{"id":38613,"date":"2016-10-15T15:01:44","date_gmt":"2016-10-15T13:01:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.perunaltracitta.org\/?p=38613"},"modified":"2016-10-26T18:28:33","modified_gmt":"2016-10-26T16:28:33","slug":"migration-compact-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.perunaltracitta.org\/homepage\/2016\/10\/15\/migration-compact-parte\/","title":{"rendered":"Migration Compact (prima parte)"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>\u00a0<\/strong>Il 28 novembre 2014 \u00e8 stato siglato a Roma il cosiddetto <strong>Processo di Karthoum<\/strong> fra gli stati membri dell\u2019UE ed alcuni paesi del Corno d\u2019Africa (eritrea, Somalia, Etiopia e Gibuti) e paesi di transito (Sudan, Sud-Sudan, Tunisia, Kenya e Egitto) con l\u2019obiettivo dichiarato di creare un dialogo duraturo sulle politiche di migrazione e mobilit\u00e0. Il processo di Khartoum \u00e8 guidato da un comitato direttivo composto da cinque Stati\u00a0membri dell&#8217;UE e cinque paesi partner (Egitto, Eritrea, Etiopia, Sudan meridionale, Sudan) nonch\u00e9 dalla Commissione europea, dal Servizio europeo per l&#8217;azione esterna e, per quanto riguarda la parte africana, dalla Commissione dell&#8217;UA .<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><a style=\"color: #000000;\" href=\"http:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/deserto4.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-38827 alignleft\" src=\"http:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/deserto4-300x175.jpg\" alt=\"deserto4\" width=\"300\" height=\"175\" srcset=\"https:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/deserto4-300x175.jpg 300w, https:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/deserto4-768x447.jpg 768w, https:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/deserto4-1024x596.jpg 1024w, https:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/deserto4-600x349.jpg 600w, https:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/deserto4.jpg 1100w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Nei giorni 11 e 12 novembre 2015 c\u2019\u00e8 stato il <strong>Summit di Valletta<\/strong> con l\u2019incontro degli<strong> Stati membri UE, diversi paesi africani, rappresentanti dell\u2019Unione Africana, dell\u2019ECOWAS e delle Nazioni Unite<\/strong><strong>.<\/strong> Il Vertice, fortemente voluto da Bruxelles, \u00e8 chiamato a dimostrare che UE e Africa sono uniti nella volont\u00e0 di rafforzare il dialogo e la cooperazione euro-africana sulle migrazioni. Secondo l\u2019agenda ufficiale lo scopo \u00e8 di combattere il traffico illegale e la tratta dei migranti, migliorare la cooperazione in tema di rimpatri e riammissioni dei migranti irregolari nei paesi africani di origine, promuovere vie di migrazione legali e la mobilit\u00e0, proteggere i migranti e i richiedenti di asilo e affrontare il problema alla radice sostenendo ogni iniziativa a favore della pace, della stabilit\u00e0 e dello sviluppo sostenibile sul continente africano.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Una combinazione di incentivi positivi e negativi sar\u00e0 integrata nelle politiche UE nel campo dello sviluppo e del commercio,<a style=\"color: #000000;\" href=\"http:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/migranti-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-38828 alignright\" src=\"http:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/migranti-1-300x200.jpg\" alt=\"migranti-1\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/migranti-1-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/migranti-1-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/migranti-1-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/migranti-1-600x400.jpg 600w, https:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/migranti-1.jpg 2000w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a> per ricompensare i paesi disposti a collaborare in modo efficace con l&#8217;Unione nella gestione della migrazione e garantire che quelli che si rifiutano di farlo ne subiscano le conseguenze. <strong>In altre parole: se non fanno quello che dice l\u2019UE, Bruxelles taglier\u00e0 gli aiuti allo sviluppo e adotterr\u00e0 misure di ritorsione in campo commerciale.