamo attraversando e per questo è indispensabile intervenire subito con regole statutarie molto forti, ma anche avviare un rinnovamento dei vertici dirigenziali della società.

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Fabio Bracci

Fabio Bracci lavora presso un istituto di ricerca che si occupa prevalentemente di valutazione delle politiche pubbliche. Autore e co-autore di monografie e rapporti di ricerca in tema di politiche migratorie, politiche sociali e del lavoro, da tre anni fa parte del Coordinamento No Multiutility (in via di trasformazione nella Rete toscana per la tutela dei beni comuni). Ama le api, lo sport e molto altro.

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