Il prossimo 12 giugno si terrà il primo sciopero generale del settore culturale nella storia della Repubblica italiana. A distanza di sette anni dalla manifestazione nazionale del 2018, che portò per la prima volta in piazza migliaia di professioniste e professionisti della cultura, il settore torna a mobilitarsi collettivamente. Una iniziativa che Mi Riconosci? ha costruito nel corso di quasi due anni con lavoratrici e lavoratori, associazioni e organizzazioni sindacali con l’obiettivo di portare al centro del dibattito pubblico una questione troppo spesso ignorata: le condizioni di chi rende possibile, ogni giorno la produzione, la tutela e la fruizione della cultura nel nostro Paese.
Lo sciopero è stato proclamato da FP CGIL, Nidil CGIL, CUB, ADL COBAS, COBAS Lavoro Privato, CLAP e USI CTS (le proclamazioni sono disponibili a questo link). Potranno scioperare dipendenti interni e lavoratori in appalto del Ministero della Cultura, del comparto Federculture, di musei, biblioteche, archivi, aree e parchi archeologici, complessi monumentali, fondazioni, università ed enti di ricerca, oltre ai dipendenti delle fondazioni lirico-sinfoniche, dei teatri e delle imprese dello spettacolo dal vivo (sono disponibili le FAQ sullo sciopero, per altre domande è possibile compilare questo form). Una mobilitazione inedita, ampia e trasversale che coinvolge per abbraccia tutto il mondo della cultura.
Negli ultimi anni il settore è stato attraversato da un numero crescente di vertenze. Dai musei alle biblioteche, dagli archivi allo spettacolo, sempre più lavoratrici e lavoratori hanno denunciato salari insufficienti, precarietà cronica, esternalizzazioni, abuso del lavoro autonomo, carenza di personale e condizioni professionali spesso incompatibili con il livello di competenze richiesto.
Tra le principali richieste dello sciopero vi sono il riconoscimento della dignità del lavoro culturale, l’incremento delle assunzioni pubbliche, il superamento del sistema degli appalti e delle concessioni, il contrasto alle false partite IVA, maggiori tutele per le professioni culturali, la stabilizzazione del precariato nella ricerca e il riconoscimento di salari e contratti adeguati.
A Firenze questi temi sono emersi in modo crescente e con progressiva urgenza, con l’evidenza degli effetti di un modello che ha visto crescere contemporaneamente i flussi turistici, i costi di accesso a molti luoghi della cultura e il ricorso a sistemi di gestione fondati su appalti e concessioni. Le recenti vicende che hanno coinvolto lavoratrici e lavoratori impiegati nei servizi museali (Dussman, Coopculture) hanno contribuito a sottolineare quanto l’aumento del valore economico prodotto dalla cultura non porta quasi mai migliori condizioni per chi lavora nel settore.
Il 12 giugno rappresenta un’occasione importante per far emergere finalmente, in tutta la loro ampiezza, i problemi che
attraversano il lavoro culturale e le molte professionalità che lo compongono. Per una volta, le differenze tra comparti, contratti e percorsi professionali possono lasciare spazio a rivendicazioni comuni. Per questo l’appello è a partecipare. A scioperare, quando possibile. A scendere in piazza. A diffondere informazioni, materiali e iniziative.
In numerose città italiane sono in programma presidi, cortei e iniziative pubbliche. Tra queste ci sarà anche Firenze e verranno comunicati a brevi notizie aggiornate sul presidio (per info toscana.miriconosci@gmail.com oppure 3357529243). Ognuna e ognuno può dare un contributo affinché questa giornata abbia la forza necessaria per rompere il silenzio e riportare, almeno per un giorno, la cultura al centro del dibattito, fuori dalla trita retorica nazionale.
Dopo anni di frammentazione, è il momento di provare a costruire una voce comune, insieme. La riuscita dello sciopero dipende da tutte e tutti noi. Per la dignità, contro ogni sfruttamento.
Mi Riconosci? Sezione Toscana
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