<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>Nel summit ci \u00e8 stata un\u2019accelerazione sulla politica dei \u201ctrust fund\u201d<\/strong> <strong>e degli accordi bilaterali, siglando<\/strong> l&#8217;Africa Trust Fund . La Commissione UE aveva promesso di erogare 1,8 miliardi di euro, chiedendo agli Stati membri di contribuire con la stessa somma a lottare contro le cause profonde dell\u2019immigrazione irregolare. La parte impegnata dall\u2019Italia al momento \u00e8 di 10 milioni di euro. Bruxelles successivamente ha messo sul tavolo, cio\u00e8 promesso, cifre molto pi\u00f9 consistenti: 8 miliardi per i prossimi 5 anni e altri 62 miliardi nel lungo periodo. A quanto si \u00e8 riusciti a sapere i soldi messi a disposizione finora ammontano a cifre molto pi\u00f9 contenute.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>Le aree coinvolte nell\u2019African Trust Fund sono tre: il Nord Africa, la Regione Sahel e Lago Ciad, e il Corno d\u2019Africa.<\/strong> Dalle informazione raccolte sul sito del Trust Fund for Africa, in <a style=\"color: #000000;\" href=\"http:\/\/ec.europa.eu\/europeaid\/sites\/devco\/files\/window-a-contract-status-overview-03062016_en.pdf\"><strong>Africa Occidentale<\/strong><\/a> sono stati approvati 21 progetti per un totale che supera i 380 milioni di euro. A farla da padrone sono le agenzie di sviluppo nazionali, <em>in primis<\/em> naturalmente l\u2019Agence Fran\u00e7aise de D\u00e9veloppement (AFD). <strong>Sul versante opposto, in <\/strong><a style=\"color: #000000;\" href=\"http:\/\/ec.europa.eu\/europeaid\/horn-africa-window-contract-status-overview-projects_en\">Africa orientale<\/a><strong>, gran parte della torta degli aiuti viene spartita dalla cooperazione tedesca (GIZ), quella inglese (DFID) e la nostra<\/strong>. In totale si parla di circa una cinquantina di programmi per una cifra complessiva pari a 470 milioni di euro. Si tratta di progetti approvati o in via di approvazione, comunque di progetti elaborati dai singoli paesi, molti anche di poca incidenza, come quello dell\u2019Italia, che attraverso il MAECI e la Direzione Generale Sviluppo gestisce un progetto di inserimento socio-economico delle donne in Burkina Faso pari a 5,2 milioni di euro. Sarebbe necessario<strong> invece investire in modo programmato su grandi progetti infrastrutturali come strade, ponti, reti ferroviarie, porti per sollevare le sorti dei paesi africani, ma tali infrastrutture negli ultimi due decenni sono stati finanziati in larga parte dai cinesi.<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><a style=\"color: #000000;\" href=\"http:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/C_2_fotogallery_3000642_7_image.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-38829 \" src=\"http:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/C_2_fotogallery_3000642_7_image-300x200.jpg\" width=\"428\" height=\"285\" srcset=\"https:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/C_2_fotogallery_3000642_7_image-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/C_2_fotogallery_3000642_7_image.jpg 768w, https:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/C_2_fotogallery_3000642_7_image-600x399.jpg 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 428px) 100vw, 428px\" \/><\/a><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">In realt\u00e0, nonostante tutti i progetti, i soldi vengono spesi in minima parte per l\u2019effettiva cooperazione, la gran parte dei soldi della cooperazione viene dirottata verso politiche securitarie e di criminalizzazione delle migrazioni: l&#8217;Unione europea pur di fermare i flussi sta stringendo da anni rapporti con dittature che sono le vere cause delle migrazioni; in Sudan, uno dei paesi al centro della strategia europea e italiana di esternalizzazione, nel solo mese di maggio sono stati arrestati e espulsi circa 1.300 profughi eritrei, che sono poi stati deportati verso il loro Paese, dove partire illegalmente \u00e8 considerato un reato. Di quelle 1.300 persone non si hanno notizie, ma potrebbero essere finite in carcere.