Villa Le Brache si trova a Castello, e apre il percorso che da Via di Bellagio si snoda lungo via di Castello, via della Petraia per accedere alla Villa medicea di Castello, Villa Corsini e alla Villa Medicea della Petraia. Con delibera n.35/2026, del 20 luglio scorso, il Consiglio Comunale di Firenze prima di conoscere l’esito di tutte le verifiche, ha approvato lo “schema di progetto“ per la costruzione del nuovo auditorium e il riassetto generale del complesso di Villa le Brache.
L’Istituito ci riprova, dopo 11 anni dalla presentazione di una richiesta analoga, non andata a buon fine per le reazioni degli abitanti di Castello. Ci riprova presentando un’idea di progetto più raffinato, certamente diverso, almeno in apparenza, da quello devastante della Centrale elettrica Enel in via di ultimazione al Sodo, all’altro estremo di Castello.
Dall’alto si vedrà “solo“ un verde praticello che camufferà, in parte, la struttura semi-ipogea, richiamando forse le valenze anche archeologiche della zona. Lo scavo, quindi, non interesserà l’intera altezza dell’edificio, mitigando così l’impatto visivo sulle colline vincolate di Castello e mimetizzando, nel paesaggio circostante, i profili della nuova struttura, che si svilupperà sotto il livello di campagna, interagendo con le falde, più o meno profonde, che rendono fragile anche sotto l’aspetto idrogeologico, questo territorio a valle delle colline e di Monte Morello.
Per realizzare le fondazioni a una profondità di circa 5 metri dal piano di campagna, questa operazione impermeabilizzerà una superficie di 2.400 mq. e produrrà la movimentazione di circa 12.000 metri cubi di terra da smaltire da qualche parte.
Questo nonostante il vincolo idrogeologico che, in un contesto come quello dove è inserita Villa le Brache, vieterebbe queste opere. Perché consumano e cementificano permanentemente il suolo delle pertinenze scoperte di impianto storico. Pertinenze che sono elementi strutturali del Paesaggio e non semplici aree edificabili. Solo in caso di interventi che si rendono necessari, le coperture devono adottare soluzioni compensative per garantire la continuità dell’ecosistema.
Ma basta il “tetto verde“ a compensare un intervento che agisce su un equilibrio reso ancora più precario dai cambiamenti climatici che si annunciano sempre più devastanti? Devastanti anche per le scelte scellerate e senza scrupoli che alterano, spesso irrimediabilmente, gli equilibri dell’Ambiente, con ricadute pesanti e inimmaginabili sugli abitanti. Ci siamo già dimenticati delle alluvioni che hanno devastato Campi e quella più recente che ha allagato Sesto Fiorentino, in una zona non tanto distante dal confine con Castello, confine segnato dal Torrente Termine a pochi passi da Villa le Brache?
Ci risponderanno che con la tecnologia si può compensare tutto.
Si farà, forse, anche il “Ponte sullo strutto di Messina“ (Giovanni Amaducci), ma il buco nero e la contraddizione, stanno proprio qui. Il buco nero, riguarda la modalità adottata da chi sta governando Firenze che impedisce il confronto con chi abita quotidianamente questi luoghi e sceglie una scorciatoia anche per sottrarsi alle normali e consolidate procedure che regolano e controllano, prima di approvarlo, le diverse fasi di un progetto edilizio e urbano. La contraddizione riguarda l’Istituto Buddista su cui mi soffermerò alle conclusioni di questo contributo.
La trovata adottata dal Comune di Firenze, per legittimare questa operazione, è quella di riprendere e riproporre, nel Nuovo Piano Operativo Comunale (mantenendo la stessa numerazione), l’art. 35, comma 5, delle Norme Tecniche di Attuazione, una modalità che esisteva nelle Norme Tecniche del Regolamento Urbanistico previgente. Una norma che permette di approvare uno “schema progettuale“ prima di conoscere l’esito di tutte le verifiche. Basta quindi solo questo passaggio per legittimare, ma solo politicamente, un’opera di questa portata.
