Resistere alla canicola a Firenze

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Il centro abitato di Firenze è situato in una conca intermontana e ha estate molto calda e poco piovosa. La ventilazione notturna prevalente è (nord)orientale, convogliata principalmente dai solchi vallivi (es. Terzolle-Rio Freddo), tuttavia in estate ridotta spesso a lievi bave di brezza di monte, mentre la più energica brezza di valle nel pomeriggio risale profondamente il corso dell’Arno e lambisce la porzione ovest della città.

Il cambiamento climatico registrato negli ultimi decenni si evidenzia soprattutto con l’aumento della temperatura media estiva, del numero di giorni molto caldi, che iniziano a presentarsi sempre più presto (dopo un giugno che pareva luglio, nel 2025  il giorno più caldo è stato il primo luglio, quasi replicato da alcuni giorni d’agosto), e delle ondate di calore in numero e durata. Il report estate 2025 lascia presagire come potrebbe essere anche l’estate 2026.

Il Piano del Verde e degli Spazi aperti del Comune contiene un tematismo “clima” ove si individuano le isole di calore, calcolando la popolazione esposta, e le isole di fresco. Queste ultime sono presenti quasi esclusivamente nei boschi e in pochi grandi parchi dalla densa copertura arborea beneficiari della brezza di valle, in collina o non troppo distanti dall’Arno; le terre incolte e le colture annuali e arboree non rinfrescano significativamente e sono soggette a incendi boschivi o di vegetazione, qualcuno si registra anche nel territorio urbanizzato.

Incendi boschivi nel Comune di Firenze e immediati dintorni dal 2009

All’interno del territorio urbanizzato, come definito dal Piano Strutturale, ci sono poche isole di fresco: le porzioni più fittamente boscate del Parco delle Cascine e del Parco Florentia e qualche punto particolarmente ventilato delle sponde dell’Arno, dall’Anconella al confine comunale occidentale.

Se confrontiamo le isole di fresco interne al territorio urbanizzato con le aree verdi comunali individuate come rifugi climatici, si osserva come la maggior parte dei rifugi sia costituita da unità troppo piccole e magari circondate da trafficata viabilità per poter svolgere effetti di mitigazione climatica oltre l’ombreggiamento. Fortunatamente per l’immediato vicinato, Villa Strozzi e Villa Fabbricotti hanno cancelli aperti sul territorio urbanizzato e contengono isole di fresco. Un’altra isola di fresco è accessibile al pubblico, ma con modalità museale: parte del Giardino di Boboli, la lecceta chiusa non recentemente capitozzata per motivi conservativi.

 

Lecceta recentemente capitozzata al Giardino di Boboli

Il Parco romantico della Petraia ha orari ridotti rispetto al fabbisogno dei residenti, è gratuito solo per i minorenni, diversamente è richiesto il pagamento del biglietto o di un abbonamento, la porzione a carattere boschivo è peraltro difficilmente accessibile e l’unico cancello si trova ben oltre dieci minuti a piedi dal territorio urbano ove vivono i potenziali fruitori diretti.

Rifugi climatici comunali e privati

Oltre ai parchi e giardini mappati, dotati di fontanelle, il Comune riconosce funzione di rifugio climatico a sette biblioteche civiche climatizzate, che tuttavia chiudono a rotazione per alcune settimane in piena estate. A queste possono aggiungersi le sedi BiblioCoop site in punti vendita dall’ampio orario d’apertura. Solo una parte della popolazione riesce a raggiungere un rifugio climatico efficace entro dieci minuti a piedi dal domicilio, percorrenza da non superare in giornate molto calde soprattutto da parte di persone fragili. Esaminiamo dunque quali sono le aree cittadine più svantaggiate:

– le quattro aree elementari più densamente abitate, con copertura artificiale del suolo superiore al’80%, tre delle quali si trovano nel Quartiere 5 (Leopoldo, Viesseux, Novoli-Baracca Est), dotate di BiblioCoop, ove gran parte della numerosa popolazione dista più di 300 metri dall’ingresso di un rifugio, e una nel Q1 (Puccini-Ponte alle Mosse), afflitta da una delle principali isole di calore urbane e da inquinamento da traffico, ove non vi sono né biblioteche climatizzate né aree verdi valide (non si può accettare come tale il giardino di 0,20 ettari in Piazza Puccini); il mantenimento/creazione di spazi aperti pubblici con estesa copertura arborea e il collegamento ciclopedonale col Parco delle Cascine attraverso l’aerea ex OGR è palesemente irrinunciabile per compensare lo svantaggio climatico di questa area elementare.

