È noto che da luglio 2023 nel porto di Piombino staziona una nave rigassificatrice a ciclo aperto di oltre 300 metri di lunghezza a seguito di un’autorizzazione triennale a firma di Eugenio Giani in qualità di commissario straordinario. È noto anche che l’autorizzazione scade a luglio 2026 – come ogni parere su cui è basata – e che entro tale data l’impianto dovrebbe lasciare il porto di Piombino. Forse è noto anche come il Governo non abbia cercato una diversa collocazione e che intenda lasciare la nave a Piombino ad ogni costo e contro il volere della maggioranza dei cittadini piombinesi.
I motivi della contrarietà alla presenza della nave, più e più volte manifestati, sono ambientali, legati al rischio di incidente ed economici. L’impianto, definito dalla stessa normativa a rischio di incidente rilevante, si trova, caso unico nel mondo, in pieno porto a poche centinaia di metri dalle abitazioni e decine di metri dai traghetti in continuo transito.
In questi tre anni inoltre è accaduto che Snam abbia sforato i limiti emissivi stabiliti; in sostanza ha inquinato ancora di più del consentito. Tuttavia Snam ha chiesto al Ministero il rinnovo dell’autorizzazione integrata ambientale, procedi
mento ancora in corso benché la richiesta di Snam sia inammissibile perché tardiva, e ha chiesto al commissario Giani il rinnovo dell’autorizzazione all’esercizio, quella che scade a luglio di quest’anno.
Il commissario Giani non ha mai avviato il procedimento di rinnovo della sua autorizzazione, nonostante l’istanza di Snam, ma non si è neanche dimesso da commissario.
Dunque situazione in stallo, da cui il Governo intende uscire a colpi di decreti legge. Infatti, dopo vari tentativi falliti da parte di esponenti di Forza Italia, arriva il cosiddetto Decreto legge Commissari nel quale si stabilisce la permanenza sine die dell’impianto nel porto di Piombino senza AIA, senza pareri e senza VIA (rispettivamente autorizzazione integrata ambientale e valutazione di impatto ambientale). Così, di prepotenza.
Si sa, i decreti entro 60 giorni vanno convertiti o decadono e così dopo passaggi in commissione, nel corso dei quali si cerca di emendarlo della norma Piombino, il decreto il 29 aprile arriva in aula al Senato. Da notare che l’emendamento in commissione era stato presentato anche dalla Lega, partito di governo.
Il 29 aprile il decreto, che contiene di tutto secondo l’italico mal costume, viene approvato con i voti favorevoli di Noi Moderati, FI, FdI e anche Lega. La coerenza, questa sconosciuta! Votano contro PD, M5S, AVS , Italia viva e si astiene il senatore della SVP. Ora il provvedimento andrà alla Camera il 5 maggio ed è facile prevedere uno scenario analogo.
Dunque il 5 maggio pietra tombale sulla vicenda rigassificatore di Piombino? Solo se Regione Toscana e Comune di Piombino vorranno. Le leggi non sono mai blindate e anche esse possono essere illegittime. Qui si presentano due possibilità:
- Primo scenario: la Regione Toscana può fare ricorso in via principale alla Corte Costituzionale contro la legge, è nei suoi poteri.
- Secondo scenario: la Regione Toscana e il Comune di Piombino possono ricorrere alla Corte di Giustizia Europea perché questa legge viola ogni norma, europea e italiana, in materia di sicurezza e tutela ambientale.
In poche parole, è un’indecenza ed è molto probabile che lo riterrebbe anche la Corte europea.
Queste cose le ho dette personalmente all’assessore regionale all’Ambiente David Barontini mentre manifestavamo fianco a fianco contro la permanenza del rigassificatore a Piombino. Una passeggiata nel centro della nostra cittadina costa poco e rende molto in termini di visibilità. Più difficile, ma più efficace, sarebbe impegnarsi in concreto sfruttando le proprie prerogative e competenze. Può anche darsi che lo farà, io sarei la prima ad applaudirlo, ma per ora dalla Regione, come dal Comune, non è venuto alcun segno. E naturalmente anche il Sindaco di Piombino, l’avvocato Francesco Ferrari, queste cose le sa benissimo. Anche da lui nessun segno.
Il Governo è il colpevole, non c’è dubbio, ma se non si combattono le sue prepotenze, potendo farlo, si è complici.
Maria Cristina Biagini
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