Sabato 18 aprile 2026 presso la Biblioteca delle Oblate di Firenze si è tenuto un incontro per discutere il ruolo dei boschi e degli ecosistemi spontanei nelle aree urbane dismesse come risorsa per la rigenerazione delle città, con contributi da esperienze nazionali diverse, alcune delle quali già presenti al convegno a Bologna nel settembre 2019. Questo anche alla luce del Piano del Verde e degli Spazi aperti del Comune di Firenze, ove per la prima volta si riconosce nella pianificazione territoriale il valore naturalistico della successione secondaria, pervicacemente negato e osteggiato per decenni da culture politiche e professionali diverse.
Al controllo antropico generalizzato, proposito della cultura umanistica, la campagna tenuta come un giardino osservata da Michel de Montaigne, si sono poi associate la filosofia politica produttivista, un’affermata attività floro-vivaistica, l’estrattivismo immobiliare e un pervasivo horror vacui, indicatore di fobie e d’inquietudine psicosociali, moltiplicato dalla propaganda d’accompagnamento delle trasformazioni urbanistiche speculative. Alcuni politici rimarranno impressi nella memoria collettiva per espressioni svalutanti come “buchi neri”, “vuoti urbani”, anacronisticamente considerati ancora oggi come occasioni per indurre rigenerazione urbana attrattrice di investimenti, per spingere con retorica hollywoodiana verso “la città che vince”.
Ripristino della natura
Il Regolamento europeo sul Ripristino della Natura, osteggiato da diverse forze politiche e Stati Membri, tra i quali l’Italia, infine approvato, vede le città tra i protagonisti della rinaturalizzazione continentale, richiedendo il monitoraggio accurato dello stato dei luoghi, anche con la partecipazione della cittadinanza attiva – citizen science -, peraltro generatrice di consapevolezza e di impegno sociale, e la programmazione di interventi migliorativi e incrementali suscettibili di finanziamenti comunitari.
Questi scenari contemporanei erano peraltro già stati preconizzati da alcuni autori di Firenzecologia, volume con cartografia pubblicato nel 1987 da Il Ventaglio per il Comune, che evidenziavano esigenze dei cittadini molto diverse da quelle ottocentesche incentrate sul decoro, sull’arredo urbano. Purtroppo ancora in tempi recenti si sentono vantare in consessi pubblici, anche da parte di persone istruite, specie aliene invasive ornamentali per il loro valore estetico e disprezzare le bionde spighe d’avena selvatica lasciate crescere sugli argini dei corsi d’acqua, che qualcuno/a preferirebbe perfettamente e uniformemente rasati.
Solo negli ultimi anni si osservano grandi giardini di nuova concezione, ove convivono relitti di colture agrarie, vegetazione spontanea e nuove piantagioni, tra questi il corridoio di connessione ecologica dello Zambra a Sesto Fiorentino, i parchi Don Forconi e agricolo di Rusciano a Firenze, di Sorgane a Bagno a Ripoli. Ancora più interessanti sono i parchi che incorporano resti dell’attività estrattiva intrapresa negli anni del boom edilizio, come quello dell’Argingrosso a Firenze, Chico Mendes a Campi Bisenzio e dei Renai a Signa. Una simile area di reperimento si trova alle Piagge, tra via di San Donnino e via Campania, per la quale è stato approvato da parte del Consiglio Comunale l’ordine del giorno n.177 con oggetto “Lago delle Piagge bene comune: aree naturali ed interesse collettivo in città”.
Commovente è stata la relazione del Comitato Verde Brillante, Bosco Urbano Rodari (Modena), che ha evidenziato le esternazioni svalutanti e minimizzanti ricevute nel corso del tempo prima di arrivare al riconoscimento istituzionale del valore del sito e dell’attività volontaria svolta, e che richiama tristi sedute del percorso di “partecipazione” al Piano Strutturale di Firenze 2007-2010, quando venivano irrise parole come orchidee selvatiche e incendi boschivi.
