Il suolo non è una merce di scambio. Un convegno a Bagno a Ripoli

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19 maggio 2026, una sala piena, un dossier costruito atto per atto, due relatori e un sindaco: a Bagno a Ripoli il consumo di suolo smette di essere materia per tecnici e diventa una questione democratica.

La Sala Teatro del Circolo ARCI di Osteria Nuova, lo scorso 19 maggio, era piena. Non di addetti ai lavori, ma di cittadini, associazioni e amministratori, fino al sindaco. È un dato politico: il suolo ha smesso di essere un tema da convegno specialistico ed è tornato il terreno su cui si decide la vita di una comunità. Da qui la serata promossa da Per una Cittadinanza Attiva – Bagno a Ripoli, prima tappa di un percorso più lungo.

Ad aprire i lavori è stato il presidente Emanuele Bazzaco: il suolo non è una merce di scambio, ma — ha detto — “la nostra pelle, la nostra storia, l’eredità da consegnare intatta ai nostri figli”. Una pianificazione guidata solo da logiche economiche produce ricadute concrete: inquinamento, perdita di spazi collettivi, rischio idrogeologico, costi pubblici che gli oneri di urbanizzazione non ripagano.

Il dossier: non singole opere, ma un effetto cumulativo

Il quadro introduttivo, curato da Laura Righi, ha presentato il dossier che l’associazione sta costruendo solo su fonti istituzionali: dati ISPRA, atti comunali, strumenti urbanistici. Tra il 2006 e il 2024 Bagno a Ripoli registra 75,98 ettari di incremento lordo del consumo di suolo, a fronte di 4,19 ettari di ripristini: il saldo netto resta pari a 71,79 ettari. Nel 2024 il territorio comunale registra 758,4 ettari di suolo consumato, pari al 10,27% della superficie comunale: un valore superiore alla media regionale, provinciale e nazionale E tutto questo mentre la popolazione è in calo e il patrimonio abitativo esistente presenta una quota significativa di abitazioni non occupate: difficile giustificare nuova edificazione con un fabbisogno che i dati disponibili non confermano.

La forza del lavoro sta nel metodo: i casi, letti negli atti, non sono affatto scelte ordinarie. Lo mostra il sistema Viola Park/Viola Parking a Pian di Ripoli. Il nuovo centro sportivo dell’ACF Fiorentina è una delle maggiori trasformazioni comunali, approvata nel 2020 non con il Piano Operativo ordinario ma con una variante specifica anticipata. Il dossier richiama un dimensionamento rilevante: 21.714 mq di SUL complessiva, di cui 20.000 mq di nuova edificazione e 1.714 mq dal recupero dell’ex centro ENEL. Nello stesso biennio 2020–2021 ISPRA registra il maggiore incremento di suolo consumato dell’intera serie comunale. Il dossier segnala questo rapporto cronologico come elemento da verificare puntualmente, senza attribuire automaticamente l’intero picco al Viola Park.

Distinta è la vicenda del Viola Parking: circa cinque ettari di area agricola periurbana di pregio paesaggistico, autorizzati come uso “temporaneo” a servizio del centro sportivo. La vicenda è stata oggetto di contenzioso davanti al TAR Toscana e al Consiglio di Stato, fino alla sentenza del Consiglio di Stato n. 1884/2026 e alla successiva delibera comunale del 31 marzo 2026, finalizzata a mantenerne l’uso temporaneo in vista di una variante che potrebbe renderlo permanente. Proprio per questo il Viola Parking non va confuso con il dato ISPRA già rilevato per il periodo 2020–2021: è una vicenda successiva, che segnala il rischio di consolidare ulteriore consumo di suolo agricolo periurbano proprio dove il consumo di suolo dovrebbe diminuire.

Accanto, gli ampliamenti di Capannuccia, le aree di margine e di “completamento”, l’International School of Florence, le grandi infrastrutture. Ciascun caso porta criticità documentate: varianti, premi di volumetria, usi temporanei, contenziosi.

