Sciogliere. Filosofia pratica della mediazione

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Da una parte una battaglia dopo l’altra, dall’altra  trattative, negoziati, mediazioni, in morte del diritto internazionale e dell’ONU.

Sciogliere. Filosofia pratica della mediazione è un breve saggio di François Jullien, uno dei maggiori filosofi e sinologi viventi, docente all’ Université Paris-VII “Denis-Diderot”, che è tratto da una conferenza  tenuta al Senato francese nel dicembre 2024.

A proposito del conflitto cristallizzato fra israeliani e palestinesi, l’autore scrive che la ricerca di un compromesso al ribasso (vedi poi) non fa altro che congelare il conflitto:

“ Si proclama una tregua, ma ci si prepara  contemporaneamente alla ripresa delle ostilità, che i realtà non hanno mai subito il minimo ‘fermo’. Ci si mantiene troppo aderenti alle determinazioni irrigidite del conflitto, così come le lotte lo hanno alla fine consolidato, perchè da esse possa emergere un nuovo possibile, o ri-attivarsi un futuro. […] A un tale livello di focalizzazione e fissazione dell’antagonismo, solo scavando più a fondo-cioè più vicino alla radice, ‘radicalmente’-[…] e appoggiandosi  a quanto essi possano contenere di rinnovamento in gestazione, si può sperare di fessurare un tale blocco della Storia e, di conseguenza innescare un nuovo che sia effettivo. Fino a far emergere tra questi popoli, per via di una progressiva com-possibilizzazione, nuove condizioni di ‘ co-viabilità’ e di ‘co-vivibilità’ (come gli accordi di Camp David avevano lasciato sperare). Fino a poter riallacciare il filo di quella convivialità antica che questi popoli hanno tradizionalmente conosciuto fra loro.”

Jullien, parte dal decostruire le categorie del pensiero occidentale, basate su opposizioni binarie e frontali (essere/non essere, giusto/ingiusto, io/altro), che tentano di risolvere il conflitto attraverso un verdetto esterno che stabilisce chi ha ragione e chi ha torto, proprio come farebbe un giudice. Ma un mediatore deve ispirarsi piuttosto alla figura dello psicoanalista, “che non mira- scrive Jullien- tanto a dire la propria verità al paziente (analizzando), nè a ‘persauderlo’ […] ma a ‘sollecitarlo’…affinchè si disgreghi il blocco o il nodo traumatico che gli impedisce di vivere; o affinchè la sua esistenza possa tornare a essere vitale/vivibile.” Jullien chiarisce meglio questo accostamento, citando quella che è la regola aurea dello psicoanalista freudiano: “l’attenzione uniformemente fluttuante.” Una formula apparentemente contraddittoria, che fa da ponte con il pensiero cinese, di cui Jullien è profondo conoscitore.

Dall’attenzione fluttuante allo sguardo di sbieco.

Jullien propone di guardare alla realtà “di sbieco”, ispirandosi al pensiero cinese e agli insegnamenti del tao. Non si tratta di contrapporre, ma di cercare un “tra” fecondo, uno spazio intermedio che permetta di sorpassare la frontalità del conflitto e di esplorare le potenzialità inespresse di una situazione. La filosofia di Jullien non è un invito al sincretismo, nè un gusto per l’esotismo, ma un tentativo di usare un’altra lente per vedere ciò che la nostra tradizione di pensiero ci impedisce di cogliere. Il mediatore, come abbiamo visto, non deve assomigliare ad un giudice, che opera dall’esterno, che applica una legge e una procedura fissa per emettere una sentenza che “trancia” la disputa, stabilendo un vincitore e un vinto. Il mediatore, al contrario, opera dall’interno della situazione. Non ha un progetto prestabilito, ma si cala nel conflitto per coglierne le risorse nascoste, quei “fili” che, se seguiti con intelligenza, possono portare a uno scioglimento del nodo. La sua azione ricorda anche quella di un ostetrico: non forza, ma sollecita e aiuta a far emergere qualcosa che è già in potenza. Un altro modo di marcare, alla maniera cinese, la differenza fra il giudice e il mediatore, è che il primo è ‘freddo’ nella sua imparzialità, mentre il secondo è ‘insipido’. Ma perchè preferire ’insipidità’ rispetto a ‘freddezza’:

“l’insipiditàscrive Jullien-è, in altri termini, il sapore non ancora determinato, che resta disponibile; ed è proprio attraverso di essa che si può continuare a evolvere indefinitamente. Così a differenza della verità che essendo esclusiva, una volta raggiunta blocca il pensiero, l’insipidità rappresenta il sapore della viabilità, come ha costantemente mostrato in Cina il pensiero della ‘via’, il tao.”

L’obiettivo non è la neutralizzazione delle differenze, un compromesso al ribasso, che Jullien definisce una “non-sconfitta”, nè tantomeno lo slogan facile win-win, nè la pretesa idilliaca di far sparire gli antagonismi, ma il raggiungimento di una soluzione che sia “com-possibile.” Il “com-possibile” è un possibile aperto, una via d’uscita che non si limita alla sola accettabilità, ma apre a una “viabilità futura”, a un possibile creativo, capace di innescare uno scenario nuovo e persino inaudito che nessuna delle due parti aveva immaginato prima. Lo scioglimento del conflitto non costituisce una conclusione, ma un avvento, che apre il sipario su nuovi mondi possibili:

Perchè non si tratta di auspicare una Pace perpetua- scrive il filosofo francese- che finalmente discenda sulla Terra, ponendo fine una volta per tutte ai conflitti, bensì di lavorare affinchè-attraverso una mediazione che non si scoraggia-si dischiudano, tramite il com-possibile che si apre tra di essi, nuovi cammini di vita, che possono persino rivelarsi inauditi.”

Questo testo non è rivolto solo ai mediatori professionali, ma interpella chiunque sia interessato a de-coincidere dalla propria adeguazione autocompiaciuta, per coltivare un’arte dell’esistenza consapevole, per riconfigurarsi, e trasformare gli ostacoli in opportunità e i blocchi in nuovi inizi.

François Jullien, Sciogliere. Filosofia pratica della mediazione, Vita e Pensiero, Milano 2026-pg.105, euro 14.

 

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Gian Luca Garetti

Gian Luca Garetti, è nato a Firenze, medico di medicina generale e psicoterapeuta, vive a Strada in Chianti. Si è occupato di salute mentale a livello istituzionale, ora promuove corsi di educazione interiore ispirati alla meditazione. Si occupa attivamente di ambiente, è membro di Medicina Democratica e di ISDE (International Society of Doctors for the Environment).

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