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Nessuna conferma \u00e8 infatti giunta dai Ministri dello sviluppo Ue che il Fondo sar\u00e0 effettivamente usato per progetti di sviluppo, invece che per la sicurezza delle frontiere e per il contenimento della mobilit\u00e0 delle persone, accusa <a style=\"color: #000000;\" href=\"http:\/\/www.oxfamitalia.org\/\">Oxfam Italia<\/a>. Nei giorni 28 e 29 giugno 2016 poi la Commissione Europea ha presentato all\u2019esame del Consiglio Europeo una proposta sulla Migrazione che prospetta esplicitamente di utilizzare aiuti, accordi commerciali e altri fondi per spingere gli Stati a ridurre il numero di migranti che raggiungono le coste europee. Oltre 100 ONG dichiarano in un documento congiunto che questa proposta rischia di rappresentare una \u201cpagina oscura nella storia dell\u2019Unione\u201d. \u201cQuesta proposta \u2013 si legge \u2013 va contro i principi europei che s\u2019impegnano nella promozione della cooperazione e lo sviluppo contro la povert\u00e0, si focalizza sul controllo e la sicurezza delle frontiere non considerando i diritti delle persone\u201d<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Il nuovo quadro di partenariato dell&#8217;Ue con i paesi terzi per la gestione della migrazione, proseguendo il <a style=\"color: #000000;\" href=\"http:\/\/database.statewatch.org\/article.asp?aid=35498\">processo di Khartoum,<\/a>\u00a0 prevede ingenti finanziamenti, che pervertono &#8220;aiuti&#8221; per lo sviluppo in controllo delle frontiere e sovvenzioni direttamente militari; riguardano all&#8217;ora attuale 16 paesi prioritari, tra cui anche paesi dittatoriali del Corno d&#8217;Africa. In realt\u00e0, parte dei Fondi Fiduciari sono gi\u00e0 in uso e accordi secreti per il controllo, la riammissione e la repressione alle frontiere, sono stati avviati de facto con paesi tra i pi\u00f9 controversi, come il Sudan, l&#8217;Eritrea e l&#8217;Etiopia.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">L\u2019accordo dell\u2019Italia con il Sudan \u00e8 stato stipulato il 4 agosto ed al Sudan sono stati promessi 173 milioni di euro; ricordiamo che sul presidente del Sudan Omar-al-Bashir \u00a0pendono due mandati di cattura internazionali per genocidio in Darfur. In altre parole, delega bianca sulla vita dei migranti a forze che hanno una pluridecennale esperienza in tecniche di uccisione e sparizione di massa. Intanto, per dimostrare la loro efficienza, al ritorno di una missione nel deserto del Nord, il comandante delle RSF, Mohamed Hamdan Daglo, anch&#8217;esso responsabile di crimini contro l&#8217;umanit\u00e0, ha dichiarato che suoi miliziani avevano arrestato circa 600 profughi etiopi illegali, sulla frontiera del Sudan con la Libia e l&#8217;Egitto. A questi occorre aggiungere i 26 profughi cacciati l&#8217;altro giorno sulla frontiera sudano-libica (fonte El-Fasher) e le decine di altri di cui non si avr\u00e0 mai notizie.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Da una fuga di notizie nei media tedeschi, ufficiali sudanesi dell&#8217;Immigrazione avrebbero detto durante una sessione di formazione da ufficiali tedeschi (la Germania \u00e8 il leader partner in Sudan e la GIZ, l&#8217;Agenzia per la cooperazione tedesca, dovrebbe coordinare il progetto di controllo delle frontiere): &#8220;il deal, \u00e8 che i migranti non fuggano dai campi&#8221; (fonte ARD &#8220;Report Mainz&#8221;). In cambio del blocco delle frontiere, si destinano, secondo un&#8217;altra fuga di notizie pubblicata a maggio scorso dal settimanale tedesco \u201cDer Spiegel\u201d, fondi, apparecchiature fotografiche, scanner biometrici, per mettere in atto le tecniche di sorveglianza pi\u00f9 sofisticate, per allestire campi di detenzione, rastrellare e deportare meglio in un paese noto per le torture delle sue forze speciali (Rsf), ex milizie janjaweed, i \u201cdiavoli a cavallo\u201d, incaricate da Bruxelles e Italia per <a style=\"color: #000000;\" href=\"http:\/\/www.huffingtonpost.it\/flore-murardyovanovitch\/li-rivedremo-mai-deportazioni-invisibili-con-bollo-ue_b_11565420.html\">&#8220;arrestare&#8221; i migranti<\/a>, nonch\u00e9 aiuto per costruire i campi-prigioni a Gadaref e Kassala.