OGR, l’alternativa al cemento esiste. E in migliaia la rivendicano

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Il 28 maggio scorso, in occasione della presentazione della petizione per salvare le Cascine e le OGR dal cemento, che ha raccolto ad oggi quasi tremila firme, ho presentato una breve disamina urbanistica sul caso OGR concludendola sulle possibili alternative per le Cascine libere da nuove devastanti lottizzazioni. La riproponiamo qui. (i.a.)

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Il comparto delle ex OGR rientra, fin dal Regolamento urbanistico (RU) di Nardella, nella categoria delle “aree di trasformazione”. Sia nel RU che nel Piano Operativo (PO) vigente, ad ogni “area di trasformazione” corrisponde una scheda norma che costituisce “disciplina speciale”, cioè una disciplina di intervento in deroga alle norme del piano.

Sostanzialmente, come sulle altre aree di trasformazione (San Gallo, ex teatro Comunale ecc.), vige un regime di sospensione pianificatoria, un vuoto previsionale. In altre parole, uno stato di laissez-faire utile ad assicurare massima libertà alla speculazione immobiliare finanziarizzata (alle cosiddette SGR, società di gestione del risparmio che investono sull’immobiliare).

Lo abbiamo chiamato “sistema Firenze”. Esso è fondato su:
contrattazione pubblico-privato (niente informazione, niente partecipazione);
semplificazioni procedurali (ad es. niente VAS; oppure richieste di pareri all’Arpat poi messi nel cassetto ecc.);
facilitazioni tramite misure fiscali (come la monetizzazione degli standard);
delega di funzioni urbanistiche a soggetti terzi, a Soprintendenza, BEI o Cassa Depositi e Prestiti, enti cui non sono intestate competenze pianificatorie, né regolatorie dal punto di vista edilizio. Ad esempio, per le OGR, come per l’ex ospedale militare di via San Gallo, non è il Comune a indicare le altezze massime, sarà la Soprintendenza a verificare che i nuovi edifici non ostruiscano le visuali: abbiamo visto infatti cosa sta succedendo a San Gallo, ora sotto la lente della Magistratura.

 

La “scheda norma”

In effetti la scheda-norma relativa alle OGR non prevede altezze massime (ma la sindaca sulla stampa rassicura che non si supereranno i 40 e passa metri del teatro).

Nella scheda troviamo invece indicazioni vaghe, ovvie, quasi di buon senso, come: armonia delle forme, permeabilità degli spazi, rispetto dei vincoli paesaggistici, e – per grazia ricevuta – anche il divieto di demolizione dell’edificio “Riparazione carrelli” vincolato dalla Soprintendenza. Tale disposizione non deve stupire: in effetti si rende necessaria perché, con una variante al RU, a Firenze è stata abolita l’obbligatorietà del restauro sui monumenti storici; questa prescrizione era invece assente sull’ex ospedale San Gallo in cui la demolizione di parti vincolate è in effetti avvenuta.

La scheda norma comunque prevede 42.000 mq di SUL (superficie utile lorda) – la superficie di otto campi da calcio – i cui usi sono suddivisi in: 60% residenziale; 16% direzionale (finto studentato?); 15% turistico-ricettivo (6.300 mq ad albergo), 9% commerciale.

 

Il progetto

Il progetto per le OGR è disegnato in base ai desideri della proprietà, cioè in termini di dividendi e remunerazione degli investitori, anziché in base al fabbisogno espresso dalla popolazione insediata.

Privo dunque di giustificazioni sociali, il progetto OGR viene presentato sotto forma di ricatto: «o così o altri 50 anni di degrado, spaccio e criminalità» (parola di Desideri, incaricato del progetto che in tal modo si è espresso sul “Corriere fiorentino”, 13/02/2026; gli abbiamo risposto qui).

Sul progetto, che non è ancora stato depositato in Comune, regna un silenzio che impedisce qualsiasi espressione di giudizio e di partecipazione popolare. Quanto sappiamo trapela dalla stampa.

Sappiamo di edifici “alti”, giustificati peraltro con una scusante in chiave green – «Così si libera suolo per il verde e le attività culturali»: ma come ognun sa, con l’altezza si incrementa piuttosto la rendita immobiliare.

Abbiamo letto di:

un “art district”; una “cittadella” con piazze ed hotel; un museo di arte contemporanea. Schmidt parlò di Grandi Uffizi. Oggi, in epoca di social washing conclamato, si parla vagamente di una piscina pubblica (ma sarà il privato che poi se ne assumerà la gestione, un po’ come a Milano, con biglietti d’accesso proibitivi?);
– un’area cospicua che sarà dedicata a uno “sviluppo residenziale” di alta fascia;
– e infine, si suppone in fondo al lotto, un effimero social housing (quando ci sarebbe bisogno di ERP, e comunque non in quell’area che a nostro giudizio deve rimanere verde).

 

Il piano attuativo

Dal punto di vista procedurale, il progetto assumerà la forma di Piano attuativo. L’iter prevede perciò: adozione in Consiglio comunale, osservazioni (aperte a chiunque) e infine approvazione in Consiglio.

Ad oggi l’iter concessorio non è stato ancora avviato. 

È dunque importante far valere ora le nostre proposte e rivendicazioni per una giustizia spaziale, per una città vivibile, accogliente e più uguale. Prima che sia troppo tardi.

 

Il nostro progetto

Richiediamo una revisione delle previsioni sull’area, e il suo rientro nel demanio pubblico o comunale.

Richiediamo giustizia spaziale, equa distribuzione dei benefici e degli oneri sul territorio.

Richiediamo luoghi di emancipazione sociale e culturale, e di uguaglianza, capaci di risarcire, di riparare il dissennato sviluppo delle periferie; luoghi destinati a usi di interesse comune, di una “pubblica utilità” vera, dimostrabile, quali poli integrati di mutualismo, officine municipali, centri ambientali, spazi della memoria del lavoro e dei ferrovieri (attivi nell’antifascismo), aree da destinare a funzioni aggregative e non a pagamento all’aperto.

Insomma, l’alternativa esiste. Ed è praticabile.

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Il testo è stato presentato all’affollata assemblea pubblica Salviamo le Cascine. No al cemento alle ex OGR, indetta da Salviamo Firenze x viverci presso il ridotto del teatro Puccini, il 28 maggio scorso. La petizione in difesa dell’area OGR, scaturita dall’assemblea, si può firmare (e far circolare) a partire da questo link.

A questo link si possono rivedere i molti interventi: https://www.perunaltracitta.org/homepage/2026/06/02/no-cemento-alle-ogr-una-petizione-da-firmare-e-far-circolare/

A questo link si possono trovare gli articoli che La Città invisibile/La Città manifesta ha dedicato al caso OGR, utili per ricostruire l’intera vicenda:  https://www.perunaltracitta.org/homepage/2026/05/26/ogr-i-nostri-articoli-su-un-bene-pubblico-svenduto-al-capitale-finanziario/

 

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Ilaria Agostini

Ilaria Agostini, urbanista, insegna all'Università di Bologna. Fa parte del Gruppo urbanistica perUnaltracittà. Ha curato i libri collettivi Urbanistica resistente nella Firenze neoliberista: perUnaltracittà 2004-2014, Firenze fabbrica del turismo e Turismo di classe: studentati di lusso e selezione sociale a Firenze

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