Giù le mani dagli Orti Urbani

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Da sempre, nel sabato pomeriggio di ogni giornata estiva Livorno si svuota. La tentazione di farsi un tuffo è troppo forte e lo è soprattutto in questa torrida estate, la meno calda di quelle a venire. E invece sabato 5 settembre le strade e le piazze di Livorno si sono riempite di migliaia di persone, fra le duemila e le tremila, che hanno preferito sfilare a difesa dell’ultima grande Oasi Naturale sopravvissuta in città. Sei ettari di suolo vergine sui quali il più grosso imprenditore edile di Livorno, presente in mille cantieri e mille appalti, vuole costruire 4 palazzi di 4 piani. La zona è ambita, fra il centro e il mare, anche se non si sa bene quali potranno essere gli acquirenti, visto che la popolazione residente è in picchiata costante (7.000 abitanti in meno negli ultimi 10 anni). Una speculazione resa possibile dai continui ribassi dell’asta fallimentare, andata deserta nelle prime tre sessioni e poi assegnata alla Ditta Frangerini per poco più di un milione di €, un terzo della base iniziale.

La ragione è semplice: da quattordici anni l’Oasi è occupata per impedirne la cementificazione. È per questo motivo che sono stati creati gli Orti Urbani, in modo da coinvolgere e assicurare la presenza costante dei difensori della natura incontaminata. Che sabato sono scesi per strada in una grande manifestazione a cui hanno partecipato oltre cento realtà collettive di Livorno, della Toscana (presente anche Antonella Bundu e una delegazione ex GKN) e pure da fuori Regione. Come il collettivo del Bosco Ospizio di Reggio Emilia, che proprio in queste settimane sta combattendo la stessa lotta contro la cementificazione. Un fiume pacifico e festoso di gente, sgorgato dall’Oasi Urbana e tracimato fino in Piazza del Municipio con tanto di canti e balli finali, per chiedere simbolicamente al Sindaco di prendere posizione. Perché il fatto è che Luca Salvetti, al suo secondo mandato, insiste nel difendere il Piano Operativo in cui ha confermato l’edificabilità dell’area, sia pure ridotta ad una percentuale del totale.

Una contraddizione evidente, per una Giunta di centrosinistra che si dichiara sensibile al verde e alla crisi ecoclimatica, resa ancora più evidente dalla presenza in corteo dell’Assessore Alberto Lenzi, livornese. Europa Verde è in maggioranza sia in consiglio regionale che a Livorno, sia pure in coabitazione con Sinistra Italiana, sotto il marchio AVS. E Lenzi ha ribadito quello che chiedeva a gran voce la piazza: il sindaco incontri il costruttore e lo convinca a trasferire altrove gli indici di edificabilità che ha vinto all’asta. Utilizzando, s’intende, uno dei tanti spazi già cementificati. Sono gli spazi abbandonati a sé stessi che si trovano ai margini della città “bene”. Quella stessa città degli oligarchi della rendita immobiliare, della cementificazione, delle crociere, del turismo mordi e fuggi, business che abbatte il reddito medio dei lavoratori e delle lavoratrici ben al di sotto della media regionale. Il popolo livornese difende il verde della sua ultima Oasi Climatica e l’idea stessa di una città sottratta alle speculazioni: una Livorno né “da bere” né tantomeno da mangiare.

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Esponente dell'Associazione Livorno Porto Pulito APS e referente Attac Livorno.

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