Nella settimana che ha visto la nuova violenta offensiva del governo israeliano contro la Global Sumud Flotilla, nella violazione delle più elementari norme del diritto internazionale, il Centro Pecci Dispacci e le Donne in Nero Prato organizzano una nuova serata per la Palestina e sulle drammatiche condizioni di vita del Popolo Palestinese a Gaza e in Cisgiordania. L’evento “Il mare negato: dalla Global Sumud Flotilla a The sea” si svolgerà sabato 23 Maggio 2026 alle ore 18.15 presso la Sala Cinema del Centro Pecci, a Prato.
Dalle h. 18.15 aggiornamenti con interventi di Donne in Nero Prato e del giornalista Michele Giorgio (in collegamento) storico corrispondente de Il Manifesto da Gerusalemme Est. Nella Striscia di Gaza si continua a morire, le condizioni di vita ed igienico-sanitarie restano impossibili così come non cessano le violenze dei coloni e dell’esercito israeliano nei Territori Occupati Palestinesi. A seguire, la proiezione del film The Sea di Shai Carmeli-Pollak (2025 – 93’-arabo/ebraico con sottotitoli italiani).
Dalle h. 18.15 aggiornamenti con interventi di Donne in Nero Prato e del giornalista Michele Giorgio (in collegamento) storico corrispondente de Il Manifesto da Gerusalemme Est. Nella Striscia di Gaza si continua a morire, le condizioni di vita ed igienico-sanitarie restano impossibili così come non cessano le violenze dei coloni e dell’esercito israeliano nei Territori Occupati Palestinesi. A seguire, la proiezione del film The Sea di Shai Carmeli-Pollak (2025 – 93’-arabo/ebraico con sottotitoli italiani).

Khaled ha dodici anni e vive vicino a Ramallah. Il mare è a un’ora di distanza, eppure sembra irraggiungibile: permessi, posti di blocco, divieti. Il giorno della gita scolastica tutto pare finalmente possibile, finché al checkpoint le autorità lo fermano e lo rispediscono indietro. Umiliato e determinato, Khaled scappa e si mette in viaggio da solo verso il Mediterraneo, senza conoscere la lingua né la strada. Quando Ribhi, suo padre, scopre che il figlio è scomparso, lascia il lavoro e lo cerca attraversando città e periferie, consapevole che ogni controllo può costargli l’arresto e l’unica fonte di reddito. Tra tensione e tenerezza, The Sea trasforma un tragitto breve in un’odissea e un desiderio semplice in una sfida per la dignità, l’infanzia e la libertà di muoversi. The Sea è un coming-of-age e un road movie essenziale, che intreccia tensione, tenerezza e un’idea semplice e potentissima: il diritto di un bambino a sognare. Il film mostra con uno sguardo umano ma netto la realtà dei checkpoint e delle disuguaglianze vissute dai palestinesi. La sua vittoria ai Premi Ophir (gli “Oscar israeliani”) e la conseguente candidatura ufficiale agli Oscar 2026 hanno scatenato una reazione durissima del governo: il Ministro israeliano della Cultura Miki Zohar ha definito il film “una vergogna” e ha annunciato tagli e stop ai finanziamenti pubblici agli Ophir Awards come ritorsione politica. The Sea è un film che ha messo in crisi la narrazione ufficiale e per questo motivo è stato osteggiato dalle istituzioni perché “scomodo”.


Perché vederlo ora? Perché dall’autunno 2025, la tregua proclamata è solo sulla carta: Gaza è ancora un’emergenza umanitaria, dove si continua a morire sotto i bombardamenti e restano criticità enormi su accesso agli aiuti, sicurezza dei civili, continuità delle cure, protezione degli operatori umanitari e possibilità reale di ricostruire una vita quotidiana. The Sea racconta tutto con la forza di una storia essenziale: un bambino di 12 anni che sogna di vedere il mare – a un’ora di distanza, eppure irraggiungibile – e un padre che lo cerca rischiando tutto. È un film che non “spiega” il conflitto: lo fa sentire, mettendo lo spettatore davanti a ciò che spesso resta fuori campo: l’infanzia, la dignità, la paura, la distanza tra normalità e realtà.
La serata organizzata da Centro Pecci Dispacci e Donne in Nero Prato è un’occasione concreta per esserci tutti insieme, trasformando una proiezione in un momento di confronto e consapevolezza. La forza del film sta anche in questo cortocircuito: la “normalità” di una grande città – lavoro, traffico, spiagge, routine – può scorrere come se nulla fosse, mentre a pochissimi chilometri di distanza la vita è scandita da permessi, posti di blocco, attese interminabili e dal timore costante di essere fermati. È vicinanza geografica, non vicinanza di diritti. The Sea rende visibile questa frattura con un gesto cinematografico chiarissimo: trasforma un tragitto breve in un’odissea, e un desiderio innocente in una prova di sopravvivenza, ricordandoci che ciò che per alcuni è banale – come andare al mare – per altri può diventare un rischio reale.
Non è dunque un film “neutro” nel senso più profondo del termine: proprio perché sceglie l’umanità invece della retorica, finisce per interrogare lo spettatore e mettere a nudo un sistema di controllo che incide sulla vita quotidiana, sulle relazioni familiari e persino sull’infanzia. Con uno sguardo teso e compassionevole e con un cast in larga parte palestinese, The Sea non pretende di spiegare tutto: fa sentire sulla pelle cosa significa vivere dentro una distanza che è insieme fisica, politica e morale. E invita a uscire dalle semplificazioni per tornare all’essenziale: la dignità, l’amore, la libertà di muoversi.
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Dopo la laurea in Sviluppo economico e Cooperazione Internazionale, mi sono presa un anno sabbatico per Londra e poi l'India, infine per vedere i proiettili sui muri a Sarajevo. Tornata in Italia ho lavorato prima nei Centri di Accoglienza Straordinaria come insegnante L2 e operatrice legale, dopo nella scuola Secondaria di II° come docente di sostegno e di Filosofia e Scienze Umane. Da quest’esperienza nasce il mio blog “Lettera da un professionale” https://letteradaunprofessionale.wordpress.com/chi-sono/. Al momento sono dottoranda in Peace Studies presso La Sapienza con una ricerca sulle migrazioni.





