Nuova biblioteca a Santa Maria Novella: un progetto che lascia a secco Rifredi e Rovezzano

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Firenze avrà una nuova biblioteca civica in pieno centro storico, a due passi dalla stazione, ricavata nell’ex Scuola Marescialli e Brigadieri dei Carabinieri, complesso monumentale tra piazza della Stazione, via Santa Caterina da Siena e via della Scala, che ospiterà anche l’Archivio storico fotografico del Comune, il presidio dei Carabinieri, l’ampliamento del Museo di Santa Maria Novella, un centro espositivo per il Museo Galileo Galilei, spazi per la Fondazione Alinari per la Fotografia, una caffetteria e alcuni appartamenti in cohousing. Quattrocento metri quadrati destinati alla lettura, finanziati con fondi europei, in un quartiere che di biblioteche ne conta già cinque, decisi con una delibera di giunta del dicembre 2025 che non ha coinvolto né la comunità né i professionisti del settore e che ha del tutto scavalcato il consiglio comunale. Una prassi ormai consolidata, che impedisce di tenere conto delle reali priorità del territorio.

Per capire perché questa scelta lasci perplessi, vale la pena fare un passo indietro sullo stato del sistema bibliotecario comunale. Prima della costituzione dello SDIAF, le Biblioteche Comunali Fiorentine erano realtà isolate, gestite dai singoli quartieri. Il progetto delle Grandi Oblate aveva lasciato intravedere una volontà di rilancio, ma aveva anche portato con sé non poca precarietà. Da allora, la situazione non è migliorata: risorse economiche persistentemente insufficienti limitano l’aggiornamento delle collezioni e la programmazione culturale continuativa; arredi obsoleti e impianti di riscaldamento e condizionamento soggetti a frequenti guasti, seppure lo scorso anno le biblioteche siano state annunciate come rifugi climatici, incidono sulla qualità del servizio. Sul fronte del personale, i Biblioprecari attendono ancora chiarezza sul proprio futuro e il concorso per assistenti bibliotecari, rimandato da anni, non è mai stato davvero preso in esame.

In questo quadro, annunciare una nuova struttura nel Quartiere 1, che dispone già di cinque biblioteche civiche (Oblate, Palagio, De André, Thouar e Biblioteca dei Ragazzi), mentre i quartieri di Rifredi o Rovezzano sono tuttora privi di qualsiasi presidio bibliotecario, non è pianificazione culturale. Una biblioteca in pieno centro, a pochi passi dalla stazione, servirà soprattutto turisti e, forse, pendolari, non i residenti delle aree che ne sono sprovviste, mentre sono le biblioteche di prossimità a costruire un rapporto continuativo con la cittadinanza, a diventare presidi culturali radicati sul territorio. È evidente che inserire una funzione culturale in un edificio monumentale del centro è politicamente più difendibile di altri interventi smaccatamente speculativi e destinati al consumo, perché più difficile da contestare apertamente, ma non per questo è la scelta giusta.

Non è una dinamica solo fiorentina. Lucia Tozzi, studiosa di politiche urbane, ha descritto in un articolo pubblicato sulla rivista Lucy sulla Cultura un meccanismo analogo a Milano, dove la nuova Biblioteca Europea BEIC dovrebbe soppiantare la storica Sormani: 160 milioni già spesi tra fondi PNRR e comunali, ma nessun piano gestionale chiaro, nessuna governance definita, e soprattutto nessuna visione d’insieme sulla rete delle biblioteche civiche e sui servizi alla cittadinanza. Si costruisce il contenitore, si rimandano le domande scomode.
A Firenze le cifre sono diverse, ma la logica è la stessa: una nuova struttura di rappresentanza nel cuore della città storica, mentre le biblioteche esistenti aspettano ancora fondi, personale e impianti che funzionino. Nessuna idea di città, né di cultura per la città e chi la vive, soltanto interventi spot che costruiscono visibilità e non servizi per la comunità: contenitori privi di visione.

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perUnaltracittà

All'opposizione in Consiglio comunale a Firenze dal 2004 al 2014, la lista di cittadinanza perUnaltracittà è poi diventata laboratorio politico per partecipare alle vertenze sul territorio e dare voce alle realtà di movimento anche attraverso la rivista La Città invisibile.

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