Il pacifismo italiano in cerca di autore

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Il 18 aprile si è tenuto a Roma, al Caffè Letterario nel quartiere Ostiense, un interessante convegno organizzato dal gruppo di pacifisti de Il Coraggio della Pace. Iniziativa sicuramente opportuna in questa fase in cui il mondo sembra sprofondare in un caos sistemico a conduzione occidentale, in particolare sotto la guida degli Stati Uniti e dal loro alleato Israele. Oltre ai disastri che le guerre stanno seminando nel mondo – in particolare in Ucraina, in Medio Oriente, ma anche più lontano, come in Sudan – gli effetti si fanno già sentire nel nostro paese e lo faranno sempre di più. Insieme all’inquietudine serpeggia anche la rassegnazione per non riuscire a intravedere una via d’uscita politica alla belligeranza di quasi tutti i partiti presenti in Parlamento, alla loro assuefazione alle politiche delle classi dirigenti di Stati Uniti, Israele e Unione Europea; ormai la guerra non è più nemmeno pensata come un tema da discutere, viene presentata dai media e dai principali gruppi politici come un fatto indiscutibile.

Che anche l’Italia sia in guerra è senz’altro vero, avendo concesso le basi militari Usa sul suo territorio per condurre le guerre in Ucraina e Iran, che la cosa non sia nemmeno da discutere non è invece accettabile. La maggioranza del popolo italiano, quello cui dovrebbe appartenere la sovranità delle scelte politiche, è assolutamente contraria alle guerre in cui è stata coinvolta ed è davvero indegno che la cosa venga presentata come una scelta già fatta. L’abisso tra il paese reale e chi lo vorrebbe amministrare si fa sempre più profondo e dimostra che un paese in una situazione del genere non si può più chiamare una democrazia.

Quindi l’incontro di Roma del 18 aprile è stato una boccata di aria fresca per chi ha potuto partecipare al dibattito e ascoltare analisi altrimenti inesistenti sui media principali. Un grande fiorire di autorevoli analisti ha potuto affrontare vari aspetti del caos sistemico e bellico, nella locandina si possono vedere i nomi dei partecipanti di cui non è possibile qui riassumere tutti i contenuti. Forse val la pena citare la proposta di Elena Basile per la creazione di una nuova classe dirigente vista l’inconsistenza di quella attuale; merita una citazione la sintetica ricostruzione di Piero Bevilacqua di come siamo giunti all’attuale risorgere del suprematismo occidentale. L’economista Alessandro Volpi ha riassunto i motivi economici che sono alla base dei conflitti e del caos sistemico, tutti riconducono soprattutto alla crisi degli Stati Uniti e all’acclarato fallimento del neoliberismo. L’enorme debito USA (pubblico e privato), la necessità di strumenti coercitivi per finanziare con il risparmio mondiale i grandi fondi di investimento (enorme fonte di capitali), la necessità di contrastare la dedollarizzazione dell’economia mondiale rendono la guerra indispensabile per ritardare l’erosione dell’egemonia.

Gli interventi sono stati concentrati in poco più di tre ore, ma ne è uscito un quadro completo e credibile della situazione mondiale, molto diverso dalla narrazione favolistica dei principali media e purtroppo di molti intellettuali embedded.

Diversi gli interventi di associazioni pacifiste (talvolta ambigui) e soprattutto le proposte per un futuro di pace: dalla Costituente Terra di Ferrajoli, alle proposte del mondo cattolico con Raniero La Valle, a quelle di Moni Ovadia, di Domenico Gallo e altri. In particolare importante il richiamo di Stefano Fassina a costruire una nuova politica e anche un’etica nuova che leghi insieme forti politiche sociali con politiche internazionali di cooperazione nel mondo multipolare che va nascendo.

La domanda delle domande che sottendeva al convegno è “quale obiettivo possibile ci possiamo dare in un paese senza un soggetto politico e istituzionale capace di portare avanti politiche di rottura con la guerra e l’imperialismo”? La flebile risposta è quella di preparare un elenco di proposte fattibili e concrete da consegnare al mondo politico esistente, soprattutto quel “campo largo” che si va delineando; ma questo sarà in grado di dare risposte? All’interno di molte forze che ne fanno parte ci sono maggioranze favorevoli al proseguimento del conflitto contro la Russia e di sostegno alle guerre di Israele.

Ci vuole molta fede e molta speranza per pensare che ci possano essere cambiamenti concreti, forse tramonterà il tempo della Meloni, ma le politiche di sudditanza all’imperialismo USA-Israele sono condivise da molto di quello schieramento chiamato ancora “sinistra”.

Tra i convenuti c’è chi dice “se non appoggiamo il campo largo ci terremo la Meloni per altre venti anni”; come se “il male” fosse l’attuale Presidente del Consiglio e non il sistema che ci domina. Pare di essere tornati alla stagione dell’anti-berlusconismo quando, per cercare di tenere lontano dal potere l’uomo di Arcore, si approvò il TFR nei fondi pensione, si accettò il TAV, la base di Vicenza, la partecipazione all’occupazione dell’Afghanistan… dopo pochi mesi Berlusconi stravinse, la sinistra si frantumò tra identitarismo e sudditanza all’esistente.

Mentre il mondo va avanti ci sono segni di una nuova sinistra a livello internazionale, ma in Italia di un soggetto politico-istituzionale credibile non c’è traccia, è tutto da fare; aspetta persone di buona volontà.

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Tiziano Cardosi

Obiettore di coscienza negli anni ‘70, attivista contro le guerre, già capostazione delle FS, oggi si occupa soprattutto di mobilità e del fenomeno delle “grandi opere inutili”, tra I fondatori del comitato No Tunnel TAV di Firenze. Attivista di perUnaltracittà.

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