Dopo tanti silenzi, mezze verità , false promesse, maldestri tentativi, dopo tante lotte, il Governo Meloni ha deciso. Con decreto legge n.32 dell’11 marzo 2026, in G.U. Il 12 marzo, il cosiddetto Decreto commissari, il Governo ha stabilito che la Italis, il rigassificatore a Piombino, resterà nel porto senza l’autorizzazione unica, che scade il 3.7.2026, senza l’autorizzazione integrata ambientale che scade a maggio 2026, senza alcun parere tecnico favorevole, dato che sono tutti limitati a tre anni e cioè scadono a luglio 2026, senza Valutazione di impatto ambientale, che non c’è mai stata, senza scadenza, visto che non hanno trovato alternative e dobbiamo continuare a rifornire di gas mezza Europa, Austria in primis.
Si tratta di un decreto legge, quindi dovrà essere convertito in legge dal Parlamento, ma non ho dubbi che lo sarà. Vedremo cosa diranno e faranno nei prossimi giorni i Senatori della Repubblica italiana.
Il Governo non è rimasto colpito dalle proteste del territorio, non si mostra preoccupato a pensare a pochi metri dalle abitazioni un obiettivo sensibile pieno di gas affiancato da una nave metaniera mentre transitano ingenti carichi di armi ed esplosivi, né dimostra di curarsi dell’opposizione finora dimostrata dall’amministrazione
comunale.
E neanche si cura minimamente del proprio Commissario straordinario, nonché Presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, che si sbraccia a dire che non firmerà alcuna proroga se non gli danno le compensazioni che lui e solo lui aveva firmato. In realtà era partito dicendo che lui non avrebbe firmato alcuna proroga, per ripiegare poi sulle compensazioni, cioè “firmo a patto che…”
E bisogna anche dire che il Governo di compensazioni non ne ha mai parlato, come non ne parla ora. A parte per quella banchina ad esclusivo beneficio di Metinvest, per la quale forse si potrebbe discutere.
Comunque il Governo non ha bisogno che Giani firmi, ha già deciso in proprio , scavalcandolo senza neanche revocarlo. Piombino così si trova con un rigassificatore in porto imposto per legge. Un vero e proprio colpo di mano di chi del potere fa prepotenza perché con un provvedimento normativo scavalca ogni legge e ogni procedimento. A cosa serve il codice dell’ambiente, la legge in materia di rischio di incidente rilevante, ogni normativa italiana e comunitaria in materia di sicurezza e tutela? A niente.
Il Governo le leggi se le confeziona come gli pare e poi in Parlamento magari se le approva. Ma non può funzionare così, non è così che dovrebbe funzionare una democrazia. Di fronte a questo abuso ci si aspetterebbe una levata di scudi da parte di tutti coloro che ancora ci credono, alla democrazia. Ma non è proprio così.
In Regione Giani insiste con le sue compensazioni. In Comune il Sindaco, che fino a poco tempo fa si è battuto con forza e grande coerenza contro l’impianti, parla di proroga tecnica. Cosa è una proroga tecnica? Facciamo un esempio, se lo Stato sta trasferendo un impianto in Liguria e deve terminare dieci metri di tubo per il trasferimento, sorge la necessità alla scadenza di prorogare l’autorizzazione per venti giorni. Questa è una proroga tecnica. Nel caso di Piombino invece non c’è alcuna ipotesi di trasferimento, non c’è luogo, non c’è data. Questa non è una proroga tecnica, questa è una soluzione semplice, e io credo anche illegale, a una questione difficile.
Questa storia non è solo piombinese, è un modello di comportamento esportabile ovunque in Italia. Cosa si potrebbe fare? Intanto capire bene questa cosa e dare battaglia in commissione parlamentare, in Parlamento, in ogni sede istituzionale. E poi è ancora in piedi quel procedimento di rinnovo Aia (autorizzazione integrale ambientale) richiesto da Snam. È una richiesta inammissibile perché tardiva. Forse proprio per questo anche l’Aia è inserita nel decreto legge, però al momento il procedimento è in corso e Comune e Regione dovrebbero essere convocati per esprimere il loro parere in conferenza dei servizi. Ho esposto di persona questa tesi, giuridica, al Sindaco di Piombino e ho cercato di fare altrettanto con l’assessore regionale Barontini, che si è ripetutamente negato. Mi pare chiaro che nessuno voglia davvero difendere Piombino, o comunque solo pochi.
Ieri un giornalista mi ha chiesto se ho fiducia nei politici. Cosa avrei dovuto rispondere?
Maria Cristina Biagini
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