Il dossier non attribuisce a ciascuno una quota del dato ISPRA, ma chiarisce che insieme definiscono una traiettoria. È questo l’effetto cumulativo: una catena di decisioni, varianti, autorizzazioni, opere connesse e usi temporanei che, anche quando vengono presentati come casi distinti, finiscono per comporre una traiettoria unica. Non siamo davanti a episodi neutri o marginali, ma a un modo di governare il territorio che continua a trattare il suolo come riserva disponibile.

Da qui la necessità di un cambio di metodo, non di un eterno “no”: misurare prima di decidere, evitare nuovo consumo quando esistono alternative, ridurre davvero l’impatto, compensare solo dove non vi siano altre soluzioni e rendere trasparenti le trasformazioni.

Pileri: il suolo è un corpo vivo, e l’Europa lo ha capito 

Paolo Pileri (Politecnico di Milano) ha posto un problema culturale: amministratori e progettisti decidono sul suolo senza sapere “che cosa sia”. Non una superficie da occupare, ma un corpo vivo, un volume in cui batteri, funghi e radici catturano carbonio e regolano il clima; il 60-70% dei suoli europei è ormai “malato” e, sigillato, non si ricrea.

Ma il cuore politico è stato il Regolamento europeo sul ripristino della natura (Reg. UE 2024/199), in vigore dall’agosto 2024: non una direttiva da recepire, ma una norma vincolante e immediatamente applicabile. L’articolo 8 impone che entro il 2030 non vi sia perdita netta di verde urbano — vale per 2.761 Comuni italiani, Bagno a Ripoli compreso, con monitoraggio satellitare. E la strada operativa esiste già: l’“urbanistica del togliere”, la depavimentazione delle superfici impermeabili. La transizione non è un’opinione: è legge.

Berni: dalla resistenza al progetto civico 

Francesco Berni (Università di Perugia) ha portato l’esperienza del Parco della Piana di Assisi. Lì un intervento edilizio in un luogo simbolico aveva acceso una protesta popolare, ma la rete di nove associazioni nata da quel “no” non si è fermata all’opposizione. Ha trasformato gli spazi aperti “da sfondo a bene comune”, costruendo un parco multifunzionale e una rete ciclabile disegnata coi cittadini, poi acquisita nel piano della mobilità. La lezione per Bagno a Ripoli: “le norme non bastano”. Servono alleanze, divulgazione, radicamento e scelte forti dentro una transizione giusta.

Il confronto con l’amministrazione: due tempi diversi 

Nel dibattito è emersa la distanza decisiva. Il sindaco Francesco Pignotti ha riconosciuto il regolamento europeo, ma ne ha argomentato un’applicazione graduale: le Regioni sono ancora in consultazione, manca una normativa statale di recepimento, un’amministrazione eletta non può “spegnere il bottone” dall’oggi al domani. Pileri ha replicato che il regolamento è già vincolante, e una misura di salvaguardia ministeriale consente di sospendere gli interventi che riducono il verde urbano. Un anno e mezzo senza che i Comuni ne discutano non è una difficoltà tecnica, ma una scelta.

Qui si misura la frattura della serata: da un lato relatori, dati e cittadini che chiedono un cambio di paradigma; dall’altro una risposta amministrativa che ragiona in termini di gradualità e continuità.

Dal dossier al laboratorio civico 

Il dossier non è un atto d’accusa, ma uno strumento di cittadinanza: serve a leggere insieme scelte finora frammentate e ad aprire una discussione pubblica informata. La sfida comincia adesso: farne un laboratorio civico permanente, capace di pretendere trasparenza e un altro modo di trattare il territorio. Perché difendere il suolo non è un tecnicismo: è il modo in cui una comunità decide il proprio futuro. 

a cura di Laura Righi ed Emanuele Bazzaco

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