{"id":1104,"date":"2014-10-07T12:48:35","date_gmt":"2014-10-07T10:48:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.perunaltracitta.org\/?p=1104"},"modified":"2025-02-05T15:21:14","modified_gmt":"2025-02-05T14:21:14","slug":"le-parole-e-le-cose-di-roberto-esposito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.perunaltracitta.org\/homepage\/2014\/10\/07\/le-parole-e-le-cose-di-roberto-esposito\/","title":{"rendered":"&#8220;Le persone e le cose&#8221; di Roberto Esposito"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/personecose.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-1112\" src=\"http:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/personecose-174x300.jpg\" alt=\"personecose\" width=\"174\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/personecose-174x300.jpg 174w, https:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/personecose.jpg 290w\" sizes=\"auto, (max-width: 174px) 100vw, 174px\" \/><\/a>Se la bio-politica ha un\u2019origine principalmente francese, il suo sviluppo, con contributi anche del tutto originali, ha un riferimento fondamentale presso alcuni autori italiani: Toni Negri, Giorgio Agamben e Roberto Esposito. Degli ultimi due sono usciti proprio il mese scorso i loro ultimi lavori. Di Giorgio Agamben: \u201cL\u2019uso dei corpi\u201d (Neri Pozza, Vicenza 2014) (mi riservo di raccontare qualcosa alla fine della sua lettura che \u00e8 ancora in corso) che chiude il progetto \u201cHomo sacer\u201d (Dopo il primo libro, Homo sacer si \u00e8 articolato in altri volumi che corrispondono ad altrettante sezioni scritte e pubblicate non rispettando per\u00f2 l\u2019ideale sequenza numerica del progetto. A Stato di eccezione (Bollati Boringhieri 2003), segue Quel che resta di Auschwitz. L\u2019archivio e il testimone (Bollati Boringhieri 1998), Il Regno e la Gloria. Per una genealogia teologica dell\u2019economia e del governo (Neri Pozza 2007), Il sacramento del linguaggio. Archeologia del giuramento, Altissima povert\u00e0. Regole monastiche e forme di vita (Neri Pozza 2011), Opus Dei. Archeologia dell\u2019ufficio (Bollati Boringhieri 2012) ed infine appunto L\u2019uso dei corpi). Esce invece per Einaudi, tradizionale editore dei saggi di Roberto Esposito, il suo ultimo lavoro, Le persone e le cose, circa 130 pagine molto concentrate alla ricerca di ulteriori strumenti per l\u2019interpretazione dei meccanismi di assoggettamento che possano in qualche modo arricchire la cassetta degli attrezzi con la quale riuscire ad interpretare una realt\u00e0 sempre pi\u00f9 complessa e contraddittoria.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un bisogno, gridato, o anche semplicemente intuito ed ancora inespresso, di una giustizia redistributiva che pialli le diseguaglianze e l\u2019accesso alle risorse; che eviti anche uno spreco delle stesse a partire da modelli di produzione e consumo ormai palesemente insostenibili. C\u2019\u00e8 un\u2019evidenza ecologica e quindi economica che ci dice questo. C\u2019\u00e8 uno squilibrio mai cos\u00ec tanto evidente e tendenzialmente in crescita che provoca la nostra meraviglia nel prendere atto che i governi non sembrano prendere in nessuna considerazione perch\u00e9 si continua a pensare che il libero mercato, la libera concorrenza, essi soltanto, garantiscano quelle dinamiche attraverso le quali si possa accedere da parte di un\u2019umanit\u00e0 pi\u00f9 vasta a maggiori libert\u00e0 e maggiori possibilit\u00e0 di cambiare in meglio la propria condizione sociale. Nei tempi della sconfitta di modi alternativi al sistema capitalistico, che sono poi gli stessi tempi nei quali si assiste all\u2019ampliamento della forbice che misura le assegnazioni di risorse e diritti, si deve prendere atto di una impotenza generale ad esprimere il disagio e a spiegare perch\u00e9 la rabbia non sfoci in una serie di atti che abbiano un qualche peso materiale e non soltanto una valenza di opinione che sarebbe comunque fagocitata dal potere reale che detta il palinsesto delle cose discutibili o meno e quindi del senso (in particolare del senso comune che diviene il senso).