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Il 27 settembre c\u2019\u00e8 stata una conferenza stampa del <strong>Tavolo Nazionale Asilo,<\/strong> che comprende 17 organizzazioni cattoliche e laiche, come Arci, Caritas, Asgi, Acli, Caritas,<a style=\"color: #000000;\" href=\"http:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/migranti-ungheria-.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-38830 alignright\" src=\"http:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/migranti-ungheria--300x150.jpg\" alt=\"migranti-ungheria\" width=\"300\" height=\"150\" srcset=\"https:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/migranti-ungheria--300x150.jpg 300w, https:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/migranti-ungheria--768x384.jpg 768w, https:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/migranti-ungheria--600x300.jpg 600w, https:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/migranti-ungheria-.jpg 800w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a> Casa dei diritti sociali, Centro Astalli, Consiglio Italiano per i Rifugiati, Comunit\u00e0 di S. Egidio, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, Medici per i Diritti Umani, Medici Senza Frontiere, Senza Confine, sul \u00a0rimpatrio forzato dei 48 sudanesi il 24 agosto, che \u00e8 stato eseguito con metodi completamente illegali. La cosa incredibile in questa storia \u00e8 che qualche altro sudanese, che non ha pi\u00f9 trovato posto nell\u2019aereo di rimpatrio, ha ottenuto asilo politico in Italia. Sono stati denunciati gli accordi che sarebbero stati firmati oltre che con il <em>Sudan <\/em>con <em>Eritrea, Egitto, Nigeria e Gambia<\/em>. Gli accordi sono segreti, firmati dalla polizia italiana e quella del paese africano <u>senza essere ratificati dal parlamento<\/u>. Sono intervenuti in particolare l\u2019avv.Fachile dell\u2019Asgi e Filippo Miraglia dell\u2019Arci. Secondo quest\u2019ultimo \u00e8 assolutamente inaccettabile usare i soldi della cooperazione internazionale per dare aiuti a governi dittatoriali come quello del Sudan o l\u2019Eritrea, pur di bloccare l\u2019immigrazione, alimentando nell\u2019opinione pubblica l\u2019idea di invasione, le reazioni di chiusura, razzismo e xenofobia, mentre Fachile ha spiegato i motivi per cui l\u2019accordo con il Sudan, firmato il 4 agosto, \u00e8 \u201ctotalmente illegittimo\u201d, rifacendosi in particolare all\u2019art.19 del TU Immigrazione che dice che nessun rimpatrio dev\u2019essere fatto verso paesi dove c\u2019\u00e8 pericolo di persecuzione e all\u2019art.3 della Carta Europea dei diritti dell\u2019uomo che dice che non possono essere effettuate violazioni che comportano la tortura o il pericolo di tortura. Bisogna tener conto che l\u2019atteggiamento dell\u2019Europa non \u00e8 propriamente lineare e coerente: da una parte la corte europea per i diritti dell\u2019uomo ha condannato l\u2019Italia per aver respinto le persone in Libia in presenza degli accordi che dal punto di vista giuridico sono inesistenti e illegittimi, dall\u2019altra l\u2019Italia viene mandata avanti con la Grecia, i paesi pi\u00f9 esposti all\u2019immigrazione via mare, per fare accordi con i paesi dittatoriali.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Questo per quanto riguarda le conseguenze del processo di Karthoum e gli accordi stipulati con i singoli governi, o meglio con le forze di polizia, di alcuni paesi africani.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #800000;\"><strong><em>(1 parte &#8211;\u00a0<a style=\"color: #800000;\" href=\"http:\/\/www.perunaltracitta.org\/2016\/10\/26\/migration-compact-seconda-parte\/\">continua<\/a>)<\/em><\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>Margaretha Pupp<\/strong><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0Il 28 novembre 2014 \u00e8 stato siglato a Roma il cosiddetto Processo di Karthoum fra gli stati membri dell\u2019UE ed alcuni paesi del Corno d\u2019Africa (eritrea, Somalia, Etiopia e Gibuti) e paesi di transito (Sudan, Sud-Sudan, Tunisia, Kenya e Egitto) con l\u2019obiettivo dichiarato di creare un dialogo duraturo sulle politiche di migrazione e mobilit\u00e0. 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