Ampia porzione del Quartiere 1 di Firenze priva di rifugi climatici raggiungibili a piedi, verde pubblico ridotto a meno di 0,50 ettari complessivi; l’area ex OGR lo divide dalle Cascine

Le aree della città a maggior reddito procapite medio non se la cavano molto meglio: il CAP 50132 Savonarola, privo di biblioteca climatizzata, ha giardini ombrosi piccoli e bordati da strade trafficate e con aria inquinata. Il CAP 50129 San Gallo ha una densità edilizia notevole, aggravata dal nuovo insediamento al posto del soppresso ospedale militare. Il CAP 50121 registra una curiosa anomalia: ha grandi aree verdi private non accessibili, una museale universitaria. Il benestante CAP 50123 è piuttosto distante dalla porzione utile del Parco delle Cascine, alla quale si giunge da Corso Italia attraversando a piedi l’area di sosta dei pullman turistici e il Giardino della Catena, non incoraggianti.

Unica consolazione per chi vive nelle strette vie del centro storico raggiunte dai raggi solari per poche ore al giorno è l’inerzia termica a livello pedonale, anche dove la temperatura superficiale (quella dei tetti) è alta, inerzia che ritarda il riscaldamento mattutino dell’aria; i piani terreni di antichi palazzi vantano condizioni termiche favorevoli, si pensi per esempio agli appartamenti estivi di Casa Martelli.

Le aree a minor reddito procapite, Isolotto e Le Piagge, sono meno densamente costruite, non sono afflitte da isole di calore intenso, soddisfano i requisiti 3, 30, 300 dello standard Konijnendijk, ma le biblioteche comunali sono distanti da gran parte delle abitazioni.

Piazzale Vittorio Emanuele II, accesso dall’area UNESCO al Parco delle Cascine

Come migliorare in futuro

Uno studio pubblicato sull’Italia forestale e montana Vol. 81n.1 (2026) centrato sulla realizzazione di un giardino sperimentale finalizzato all’abbattimento dei principali agenti inquinanti, estende le proprie osservazioni al soddisfacimento dei requisiti Konijnendijk riferiti agli abitanti di Firenze: il 38% non beneficia di nessuno dei tre. Detto studio rende implicitamente evidente la soluzione più promettente per resistere alla canicola e all’inquinamento: inverdire ogni area non edificata, privilegiando specie arboree efficaci nell’abbattere gli inquinanti (senza tuttavia ridurre la biodiversità complessiva!). Per massimizzare i risultati vanno appositamente ripensati tutti i progetti di rigenerazione urbana, prevedendo una moratoria del Piano Operativo vigente. Ove si presentano insormontabili ostacoli all’inverdimento massivo, si ricorre talvolta all’incremento dell’albedo con pavimentazioni stradali chiare drenanti, che si scaldano meno e assorbono parte della pioggia che vi cade.

Pocket garden con pavimentazione drenante ad albedo elevata

La Regione Toscana ha condotto rilievi sperimentali a Lucca e a Prato a proposito dell’albedo delle superfici artificiali, derivandone temi cartografici su Geoscopio. La vegetazione arborea, pur avendo albedo simile a quella dell’asfalto consunto, si scalda meno delle equivalenti superfici artificiali, per traspirazione, tuttavia ridotta nelle ore più calde in cui si chiudono gli stomi come difesa dalla disidratazione, e per uso di parte dell’energia radiante per la fotosintesi. Similmente i pannelli fotovoltaici, con albedo prossima a quella dell’asfalto fresco, si scaldano meno, dato che sino al 22% della radiazione è convertito in energia elettrica. I tetti in cotto caratteristici di Firenze hanno albedo doppia rispetto all’asfalto consunto e alle pietre scure.

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Paolo Degli Antoni

Paolo Degli Antoni, dottore forestale, Comitato Ex Fiat Belfiore-Marcello

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