Piombino non vuol essere un hub del gas e delle armi.
11 aprile manifestazione a Piombino perché la città non vuole essere un hub del gas e delle armi.
Ore 16.00 piazza Gramsci.
Siete tutti invitati.
Piombino è una terrazza naturale sulle isole dell’arcipelago toscano, un promontorio con coste alte e rocciose, boschi di lecci e pinete che arrivano sul mare, acque pulite e profonde, un patrimonio storico e archeologico di grande importanza, una tradizione millenaria nella lavorazione del ferro. Ecco, proprio questa tradizione fu dal dopoguerra al 2014 la nostra ricchezza e la nostra condanna. Noi siamo siderurgici per tradizione e la nostra grande fabbrica negli anni 60 e 70 ci ha portato insieme ricchezza e morte. Pane e fumo, si diceva. Aria inquinata, morti sul lavoro, silicosi, mio padre è morto per silicosi.
Ma anche lavoro, benessere, sport e cultura. Mentre al sud Follonica e al nord San Vincenzo avevano spiagge sabbiose e turismo di massa, noi avevamo la fabbrica, la tranquillità del posto di lavoro sicuro e i soldi sufficienti per comprare casa e mandare i figli all’università.
Oggi è troppo facile dire che fu un errore delle Amministrazioni di sinistra e di centro sinistra che hanno amministrato Piombino dal dopo guerra al 2019. Furono scelte.
Comunque nel 2014 al culmine di una crisi lunga chiude l’altoforno, simbolo della città dell’acciaio e migliaia di persone, compreso l’indotto, restano senza lavoro. Solo una parte avrà diritto alla cassa integrazione, molti dovranno emigrare, Piombino si spopola di anno in anno e si trasforma dalla città vivace e benestante degli anni 70 in una città grigia di pensionati, disoccupati e cassaintegrati.
Nel 2019 ci furono le elezioni amministrative e al motto di ‘Cambia marcia’ per la prima volta il centro sinistra perde il Comune. Il programma del nuovo Sindaco Francesco Ferrari, eletto in una lista civica con l’appoggio del centro dx e di liste civiche, punta sulla diversificazione, sulla cantieristica, sul turismo, sull’itticoltura, insomma su una ripresa che esclude la siderurgia, ormai data per morta. E in effetti nel suo primo mandato dei risultati in questi campi ci sono stati, anche se non tali da rimettere in piedi la città.
Nel 2021 si comincia a parlare del rigassificatore, con tutte le lotte contro di esso, manifestazioni e cortei, senza esito. Il 3 luglio 2023 l’impianto comincia a lavorare con autorizzazione firmata da Giani come commissario straordinario .Per tre anni, solo per tre anni, poi sarà trasferito, così ci dissero, il Sindaco, Giani, il Governo Meloni.
Il porto di Piombino è piccolo, con un transito continuo di traghetti per l’Elba, la Sardegna e la Corsica. Elba e Corsica sono di fronte, nelle giornate di tramontana tocchi le case del Cavo e vedi la neve sulle montagne del cosiddetto Dito della Corsica.
Una banchina del porto dal 2023 è stabilmente occupata dal rigassificatore; ogni 15 giorni, più o meno, arriva una metaniera a rifornirlo e si affianca ad esso per un paio di giorni, mentre transitano i traghetti sfiorando rigassificatore e metaniera. Una situazione assurda quanto tragica. Questo non perché l’Italia abbia bisogno del gas che lavora il nostro impianto, ma perché il governo italiano, Meloni oggi, Draghi ieri, ha deciso che l’Italia deve lavorare il gas importato via nave da posti lontanissimi, in primis USA, per rifornire mezza Europa, Austria prima di tutti. Certo, l’Austria coste non ne ha, come potrebbe?
Comunque Piombino, cittadina già sfruttata per la siderurgia e spremuta come un limone, è sicuramente il luogo adatto per imporre un impianto del genere (posti di lavoro una ventina, ne furono promessi 1591 da Snam).
Siamo circa 30.000 abitanti, sempre meno, un peso elettorale insignificante, siamo sacrificabili.
E il nostro porto rischia di trasformarsi per decreto legge nella sede stabile di un impianto di rigassificazione. Ma non basta. Il mondo è in guerra e per fare le guerre occorrono armi, esplosivi, mezzi di ogni tipo. Le movimentano via nave, l’Italia produce armi, non solo pomodori e arance.
I movimenti pacifisti si oppongono, anche nella nostra sfortunata cittadina, ma con ben poco successo.
Mentre a Livorno e a Genova i lavoratori del porto scioperano, pur di non imbarcare armi, a Piombino i lavoratori portuali non battono ciglio e percepiscono magari gli straordinari anche quando viene indetto uno sciopero.
Ecco perché il porto di Piombino, che era un porto commerciale, dopo essere diventato un hub dell’energia e del gas, ora è diventato anche un hub delle armi.
Di continuo arrivano navi che imbarcano piazzali interi di mezzi, armi ed esplosivi, mentre la metaniera scarica il gas nel rigassificatore e i traghetti portano all’Elba merci e passeggeri, come se nulla fosse. Facile dire che è una situazione esplosiva, troppo facile. Basterebbero due droni .
Il nostro futuro potrebbe essere un impianto di rigassificazione in porto sine die, un traffico continuo di armi accanto a questo impianto e, forse, una nuova industria siderurgica, definita green, con un’altra banchina ancora da realizzare a esclusivo servizio di Metinvest, la società padrona della nuova acciaieria.
Con 900 ettari di territorio qualificati come Sito di Interesse Nazionale mai bonificati. E allora che facciamo? Ci hanno abbandonato tutti. Il Presidente Giani si trastulla con le sue compensazioni. Il Governo ha già deciso la nostra condanna al gas perenne con un decreto legge. Il Sindaco Ferrari, che diceva di lottare con noi, dice ora che solo gli sciocchi potevano pensare che l’impianto se ne andasse dopo tre anni.
E noi saremo anche sciocchi, ma sappiamo di avere ragione e continuiamo a dire NO.
L’11 aprile manifestazione a Piombino perché Piombino non vuole essere un hub del gas e delle armi.
Siete tutti invitati.
Maria Cristina Biagini
Ultimi post di Maria Cristina Biagini (vedi tutti)
- Piombino, da città dell’acciaio a hub del gas e delle armi - 1 Aprile 2026
- Piombino. Il rigassificatore, la guerra e i cittadini ostaggio - 23 Marzo 2026
- Rigassificatore di Piombino: il colpo di mano del Governo Meloni - 17 Marzo 2026





