Il No ha vinto e ha vinto con chiarezza. Ancora, dopo il 2006 e il 2016 una parte ampia e trasversale del paese ha scelto di difendere la Costituzione. Chi governa oggi non è all’altezza di quei legislatori che scrissero la nostra Carta, donne e uomini che erano usciti dal fascismo, dalla guerra e dall’occupazione.
Nelle settimane prima del voto, la destra ha condotto una campagna in pieno stile trumpiano, con dieci anni di ritardo, ma con la stessa disinvoltura. Meloni e i suoi hanno riempito di falsità ogni spazio mediatico disponibile, la maschera cadeva soltanto quando attaccavano i giudici e lì si capiva dove stava il cuore politico dell’operazione.
Contro questa pressione, c’è stata una mobilitazione capillare fatta dai comitati per il No, dai sindacati e da tanti attivisti. I comitati hanno fatto un lavoro prezioso spiegando come quella riforma andava rispedita al mittente e togliendo quel velo di propaganda che la presentava in modo opposto a quello che era.
Alle urne poi sono arrivati anche le generazioni più giovani, quelle che avevamo già visto nelle piazze per Gaza e per la pace. Ma i ragazzi, spesso descritti come apatici e disinteressati, la riforma l’hanno ascoltata, capita e bocciata.
Ieri ha votato un popolo che non si lascia misurare con i parametri classici degli analisti: non ha senso sommare l’elettorato di centrosinistra del 2022 e verificare se i conti tornano. Il NO ha vinto grazie a tanta gente che di solito non vota, alle realtà civiche lontane dai partiti, alle piazze contro il genocidio di Gaza. Sono voti che non appartengono a nessuno e che nessuno può dare per scontati. Chi non va a votare non cerca una proposta politica tiepida, ha bisogno di posizioni vere e radicali.
La Costituzione è stata difesa, ma dopo ottant’anni andrebbe finalmente attuata. Su questo il fronte che ha vinto il referendum non ha ancora una risposta coerente e collettiva. I partiti che stanno in Parlamento non hanno proposte incisive sulla questione abitativa, contro la precarizzazione del lavoro, né una visione condivisa per difendere la sanità pubblica e l’ambiente. Ma si potrebbe aggiungere la scuola pubblica, la ricerca, e così via.
Chi ha votato per la difesa della Costituzione, e contro il Governo Meloni, non tornerà a votare se non ci saranno posizioni nette a favore di una vera uguaglianza sociale.
perUnaltracittà
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