In questi giorni sulla costa toscana si è presentata una società privata, la Zhero, e sta illustrando in vari Comuni quello che sarà il suo progetto: portare in Italia via mare energia prodotta in Tunisia con impianti eolici e fotovoltaici.
Ci sono molte cose da dire. Intanto sul metodo, al quale a Piombino non eravamo avvezzi. Se si pensa che Snam, col suo rigassificatore, ha rifiutato più volte un incontro e un confronto con i Comitati locali, si apprezza ancora di più il coinvolgimento che la Zhero cerca di mettere in essere con Comitati, Associazioni e cittadini. Una strategia che vuole evitare lo scontro e che dice di voler raccogliere i suggerimenti provenienti dai territori.
Ma veniamo a quello che ci dicono sarà il progetto. Il governo italiano, è noto, ha progettato forme di collaborazione con l’Africa che chiamano Piano Mattei. E già qui c’è chi vede forme di neocolonialismo e di sfruttamento dei Paesi africani, c’è chi vorrebbe negare il nome di Enrico
Mattei a queste operazioni e chi plaude. C’è poi chi dice che i megaimpianti andrebbero abbandonati in favore di sistemi diffusi. Comunque la vediate, il cavidotto rientra in questo quadro.
La prima domanda è perché si deve andare in Tunisia?
Sole e vento ci sono anche in Italia, e anche dei SIN (siti di interesse nazionale da bonificare) enormi (solo a Piombino oltre 900 ettari) che potrebbero essere sfruttati. Invece in Italia si massacrano zone agricole con risultati molto più modesti e poi si va ad occupare in Tunisia il deserto per un’estensione pari alla Provincia di Livorno, con un tracciato lunghissimo di cavi. La Zhero risponde che in Italia sole e vento non sono garantiti come nel deserto tunisino, realizzando fasce di mancata produzione e che non esistono estensioni tali in un territorio molto antropizzato. È vero, ma non sarà che il cosiddetto Piano Mattei prevede anche particolari finanziamenti o sgravi per chi investe in Africa?
Seconda domanda: il deserto tunisino, che non è il nulla, ma un ecosistema particolare, quali danni avrà da questa invasione umana? Anche Zhero se lo chiede e per ora non lo sa, ma assicura la massima attenzione. Attenzione a cosa? Se distruggiamo un altro ecosistema per una tale estensione potrebbe essere una tragedia come quella della deforestazione. Il WWF, Legambiente, Italia nostra ecc. per ora prudentemente tacciono.
Terza domanda: chi lavorerà in Tunisia? Si parla di almeno 3000 posti di lavoro. Risposta: maestranze tunisine. Benissimo, ma anche più convenienti di maestranze bresciane. Speriamo per i Tunisini che non siano come i 1591 posti di lavoro promessi da Snam, cioè inesistenti.
Quarta domanda: i cavi. In parte saranno interrati sotto il fondale marino, in parte appoggiati sul fondale per migliaia di km. Zhero si dice certa che non ci saranno danni all’ecosistema marino in quanto trattasi di corrente continua. Sarà vero? Certamente il Mediterraneo è un’autostrada per l’energia elettrica e, cavo più cavo meno… Però che non faranno danni sarebbe bene saperlo non da Zhero, ma da tecnici indipendenti, magari del WWF, Legambiente, Italia Nostra ecc.
Quinta domanda: perché lo sbocco o a Torre Mozza, Comune di Piombino o a Prato Ranieri, Comune di Follonica? Perché a Suvereto pare ci sia il solo posto idoneo in Italia dove la rete accolga la corrente inviata. Quindi i cavi, con accorgimenti particolari, sbucherebbero su una di queste spiagge e poi seguirebbero la strada; assicurano in pratica nessun danno alla duna, grande rispetto per la posidonia, non ci accorgeremo neanche del cantiere o quasi. Può darsi, ma cosi non ha fatto Therna sulla spiaggia di Torraccia. È stato un disastro, almeno finora. E la posidonia e la duna sono fondamentali per il mare e per la costa.
E poi c’è il problema della sottostazione elettrica. Occorrono 6 ettari di terreno per costruire edifici alti 20 metri. Alcune opzioni sono nel Comune di Campiglia Marittima, ma anche Piombino potrebbe dire la sua. La lista civica Lavoro & Ambiente ha raccolto il suggerimento del Comitato La Piazza. Una delle nostre discariche, la Li53, copre oltre 15 ettari e nessun accordo finora ne prevede la messa in sicurezza. Questo progetto coinvolge Stato, Regione e Comuni. Facciamoci valere e chiediamo che la sottostazione si realizzi li, senza consumare suolo vergine, mettendo in sicurezza una discarica e non deturpando ancora il nostro territorio.
Questa sarebbe la migliore compensazione che Piombino potrebbe trarre dal progetto del cavidotto. Purtroppo il disinteresse della politica locale su questo progetto appare assoluto.
Dal 21 maggio sono aperte le osservazioni.
Maria Cristina Biagini
Ultimi post di Maria Cristina Biagini (vedi tutti)
- Un cavidotto dalla Tunisia al golfo di Follonica. Quali precauzioni ambientali? - 31 Maggio 2026
- Il rigassificatore da Piombino al Parlamento - 3 Maggio 2026
- Piombino, da città dell’acciaio a hub del gas e delle armi - 1 Aprile 2026





