Un piccolo passo, la Luna e la Terra

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Quando nel 1969 Neil Armstrong sbarcò sulla luna disse “Questo è un piccolo passo per un uomo, ma un grande balzo per l’umanità” … era vero, non era solo a fare quel primo passo, tutta l’umanità era lì con lui. Al tempo, l’ebrezza per la modernità e il progresso tecnico era, giustamente e incontestabilmente, al suo apice.

Proprio oggi, dopo 57 anni, è partita la missione Artemis II, una delle missioni che nei prossimi anni riporterà astronauti americani sulla Luna. L’enorme razzo, quattro astronauti sorridenti, il rombo assordante e il vapore bianco che si staglia sul cielo azzurro. Un po’ di emozione c’è ma in fondo il sentimento che proviamo è in gran parte di nostalgia per l’emozione sincera che provammo nel 1969 (questo anche se non eravamo ancora nati).

Oggi siamo sempre più consapevoli degli enormi limiti di un’ “idea di mondo”, quella occidentale, ormai basata unicamente sul progresso tecnico (vedi: cambiamento climatico, inquinamenti, estinzioni di massa, guerre, psicopatologie dilaganti ecc. ecc.). Invece di sognare nuove imprese tecnologiche, di pensare a tornare sulla Luna o andare su Marte, sarebbe forse interessante chiederci: “Chi potrebbe oggi fare un passo che abbia la potenza di quello di Armstrong nel 69? In che direzione andrebbe quel passo?”.

La mia risposta è che oggi quel passo lo può compiere un ragazzo nato e cresciuto nella modernità più sfrenata, il nostro mondo di tutti giorni, che, invece di sognare la Luna, senta il bisogno di ritrovare un contatto con la terra. Che senta quindi la necessità di instaurare nuove relazioni sottili con i viventi nel rispetto reciproco, nella fatica ma nella gioia immensa di sentirsi nuovamente a casa sul pianeta Terra. Questi nuovi rapporti saranno inizialmente difficili perché non siamo più abituati alla fatica, alla frustrazione, agli elementi, ad aspettare, a capire come la terra ci parla e che posto abbiamo su di essa. Ci vorrà l’osservazione di molti cicli per riprendere le fila del discorso, ma ogni piccolo passo sarà la rivelazione di una possibilità meravigliosa. Tornare cioè a capire che siamo intimamente parte di un tutto che vive, che ci dà la vita e che non aspetta altro che relazionarsi ed evolvere con noi.

Quindi dai, giovane amico! anche questa volta quando titubante varcherai la soglia non della navicella ma dell’orto, attrezzato non di missili e tute spaziali ma di zappa e sogni di fratellanza con i viventi, tutto il mondo, consapevole o no che sia, sarà con te e potrai ripetere con diritto: “Questo è un piccolo passo per un uomo, ma un grande balzo per l’umanità”… Ci vediamo sulla terra !!!

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Tommaso Martinelli

Ha un orto che cura per autoproduzione familiare. Agronomo di formazione, lavora come ricercatore.

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