“Aboliamo le prigioni”, scrive Angela Davis, studiosa e militante del movimento americano per i diritti civili sin dagli anni Sessanta. “Le prigioni sono classiste, sessiste e razziste”. E aggiunge: “Molti membri delle comunità nere, latinoamericane e di nativi americani hanno molte più opportunità di finire in carcere che di ottenere un’istruzione decente”. Questo sembra valido anche nel contesto italiano. Secondo il XXI rapporto dell’associazione Antigone sulle condizioni di detenzione nelle carceri italiani, al 30 aprile 2025 le persone detenute nelle carceri italiane erano 62.445 e gli stranieri 19.660, rappresentando il 31,6% del totale. Sono 40 gli istituti in cui la presenza delle persone straniere supera della metà la popolazione detenuta italiana tra questi figurano le Case Circondariali di Firenze sia “Sollicciano” (64,2%) che “Mario Gozzini” (56%), quella di Grosseto (54,2%), la Casa Circondariale di Prato (53,8%), a seguire quella di Arezzo (53,7%) e di Pisa (53%).
“La maggior parte di queste persone è originaria di paesi che hanno subito una notevole stretta rispetto alla possibilità di accedere a permessi di soggiorno”, si legge sul report ‘Senza Respiro’ di Antigone. Infatti a seguito del “decreto Cutro”, DL del 10 marzo 2023 n. 20, i permessi di soggiorno per protezione speciale, calamità e cure mediche non sono più convertibili in un permesso per motivi di lavoro. Questo comporta una maggiore precarietà a livello lavorativo per le persone che, sans papier, diventano lavoratori ancora più ricattabili poiché l’unica soluzione è lavorare senza alcuna tutela rispetto ai contratti collettivi nazionali.
Inoltre, in carcere resta cruciale la difficoltà ad accedere ai mediatori culturali: ogni 100 detenuti stranieri presenti al 31 dicembre 2024 erano disponibili 1,7 mediatori. “Quando mi hanno portato in commissariato, non capivo l’italiano e due poliziotti mi hanno rotto il braccio. Ho trascorso due mesi in prigione senza ricevere alcun aiuto né da un medico né da altri”, mi racconta Ahmed (nome di fantasia), 19 anni, originario del Marocco. L’ho incontrato sulla frontiera italo-francese, un passaggio obbligato per chi tenta la sanatoria spagnola che permetterà la regolarizzazione di mezzo milione di migranti entro il 2026. Tuttavia la sanatoria è rivolta alle persone migranti già residenti in Spagna negli ultimi cinque mesi del 2025 – o a chi riuscirà a dimostrarlo, pagando caro anche questo. Quando è stato arrestato a Torino, Ahmed era sotto l’effetto dell’Erika che costa solo un euro e cinquanta a pasticca. Gli chiedo che effetto dà questa droga: “Quando prendi quelle pillole, sembra tutto più facile. Ma perdi anche il controllo, per questo dopo aver rubato non le ho più usate”. Ahmed ha affrontato le violenze della Rotta balcanica da minorenne, è partito che aveva 15 anni perché in Marocco lavorava per dieci euro al giorno. Per le persone del Maghreb non c’è nessuna possibilità di ottenere un visto per cui l’unico modo di raggiungere l’Europa è l’Harraga: il viaggio attraverso le frontiere senza documenti. Harraga ( حراقة) si traduce con “infuocato”, è un’espressione che rimanda alla pratica di bruciare i documenti prima di partire ma anche ad un sentimento di tristezza.
Domando ad Ahmed se c’è qualcuno che è a conoscenza degli abusi subiti in Questura, ma lo sanno solo suo padre e suo zio con cui – dopo due mesi in carcere – è riuscito a mettersi in contatto. “So’ caduto dalle scale”, ripete Alessandro Borghi che interpreta Stefano Cucchi nel film ‘Sulla mia pelle’. D’altra parte, come ha sottolineato la critica culturale Gina Dent, la nostra familiarità con le prigioni deriva solo dalle rappresentazioni nei film poiché lasciamo che il carcere prenda in consegna “gli individui indesiderati, sollevandoci dalla responsabilità di riflettere sulle reali problematiche che affliggono le comunità da cui i detenuti provengono in numeri così spropositati” (Davis, 2022, p. 17).