<\/p>\n<p>Sinteticamente c\u2019\u00e8 una domanda che \u00e8 ormai la domanda pi\u00f9 importante: perch\u00e9 proprio nel momento in cui le contraddizioni e le ingiustizie si fanno sempre pi\u00f9 evidenti, non corrispondano parimenti atti ed espressioni che esprimano ed organizzino una qualsivoglia forma di ribellione? Cosa occorre che i poteri e i governi mettano in atto, affinch\u00e9 la gente si ribelli? Certamente qualcosa ci sfugge. Esposito allora ipotizza una carenza anche delle nostre capacit\u00e0 interpretative: \u00abSicuro \u00e8 solo che non \u00e8 immaginabile alcun vero cambiamento delle attuali forme politiche senza una mutazione, altrettanto profonda, delle nostre categorie interpretative.\u00bb (Pag. XVIII) \u00c8 cos\u00ec che il potere e i governi mettono in campo una macchina teologico-politica che appoggiandosi e mettendo in uso i pi\u00f9 vari \u201cdispositivi\u201d, da tempo immemorabile, \u00abunifica il mondo attraverso la subordinazione della sua parte pi\u00f9 debole.\u00bb (Ibidem). La macchina teologico-politica in questo caso si sarebbe avvalsa di un dispositivo di occultamento del corpo attraverso il quale far funzionare l\u2019opposizione tra le persone e le cose dove le prime esercitano un dominio strumentale. Questo avrebbe anche permesso degli sconfinamenti di campo attraverso i quali si sono resi possibili fatti con i quali alcune categorie di persone sono state assimilate alle cose, come cos\u00ec anche alcune cose possono essersi in qualche modo personalizzate. Sempre per Esposito, questa operazione \u00e8, se non strettamente originaria del diritto romano (istituzioni di Gaio), sistematizzata nello stesso, influenzando in maniera decisiva tutta la modernit\u00e0. Una delle dirette conseguenze di questa sistematizzazione ha una non lieve conseguenza sul modo di pensare che porta appunto a ritenere che il bene sia possesso spettante al pater e costituente quello che appunto, ancora oggi, chiamiamo patrimonio: \u00abbene non \u00e8 una qualche identit\u00e0 positiva, o anche un modo di essere, ma ci\u00f2 che si possiede.\u00bb (Pag. 4)<\/p>\n<p>Ed il possesso, la possibilit\u00e0 di renderlo attuale, deriva anche dal costume di potersi e doversi appropriare dei beni dei propri nemici, costituendo cos\u00ec un primo legame tra violenza e possesso e tra propriet\u00e0 e predazione (confronta il possibile collegamento etimologico tra praedium, podere, e praeda, preda o bottino). La possibilit\u00e0 di crearsi un patrimonio \u00e8 in connessione con quella di esercitare un dominio su coloro che ne hanno di meno e, conseguentemente si ha che alla \u00abpadronanza sulle cose si associa la disponibilit\u00e0 sulle persone\u00bb. (Pag. 10). Lo statuto e le caratteristiche della persona in epoca romana oscillano tra quelle del libero e quelle dello schiavo comprendendo tutta una serie di modi di essere che si avvicinano ora alla figura del primo ora all\u2019altra, cos\u00ec che mogli, figli o debitori insolventi si presentino in bilico tra il regime delle persona e quello della cosa. Persona diviene non un modo di essere ma un carattere (una propriet\u00e0) da possedere: \u00abnon a caso i romani (\u2026) usavano la locuzione personam habere\u00bb. Ma anche le cose, nel mondo moderno, sono annichilite dal loro stesso valore nel senso che quanto una cosa valga \u00e8 fissato da parametri oggettivi che poco hanno a che vedere con la sua qualit\u00e0 intrinseca. Le cose si riducono a merci. Allora le cose che riferite al loro valore d\u2019uso, manterrebbero le loro peculiarit\u00e0, \u00abricondotte al valore di scambio, la perdono, risultando equivalenti. (\u2026) Quelle che appaiono cose non sono che l\u2019esito rovesciato di relazioni tra persone\u00bb (Pag. 58). Si apre al pensiero la possibilit\u00e0 di avere a che fare con cose che possano in qualche modo avere una loro soggettivit\u00e0.<\/p>\n<p>Questo vale, come \u00e8 pi\u00f9 facilmente intuibile, per i manufatti artistici la cui soggettivit\u00e0 pu\u00f2 addirittura oscillare in funzione delle tecniche della loro produzione stante anche quelle che permettono la loro riproduzione seriale. Si hanno allora due possibilit\u00e0, due percorsi possibili, la perdita dell\u2019aura (Benjamin) che \u00e8 in relazione con l\u2019autenticit\u00e0 del manufatto, lo pu\u00f2 per\u00f2 liberare di quella guaina romantica prolungandone infinitamente la vita, ma al prezzo di \u00abun decremento di spessore ontologico\u00bb (Pag. 60-61) per il quale e \u00abin questo senso, Gunther Anders poteva parlare di una psicologia delle cose\u00bb (Pag. 61). Se poi, in alcuni manufatti artistici ma a volte anche tecnici possiamo ravvisare le tracce di un pensiero collettivo che non pu\u00f2 esistere