Confesso che con mia moglie abbiamo abolito da sempre la TV dall’arredamento di casa, però, quando ci capita di essere fuori con una TV a disposizione, vediamo pochi canali: RAI Scuola, RAI Storia, RAI 5, almeno non c’è quasi pubblicità, ma soprattutto non ci sono i notiziari preconfezionati dai guardiani dell’opinione pubblica, ancor più dopo l’inizio della guerra in Ucraina e la nascita della fase europea del riarmo. Ci è impossibile sopportare non solo una programmazione mediocre, ma soprattutto le dosi massicce e spudorate di propaganda bellicista secondo i dettami dell’Unione Europea, cioè della NATO, ovvero della fazione Neocon dominante negli Stati Uniti.
Il canale RAI Scuola non credo abbia un ascolto alto, anche perché è praticamente fatto di molte repliche essendo poco finanziato; però ci sono splendidi documentari, trasmissioni scientifiche molto divulgative e per questo chiare e non noiose. Mamma RAI ha deciso di eliminarlo. La morte del canale è un piccolo brutto segnale, ma non sarà pianto da molte persone.
La cosa più interessante è però l’alternativa che si vuol offrire al pubblico televisivo: RAI Italia. Viste le componenti del governo esistente si esalterà l’italianità, non poteva essere altrimenti: “Il canale si propone come racconto emotivo e crossgenerazionale dell’Italia. Il concept valorizza un “mosaico” di persone, paesaggi, tradizioni e trasformazioni, con focus su luoghi/borghi, artigianato e impresa, made in Italy, natura/ambiente, enogastronomia, turismo del patrimonio, eventi/folklore, innovazione e sostenibilità, musica/cultura popolare”. È la solita frittura mista della cultura di questa destra al potere, una retorica che somiglia a campanilismo più che allo storico nazionalismo imperialistico della destra come quando c’era lui. Curioso poi che il comunicato della RAI sia infarcito di anglicismi che stridono con l’italianità sbandierata; una criptica e ironica critica dell’Ufficio Stampa RAI?
Tutta l’operazione è una cosa sicuramente secondaria in mezzo ai problemi che dilaniano il nostro paese e il mondo, ma è significativa del livello della politica governativa che tenta di ostentare un nazionalismo minimale e campanilistico mentre allo stesso tempo costringe il paese ai dictat che vengono dalle fazioni Neocon e MAGA statunitensi e quindi dalle prescrizioni di NATO e Unione Europea (queste ultime sono immediata emanazione più della storica tradizione imperiale Neocon piuttosto che dei MAGA, attualmente in veloce dissolvimento).
Mettere insieme le roboanti esternazioni del (o della?) Presidente del Consiglio che ha fatto campagna elettorale promettendo la tutela gli interessi dell’Italia e vedere come si è piegata totalmente alla volontà del Presidente USA, cercando il suo consenso in ogni modo nella speranza di spuntare qualche benevolenza in più, è operazione impossibile. Il risultato è quello che spetta ad un paese vassallo che non ha diritto a dire no al padrone d’oltre oceano: offese e ironia. L’aver gentilmente rifiutato di intervenire direttamente in guerra all’Iran, ma promettendo di sminare lo stretto di Hormuz una volta vinta la guerra all’Iran, non ha salvato la (il?) Presidente Meloni dallo sberleffo e dal disprezzo in mondovisione.
La seconda carica dello Stato, il Presidente del Senato Ignazio La Russa, famoso per la sua pertinace nostalgia per la presunta grandezza del ventennio fascista e circondato in casa da busti del duce, si riduce ad alzare la voce verso i movimenti critici con le politiche subite, si contenta di nominare il figlio presidente dell’Automobil Club d’Italia, mentre mantiene il paese soggetto alle folli decisioni dell’impero declinante e sempre più feroce. Il nazionalismo del suo mitico Benito aveva un progetto da paura, puntava a fare dell’Italia un impero, oggi le destre al governo si impegnano solertemente a tenere l’Italia al servizio dell’impero americano; un neofascismo che ricorda più le dittature sudamericane totalmente asservite e senza alcuna autonomia.