Senza variante urbanistica; senza pubblicazione (non rendendo possibile produrre osservazioni formali per cambiare); senza consultazione della popolazione. Senza conoscere l’esito delle verifiche come quella paesaggistica, archeologica, geologica, idrogeologica, ecc. ecc. Eppure Villa le Brache è in territorio rurale, nel “sub sistema della collina coltivata“, fuori dal perimetro del territorio urbanizzato di Firenze, è classificata come “ambito di pertinenza“ ad elevato valore paesaggistico; ricade sotto il vincolo paesaggistico (Massiccio di Monte Morello, DM 23/12/1952, articolo 136 del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio); la Villa e le sue pertinenze sono beni culturali tutelati (articolo 10 del Codice dei Beni Culturali). L’intero complesso è nella buffer zone UNESCO delle ville medicee e del Centro Storico di Firenze.
Senza conoscere inoltre le dimensioni definitive dell’opera, i materiali, le quote, le opere di mitigazione, ecc. che verranno stabilite in fase di rilascio dei titoli edilizi. Insomma si pospone la partenza all’arrivo.
Ma chi e come si controlla?
La trasformazione dell’ex Teatro Comunale di Firenze, il cosiddetto “cubo nero“, ha aperto una sorta di vaso di Pandora su Firenze, mettendo in luce irregolarità e rimpalli di responsabilità fra Comune, Soprintendenza, la Commissione per il Paesaggio, ecc… Su alcune operazioni, che riguardano un patrimonio pubblico di pregio, svenduto e trasformato in strutture extra lusso ad uso turistico-alberghiero, la Magistratura ha avviato delle inchieste.
Se a pensar male si fa peccato…. c’è da essere preoccupati per tutti i controlli che devono essere ancora effettuati a Villa le Brache, dove, se questo intervento andrà in porto produrrà, utilizzando i pochi dati noti: nuovo consumo di suolo (2.400 mq.); chiuderà nel cassetto delle buone intenzioni l’impegno di “zero nuovi volumi“ (19.200 mc. circa sarà il volume del nuovo auditorium che raddoppia gli attuali 400 posti a 800); incrementerà di 38 posti auto, con accesso dalla Via di Bellagio, aumentando la superficie di 960 mq., che si aggiungeranno ai 95 posti auto esistenti che occupano una superficie di 2.960 mq.; aumenterà il carico urbanistico; il traffico automobilistico.
Un bel bottino insomma, in cambio di un generico impegno della Soka Gakkai di condividere, con il Quartiere e la Città gli spazi verdi e il nuovo auditorium, qualificato come “dotazione territoriale“, ossia come standard che serve alla collettività, quindi per uso pubblico, non condizionato dall’Istituto Buddista.
A Castello questa modalità diventa una prassi per trasformare la città, un modello da esportare e utilizzare (là dove servono le scorciatoie), per il governo delle trasformazioni edilizie e urbane di Firenze.
Rifletto sulle contraddizioni dell’Istituto Buddista che abita, piuttosto appartato, a Villa le Brache ormai da tempo, curandone dal 1986 il restauro architettonico, il recupero e la valorizzazione degli spazi esterni per farla diventare, come han detto loro, “un piccolo paradiso“. Dopo l’insuccesso del primo tentativo per realizzare un nuovo auditorium, l’Istituto ha continuato la sua ricerca per riformulare il suo progetto, affidandone, il probabile successo, alla bio-architettura e alla struttura semi ipogea. Un “pacchetto“ che ha suscitato l’entusiasmo dei nostri amministratori e del Consiglio Comunale. Di questo ultimo progetto, che arriva in piena estate attraverso i giornali agli abitanti increduli di Castello, nessuno sapeva niente, neppure alcuni seguaci Soka Gakkai che abitano nel Rione.
Seguire le proprie credenze è un diritto sancito dalla nostra Carta Costituzionale, ma questo può prevalere sul diritto alla salvaguardia dell’Ambiente e sul diritto di parola delle persone che lo abitano quotidianamente? Ma è proprio un diritto risolvere il bisogno di avere sempre più spazi, che comportano costi altissimi per realizzarli e non solo per l’Ambiente e di chi lo vive, ma anche per l’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai? Non è per essere curiosi, ma quanto costa realizzare un progetto simile in un contesto così delicato come quello di Castello?