in s\u00e9 come pensiero e che \u00e8 appunto testimoniato da quel manufatto, si assiste cos\u00ec al paradosso per il quale \u00abla cosa pensa, e l\u2019uomo \u00e8 ridotto allo stato di cosa\u00bb (Citazione da Simone Weil, pag. 62). Se poi guardiamo alle cose non nella loro semplice coseit\u00e0, ma dal punto di vista della cosa come risorsa (una brocca d\u2019acqua \u00e8 cosa diversa dal carbone che alimenta una centrale elettrica) che determina una loro appetibilit\u00e0 dal punto di vista della sete di guadagno (Marx) o assecondando la tendenza a disporre di tutto ci\u00f2 che \u00e8 disponibile (Heidegger), ma anche e conseguentemente con l\u2019effetto di derealizzazione della cosa stessa, si avr\u00e0 come uno scambio per il quale cose e persone si alternano al posto di comando. C\u2019\u00e8 un nesso antinomico tra cosa e persona: \u00abIl destino dell\u2019una si rifrange su quello dell\u2019altra.<\/p>\n<p>La subordinazione della cosa al ciclo riproduttivo non \u00e8 diversa, in essenza, da quella dell\u2019uomo stesso che, ritenendo di governarlo, ne \u00e8 governato\u00bb. (Pag. 63) Ecco allora il corpo. Contro ogni apologia della persona il corpo rappresenta tutto ci\u00f2 \u00abche sta al di l\u00e0, ma anche al di qua, di essa\u00bb (con riferimento a Simone Weil, pag. 79), la parte umana da tutelare, quella da ritenere sacra e quindi inviolabile \u00e8 proprio il corpo, non la persona, ma proprio ci\u00f2 che in un essere umano \u00e8 impersonale. E se c\u2019\u00e8 un dualismo tra corpo e persona \u00e8 poi fondamentalmente e per traslato lo stesso del corpo e della mente. Qui Esposito si affida a Spinoza individuando nel rapporto corpo mente un tutt\u2019uno che rifiuta la separazione e che permette una visione per la quale \u00abgli uomini prosperano solo se uniscono i loro corpi in un organismo collettivo cui si pu\u00f2 dare il nome di \u201cmoltitudine\u201d\u00bb (Pag. 83). C\u2019\u00e8 un gioco che in qualche modo \u00e8 storicamente connesso con il nesso che si \u00e8 dato tra ragione e corpo. \u00abIl prevalere della ragione sul corpo \u00e8 parallelo a quello del proprio sul comune, del privato sul pubblico, dell\u2019utile individuale sull\u2019interesse collettivo. Ci\u00f2 accade quando la spinta all\u2019immunit\u00e0 ha la meglio sulla passione della comunit\u00e0\u00bb (Pag. 85). \u00c8 questo un terreno particolarmente congeniale al pensiero di Esposito ma, vista la citata densit\u00e0 del saggio, il discorso si sposta subito su un altro terreno, sulla possibilit\u00e0 cio\u00e8 di sentire il proprio corpo attraverso la quale si ha per conseguenza che il corpo oltre alla possibilit\u00e0 di essere qualcosa \u00e8 anche la base e il punto di riferimento, punto di vista, attraverso il quale le cose, gli oggetti stessi, sono percepibili in quanto tali.<\/p>\n<p>L\u2019apparente mutismo delle semplici cose, anche di quelle seriali, \u00e8 un\u2019idea che vale fintanto le cose sono oggetti inanimati sullo scaffale di un magazzino, numeri di uno stock, ma appena le cose entrano nelle nostre case, si rapportano ai nostri corpi, ecco che le cose escono dal loro anonimato come ad assoggettarsi ad un\u2019idea di Locke ripresa da Borges di \u00abun idioma impossibile in cui ogni singola cosa, ogni pietra, ogni uccello e ogni ramo avesse un nome proprio\u00bb (Borges, Finzioni, Einaudi, Torino1951, ora in: Nuovi Coralli 1978, p.103). Le cose e i corpi che sono segnati e segnano gli uni gli altri e che, in un circuito di scambi simbolici (il riferimento \u00e8 al sistema del potlach e al saggio sul dono di Marcel Mauss), si realizza che, pi\u00f9 che il possesso delle cose, la possibilit\u00e0 di essere invece posseduti dalle cose stesse. E la modernit\u00e0 segna il tempo nel quale sul corpo si \u00e8 spostato infine il paradigma della politica e del dominio. \u00abEsterno tanto alla semantica della persona quanto a quello della cosa, il corpo vivente di moltitudini sempre pi\u00f9 vaste chiede alla politica, al diritto e alla filosofia un rinnovamento radicale dei loro lessici\u00bb (Pag. 111).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se la bio-politica ha un\u2019origine principalmente francese, il suo sviluppo, con contributi anche del tutto originali, ha un riferimento fondamentale presso alcuni autori italiani: Toni Negri, Giorgio Agamben e Roberto Esposito. 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