L’approvazione del nuovo Regolamento rimpatri, che si è tenuta il 17 giugno 2026 al Parlamento europeo, è avvenuta con 418 voti a favore, 218 contrari e 30 astensioni. Tra le urla di «Send them back», ovvero rimandiamoli a casa, si decreta anche la fine dell’umanesimo europeo. Ma il suo fantasma era già in mezzo a noi.
Altayep è un giovane sudanese di 24 anni che prima della guerra studiava e lavorava. Altayep in arabo significa: “buono” e “gentile” e mi sembra un nome perfetto per lui. “In Sudan è normale fare due lavori, io facevo il fornaio e il guidavo il taxi. Poi studiavo legge all’università”. Mentre parliamo cerca una foto che gli aveva mandato il padre: due proiettili che avevano colpito la loro casa. Il padre adesso è al fronte a combattere la guerra fratricida che ha colpito il Sudan dal 2023.
Qual è stato il momento più duro del tuo viaggio?
“Libia e Tunisia. Le milizie libiche erano molto dure con noi, perciò sono andato in Algeria e poi in Tunisia. Sono rimasto lì circa sette mesi, otto mesi. Ero nella città di Sfax. Non ti affittano case, non puoi lavorare”.
In Tunisia ci sono le milizie?
“Non come in Libia ma ma se ti prendono ti portano nel deserto dell’Algeria oppure ti portano nel campo di Al Assaf in Libia in cambio di benzina”.
Questa testimonianza si aggiunge a quelle del Report State Trafficking, come ulteriore conferma della violenza che le persone subiscono alla frontiera libica-tunisina, dove, intercettate da apparati di sicurezza tunisini, sono arrestate e successivamente vendute a gruppi armati e autorità libiche in cambio di denaro, carburante o droga. L’indagine stima che, tra giugno 2023 e dicembre 2025, circa 7.400 persone siano state vittime di questa tratta.
Quindi c’è una collaborazione tra Tunisia e Libia?
“Si, se ti prendono per strada a Sfax ci sono due vie, una a sinistra che ti porta in Libia e una a destra che ti porta in Algeria. Se il bus va in Libia, i prigionieri cercano di rompere il bus per uscire. Ma se vanno in Algeria, non c’è problema per i prigionieri”.
E quando l’hai preso tu, cosa è successo?
“Io sono andato da solo attraverso la via di wasir”.
Hai preso l’autobus pubblico che prendevano tutte le persone?
“Si. L’area di Tataouine (Tunisia) è un’area turistica, quindi la polizia ci prende senza farci niente, per evitare che i turisti ci guardino”.
Il Report State trafficking, che denuncia una tratta di Stato, è stato pubblicato a fine gennaio e presentato al Parlamento europeo, inchiodando l’Europa alle sue responsabilità. Nel luglio 2023 è stato firmato il Memorandum d’intesa con la Tunisia, alla presenza della premier italiana Meloni, della presidente della Commissione europea Von der Leyen e del presidente tunisino Saied: l’UE ha destinato alla Tunisia circa 105 milioni di euro per gestione delle frontiere, fino a 900 milioni di euro di assistenza macrofinanziaria e 150 milioni di euro di sostegno diretto al bilancio tunisino.
Sulle frontiere, la vita non ha più valore in sé ma dipende dal suo valore di scambio sul mercato. Salim, un altro testimone che ha sperimentato l’attraversamento libico-tunisino, ci racconta: “Per venire in Italia, ho provato a partire da Zuara in Libia ma non ci sono riuscito subito. Così sono andato a Sfax in Tunisia. Ma quando sono arrivato la polizia tunisina ci ha trovati e ha chiamato la polizia libica. Hanno contrattato tra loro per venderci a circa 500 euro a ragazzo. I libici ci hanno comprato dalla polizia tunisina ma noi, dopo, abbiamo dovuto pagare molto di più. Come un animale, capito? Non come delle persone”.
Salim si riferisce al riscatto che ha pagato per uscire dai lager libici. Sua madre, dopo aver sentito al telefono le urla del figlio mentre veniva torturato dalle milizie libiche, gli ha mandato tre mila cinquecento euro. Sette volte tanto.