Quello che colpisce e fa star male, è il venir sempre meno del senso e del valore della misura, anche di chi si ispira ai valori della non violenza (che riguarda non solo quella sulle persone, ma anche sull’Ambiente), dell’armonia con e fra tutte le creature che abitano il Pianeta.
Questa bulimia ha trasformato e segnato negli anni Firenze, sottraendola ai suoi abitanti, senza risparmiare Castello. E’ un processo in corso che non si arresta neanche per salvaguardare ciò che ancora rimane dell’equilibrio, dell’unicità e bellezza del suo Paesaggio che “è tutto ciò che ci circonda, è tutto quello che costituisce il nostro ambiente di vita e che influenza il nostro benessere“ (Carta Europea del Paesaggio).
I nostri amministratori hanno già dimenticato che la Convenzione del Consiglio d’Europa sul Paesaggio è stata firmata a Firenze il 20 ottobre 2000. Hanno dimenticato di aver celebrato i 25 anni della firma solo lo scorso anno, a Villa Petraia. Uno dei punti approvati, alla fine dei due giorni di lavoro, dice: “Accogliamo positivamente il Nuovo Patto Democratico per l’Europa, lanciato dal Segretario Generale del Consiglio d’Europa e sottolineiamo il ruolo della Convenzione sul Paesaggio in questo contesto, come strumento importante per promuovere la governance democratica multilivello, rafforzare la partecipazione civica nelle decisioni politiche e l’accesso all’informazione, attraverso un approccio inclusivo e multistakeholder alla gestione del paesaggio che valorizzi la partecipazione pubblica, la cittadinanza attiva e la collaborazione locale”.
Alcune note conclusive
Se non si ha niente da nascondere non si impedisce, a priori, la partecipazione degli abitanti che conoscono valenze e criticità dei luoghi che accolgono ogni istante della loro vita quotidiana. Se non si ha niente da nascondere non si sottrae al controllo nessun passaggio che riguarda la trasformazione edilizia e urbana del proprio Rione e della propria città. Anzi si ha cura di renderlo accessibile anche alle persone meno esperte.
Richiamo una storia che riconduce alle rovine di Didime, un sito archeologico che si trova a sud dell’attuale città turca di Soke, dove il tempio dedicato al dio Apollo ha una particolarità che lo distingue dagli altri. La sua particolarità è quella di portare inciso sulle proprie facciate, le dimensioni reali del progetto esecutivo del tempio.
I disegni, graffiti sul marmo ad altezza d’uomo, riportano con precisione le dimensioni del tempio e di tutti i suoi particolari (dalle colonne, ai profili delle cornici, alle connessioni dei blocchi di marmo, ecc.). Questi disegni hanno la funzione di facilitare il lavoro delle maestranze e di rendere trasparente e aperto al controllo degli abitanti della vicina Mileto, di verificare quotidianamente l’aderenza al progetto del tempio, approvato dalla comunità. Un modo efficace per impedire, ad esempio, il malcostume delle “varianti in corso d’opera“ dove spesso, quello che non si è fatto entrare dalla porta, si fa rientrare dalla finestra. (da ciò che ricordo di un articolo di Gilberto Corretti, in P.A. Professione Architetto, n.4/1992).
Con questo progetto di Villa le Brache, che segue a breve distanza di tempo, quello della Centrale elettrica Enel in via di ultimazione al Sodo, Didime è ben lontana da Castello e da Firenze, dove non sono mancate e non mancano le mobilitazioni e le lotte degli abitanti, anche di quelli che pur non conoscendo Didime, la praticano quotidianamente.
2 agosto 2026, Fanny Di Cara, un’abitante di Castello






Mi pare che la soka gakkai sostenesse anche l’estrema destra in Giappone
Eccellente articolo di persona assai competente e sensibile. Lo farò circolare.