Pianificazione urbanistica
Il nodo politico decisionale è in capo all’Assessorato all’Urbanistica, dato che solo il Piano Strutturale e quello Operativo sono localizzativi e prescrittivi, e allo stato attuale prevedono l’urbanizzazione di aree private di reperimento, strategiche per nuovi boschi urbani, come le aree Nucci di Novoli, per le quali l’Assessora Caterina Biti ha escluso ogni ripensamento, considerate le difficoltà giuridico-amministrative del caso. Si possono tuttavia già da ora individuare anche boschi di neoformazione insediatisi nello spazio aperto privato su terreni non oggetto di trasformazione pianificata, dei quali è importante monitorare l’evoluzione e assicurare la perpetuazione. Uno si trova presso via di Monte Oliveto e uno tra via Bolognese e vicolo di San Marco Vecchio nel subsistema della collina coltivata, un altro confina col Parco del Mensola, subsistema della pianura coltivata, ed è classificato bosco da Urban Atlas Copernicus.

Un bosco di neoformazione in sponda destra del Torrente Mensola, di cui si tentò il deboscamento alla fine del secolo scorso, perciò oggetto di contestazioni da parte del Corpo forestale dello Stato e della Polizia Municipale, è nuovamente sotto attacco: solo una piccola parte, la meno boscata, ricade nella ATs 01.18 Verde Guarlone 2, una maggior parte nella ATs 01.08 Viabilità/Parcheggio Hub Rovezzano. La concretizzazione del piano vigente aggraverebbe la perdita dei caratteri paesaggistici rurali cui da decenni è progressivamente sottoposto il territorio compreso tra l’Arno e Via del Guarlone, disattendendo la raccomandazione del PIT di ricostituire la connettività ecologica, peraltro in area riparia che potrebbe invece utilmente contribuire alla costituzione di un bosco lineare coerente con le raccomandazioni europee.
Tappe successive, entro fine mandato amministrativo
L’incontro del 18 aprile non ha rimesso in discussione le politiche urbanistiche fiorentine degli ultimi decenni. In particolare, lo sfasamento temporale tra Piano Operativo e Piano del Verde ha impedito un confronto alla pari tra le ambizioni immobiliari di chi ha presentato manifestazione d’interesse e le ragioni ambientali, che si trovano tardivamente confinate a spazi residuali, tranne le poche schede che individuano nuove aree per verde pubblico, alcune sollecitate dalla cittadinanza attiva a parziale compensazione degli eccessi edilizi precedentemente subiti. La Vicesindaca Paola Galgani caldeggia iniziative di rinaturalizzazione focalizzate principalmente sulle aree di proprietà comunale inesitate, che sono complessivamente estese, ma frazionate in piccole superfici interne al tessuto edificato, tranne poche eccezioni; privati proprietari collaborativi potrebbero mettere a disposizione i loro terreni confinanti, altrimenti inutilizzati, per dare maggiore ampiezza agli interventi. In quest’ottica, a beneficio dei partecipanti all’incontro appena svoltosi che si sono iscritti, sabato 9 maggio si terrà una passeggiata naturalistica nel territorio individuato dal recente Ordine del Giorno e raffigurato nell’immagine in calce a precedente articolo.
Per quanto riguarda la peggior isola di calore della città, vista la rinuncia a compensarla almeno in parte destinando a verde arborato le aree Nucci, si ipotizza la depavimentazione e piantagione di parte dell’area Mercafir.
Paolo Degli Antoni
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L’evento del 18 Aprile sulla “Natura spontanea – occasione di rigenerazione urbana”, organizzato da Ecolò a Firenze, si è concluso con il lancio di un’attività pratica che fosse svolta sul territorio. Abbiamo quindi il piacere di confermare che il 09/05, ore 09:30-12:30, ci incontreremo per fare una passeggiata nella natura spontanea urbana a Firenze tra la palude delle Piagge e il fiume Arno. L’uscita sarà svolta per condurre osservazioni naturalistiche e paesaggistiche, costruire insieme una conoscenza condivisa e raccogliere idee sul futuro dell’area!
Ci incontreremo all’incrocio tra Via Campania e Via Calabria in prossimità della fermata del bus, all’interno del Quartiere 5, zona Le Piagge – Firenze. Si consiglia di portare scarpe comode e borraccia