Firenze. C’è un futuro da scrivere dopo il city grabbing

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Ormai lo sappiamo, la città contemporanea – e la cosiddetta città d’arte più di tutte – è diventata un mezzo per estrarre profitto da parte dei grandi fondi immobiliari e finanziari. È il noto sistema del capitalismo estrattivista, su cui c’è un’ampia bibliografia critica, e che porta all’emergere di quella “fabbrica del turismo” a cui già nel 2017 il laboratorio politico perUnaltracittà aveva dedicato un ciclo di incontri e una pubblicazione. Oggi, il processo di una Firenze che è fonte di profitto per alcuni e che esclude la residenza originaria, espelle i marginali e gli indesiderati, è in una fase molto avanzata.

Ma come siamo arrivati al presente?

Per capire il processo che progressivamente ha portato alla condizione attuale è utile individuare le caratteristiche delle politiche urbanistiche dei vari sindaci che si sono succeduti nell’arco di circa 25 anni.

Con Domenici, sindaco dal 1999 al 2009, il turismo era già diventata la vocazione preminente della città, a scapito del circuito artigianale, manifatturiero, industriale che nei decenni precedenti aveva arricchito il territorio. Ancora non si usava il termine “overtourism” e in effetti l’attenzione dei costruttori era indirizzata più che altro all’edificare case, palazzi, residenze. E si giocava ancora in casa. Cioè c’erano alcuni grandi imprenditori radicati sul territorio, come la BTP e la Quadra che avevano percorsi più rapidi per concordare permessi a costruire. L’urbanistica dell’era Domenici può essere definita l’urbanistica della “concertazione“, con un elevato consumo di suolo, cementificazione, densificazione.

Le operazioni urbanistiche più significative di quel decennio vedono la nascita del Progetto “Firenze Nova” e dell Area ex-Fiat. Di fatto, il quartiere di Novoli è stato il fulcro della trasformazione urbana, con il Palazzo di Giustizia, il Polo Universitario con il trasferimento delle facoltà di Scienze Sociali (Giurisprudenza, Scienze Politiche, Economia), il Parco di San Donato, un intero quartiere nuovo, destinato a direzionale e residenziale, i cui appartamenti sono rimasti a lungo invenduti. È anche la fase dei grandi parcheggi interrati, tra cui quello di Piazza Beccaria e quello problematicissimo di Piazza Ghiberti.

La consigliatura di Renzi, sindaco dal 2009-2014, si distanzia dalla politica urbanistica del predecessore. Interessato non tanto a consentire l’edificazione di nuove costruzioni, quanto a vendere porzioni pubbliche di pregio della città e fare cassa, lancia la retorica della “città più bella del mondo”, che è l’altra faccia di una Firenze “in vendita” (o meglio in svendita, come recitavano gli slogan degli oppositori).

In questa fase l’attenzione viene sempre più rivolta ad attrarre turismo, con il progetto di ampliare l’aeroporto. La mossa decisiva avviene nel 2011, quando Renzi fa approvare un atto che scompiglia le carte e stravolge l’iter urbanistico: una norma secondo la quale per le 20 aree definite “di trasformazione” sarà consentito il cambio di destinazione d’uso al di fuori di ogni pianificazione. Spalanca così le porte al mercato immobiliare internazionale. È l’epoca dei grandi progetti: si inaugura il nuovo Teatro dell’Opera di Firenze, si avalla il progetto della stazione Foster, centrale nella visione di Firenze come hub europeo. Si definisce il completamento della rete tramviaria, fino ad allora solo avviata con la linea per Scandicci.

Nardella, sindaco dal 2014 al 2024, realizza in pieno l’idea di città prospettata da Renzi. È appunto del 2014 la brochure Invest in Florence, City of Opportunities, con le schede illustrative di circa 60 edifici o complessi edilizi pubblici e privati che il sindaco stesso va a presentare alle grandi fiere immobiliari internazionali. Tra questi l’ex teatro Comunale, ex Panificio militare, Costa San Giorgio, ex Ospedale militare via San Gallo, ex Poste di Michelucci in via Pietrapiana, la Rotonda Brunelleschi e molti altri. Una Firenze alienata, di cui approfittano i grandi fondi finanziari, fondi pensione, società di gestione del risparmio che acquistano vantaggiosamente pregiati beni immobiliari, come viene puntualmente indicato in A chi fa gola Firenze. Siamo in piena era della finanziarizzazione e degli investimenti speculativi, favoriti da facilitazioni normative, procedurali e fiscali.

C’è la rinuncia del governo del territorio da parte del pubblico, con procedure riservate con il privato. Nessuna partecipazione popolare alle decisioni. Nessuna attenzione alle necessità del territorio. Nessuna pianificazione. Siamo alla vendita della città del lusso al turismo globale, attrattiva per city users e studenti che possono permettersi una camera a 1.000 euro al mese in uno dei molti studentati privati che spuntano in città.

La attuale giunta Funaro continua la politica urbanistica ampiamente sperimentata da Nardella. Con molti problemi però, perché ora si rendono visibili gli effetti delle scelte precedenti. Dal “cubo nero”, alle edificazioni nell’area dell’ex ospedale militare San Gallo, alle key box nelle vie più turistiche (e non solo).

Oggi, molte realtà cittadine si stanno opponendo alla Firenze dell’iperturismo e della crisi degli alloggi. Grazie all’azione congiunta di una cittadinanza attiva arricchita dal contributo di docenti e tecnici indipendenti, si è aperto un dibattito pubblico che sa smontare la retorica del turismo che porta ricchezza (a chi?), e propone alternative che vanno a beneficio di chi in questa città vuole continuare a vivere, studiare, lavorare.

Ci sono dunque margini per una discontinuità nella politica urbanistica fiorentina. Alcune scelte che continuano sul piano inclinato che abbiamo delineato sono ancora da fare, altre solo accennate. C’è un futuro ancora da scrivere, e noi, insieme alle altre realtà che condividono un’altra idea di città possiamo, e dobbiamo, essere parte attiva per un cambiamento.

*L’articolo è stato tratto dall’intervento al Convegno Il turismo e la città organizzato da Scuola Normale Superiore che si è tenuto il 9 aprile presso Palazzo Strozzi a Firenze

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Ornella De Zordo

Ornella De Zordo, studiosa e docente di letteratura inglese all'Università di Firenze, attiva per anni nei movimenti, è stata eletta due volte a Firenze in Consiglio comunale - dal 2004 al 2014 - per la lista di cittadinanza 'perUnaltracittà', portando dentro il palazzo le istanze delle realtà insorgenti e delle vertenze antiliberiste attive sul territorio. Finito il secondo mandato di consigliera di opposizione ai sindaci Domenici e Renzi, dal 2014 prosegue con l'attività di perUnaltracittà trasformata in Laboratorio politico, della cui rivista on line La Città invisibile è direttrice editoriale. E’ presidente di Periferie al Centro, associazione impegnata in attività di inclusione e accoglienza, che edita il giornale di strada Fuori Binario.

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