Il parere negativo espresso dalla Soprintendenza Speciale per il PNRR del Ministero della Cultura ha di fatto bocciato il progetto per la realizzazione del parco eolico sui crinali di Londa.
Le sei grandi torri alte 200 metri previste tra il valico di Croce ai Mori e il passo della Consuma si scontrano con uno stop istituzionale pesante e circostanziato che ridefinisce i confini tra transizione energetica e tutela del territorio.
Il documento del Ministero della Cultura definisce l’opera una “barriera tecnologico-industriale ad alta quota che altera la continuità dello skyline naturale tutelato”, una barriera inadatta a un crinale protetto per precise criticità: dall’impatto visivo dal momento che le pale potrebbero alterare in modo irreversibile lo skyline naturale e storico della montagna fiorentina, alla vicinanza di beni vincolati quando viene rilevata la presenza di chiese, pievi e beni culturali tutelati a meno di tre chilometri dall’area dell’impianto. Pesano anche le carenze nell’istruttoria presentata dalla società proponente Hergo Renewables, in particolare la mancanza di dati anemologici relativi all’intensità ventosa necessaria alla reale producibilità di energia.
Ancor prima del parere ministeriale tutto il Consiglio comunale di Londa si era già compattato in modo trasversale sotto la guida del sindaco Tommaso Cuoretti e hanno votato contro all’unanimità, delineando la loro posizione ovvero di non essere contrari alle energie rinnovabili, ma il progetto è stato descritto come un impianto industriale calato dall’alto incompatibile con il modello di sviluppo turistico e socioeconomico dell’Appennnino.
Nonostante la società proponente promettesse benefici enormi, come l’azzeramento delle bollette per famiglie e imprese e fondi per il bilancio comunale, la giunta ha comunque scelto di dare priorità assoluta all’identità territoriale, rifiutando le compensazioni finanziarie in cambio del consumo di suolo.
A seguire a poche settimane di distanza anche i Comuni di Rufina e Stia Pratovecchio hanno votato per il no.
In questa fase altri importanti pareri negativi nell’ambito della procedura di VIA della Regione Toscana vanno ad aggiungersi agli esponenti della Coalizione TESS che in collaborazione con il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi fin dall’inizio avevano rappresentato l’opposizione. Attivi da oltre un anno in una mobilitazione permanente con presidi e informazione, i comitati hanno promosso una campagna capillare smontando punto per punto le promesse della multinazionale. Attraverso un’analisi di ecologia integrata, la difesa del paesaggio si è unita alla tutela degli ecosistemi complessi della montagna fiorentina, ricordando che i crinali appenninici funzionano come corridoi ecologici insostituibili per la biodiversità.
Si apre una nuova sfida per il futuro che coinvolge la cittadinanza attiva e le istituzioni locali; lo stop non rappresenta un punto di arrivo, ma la base per pretendere un modello alternativo. L’attenzione si sposta ora sulla promozione di comunità energetiche locali per dimostrare che è possibile produrre energia pulita senza sacrificare i crinali incontaminati dell’Appennino.
Clara Baldasseroni
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