Ma ovviamente tanta retorica al servizio di una politica minimale logora; se il Governo può celebrare la sua durata da record è da imputare più alla perfetta aderenza agli ordini del padrone che ai non-risultati ottenuti.
In questa situazione difficile ecco la panacea che qualcuno a destra aspettava: ecco che il generale Roberto Vannacci tira fuori una retorica ancora più feroce, un odio più intenso verso il diverso e i migranti per sostenere la lotta farlocca contro il nemico fittizio. Che altro senso ha la sua crescita se non rinfrancare le forze di destra ormai logorate? Ma chi spera qualche novità si inganna: Vannacci è uomo cresciuto e allevato dentro la NATO, non sarà l’uomo che farà rinascere la perduta grandezza del ventennio, sarà quello della repressione ancora più feroce; se mai arrivasse al potere trasformerà le sue dichiarazioni a favore della fine della guerra in Ucraina in sostegno a qualunque guerra di qualunque inquilino della Casa Bianca.
Sì, per sopravvivere meglio toglierci di torno qualche lezione di biologia o di matematica in favore di una RAI Italia che esalti la nostra presunta grandezza: forse la sagra del tortello o della scarpa d’autore? Imperativo è cercare di far dimenticare come un fascismo piccolo piccolo è e sarà solo ridicolo, ulteriore disastro per il paese sempre più asservito alla guerra, ad un riarmo suicida, a politiche liberiste funzionali agli interessi dell’1%, forse dello 0,1%. Il Nemico non è la Russia o l’Iran, il nemico l’abbiamo in casa, malamente nascosto anche nella sedicente opposizione.
Tiziano Cardosi
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Caro Tiziano, mi dai una bruttissima notizia. Condivido la tua repulsione per la TV specie quella di regime. Ma già tanto tempo fa, prima che il pessimo rignanese facesse pagare il canone Rai in bolletta (non dimentichiamoli certi passaggi del lavoro di questo losco figuro…!) dicevo che uno dei pochissimi motivi per cui pagavo il suddetto canone, era proprio l’esistenza dei canali Rai che nomini. In particolare Rai Scuola, con Rai Storia, facevano divulgazione di qualità media, anche molto significativa sul piano dei contenuti culturali, discutibili, che si cercavano di fare passare come quelli ‘giusti’ già in epoca berlusconiana. (Ovviamente accostare il ventennio del berlusca con la parola cultura fa rabbrividire…; perché in effetti è iniziato tutto da là!)
Quindi siamo a “Italiana powered by Rai” (e sfugge la ripetizione, pare!) Ma sarebbe meglio dire “Italiettiana”, per essere chiari. E si va di conseguenza a definire sempre meglio quella tragica aria da greve avanspettacolo fascistoide che risulta cara agli italiani da tanto, troppo tempo. E che poggia appunto sulla progressiva corrosione delle basi culturali medie dei cittadini, ma soprattutto sulla volontà di questi di non migliorare tali basi perché considerate non funzionali all’ascesa socio-economica di singoli e gruppi.
A tal fine verrebbe da ricordare la polemica sorta dalle dichiarazioni di Bonaccini sulla scolarizzazione dell’elettorato di destra, riprese ottimamente da Silvia Truzzi sul Fatto quotidiano del 3 settembre u.s. (rubrica “Fattidivita”) L’evidenza dei numeri cozza contro la limitatezza delle menti (a destra e sinistra) che li interpretano, ma alla fine tutto fa brodo, perché più ignoranti e disinformati sono gli elettori, meno essi votano (in assoluto e a sinistra); e quei pochi che votano, meglio li si può irretire con quattro paroline mal dette da figurine ‘politiche’ manco degne di un capocondominio.
Anche qui, i giovani potrebbero fare la differenza, in prospettiva. Potrebbero…