{"id":64582,"date":"2017-09-04T07:55:05","date_gmt":"2017-09-04T05:55:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.perunaltracitta.org\/?p=64582"},"modified":"2025-02-05T15:05:23","modified_gmt":"2025-02-05T14:05:23","slug":"esiste-un-mondo-venire-saggio-sulle-paure-della-fine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.perunaltracitta.org\/homepage\/2017\/09\/04\/esiste-un-mondo-venire-saggio-sulle-paure-della-fine\/","title":{"rendered":"Esiste un mondo a venire? Saggio sulle paure della fine"},"content":{"rendered":"<p>Si tratta di un saggio scritto a quattro mani da <strong>D\u00e9borah Danowski<\/strong> (docente di filosofia a Rio de Janeiro) e <strong>Eduardo Viveiros de Castro<\/strong> (uno dei pi\u00f9 innovativi antropologi contemporanei, ha insegnato a Cambridge, Chicago, Sao Paulo ed \u00e8 attualmente docente di Antropologia sociale all\u2019Universit\u00e0 di Rio de Janeiro). \u00c8 il primo di cinque saggi che pensavamo di segnalare al fine di arricchire la cassetta degli attrezzi di chi vuole esercitare una qualche forma di pensiero critico, ma anche perch\u00e9 i cosiddetti problemi ambientali irrompono con un\u2019urgenza che non \u00e8 pi\u00f9 possibile dilazionare. L\u2019insieme di questi testi, pubblicati in Italia nel 2017, rimanda al bisogno di un cambio di paradigma anche all&#8217;interno del pensiero critico rispetto alla cultura del capitale e al suo modo attuale di manifestarla e cio\u00e8 al neoliberismo imperante. Un cambio di paradigma che opera su alcuni fondamenti del pensiero occidentale e della scienza ad esso connessa (quello che Derrida chiamava \u201cfallogocentrismo\u201d e in particolare il pensiero cartesiano). Per fare questo, non basta rovesciare i suoi presupposti (gli assiomi), ma occorre anche trovare un altro sistema della validazione (verifica delle <em>verit\u00e0<\/em>) che renda conto dei nuovi problemi, del nuovo rapporto tra noi e gli altri, che smascheri anche le vecchie e nuove vesti che il capitalismo-mondo usa od ha usato per esercitare sino a qui il suo monopolio assoluto. Che ci permetta infine di pensare non ad un mondo a noi esterno, ma ad un mondo che ci comprenda.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/IMG_0267.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-64583 alignleft\" src=\"http:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/IMG_0267-272x300.jpg\" alt=\"\" width=\"272\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/IMG_0267-272x300.jpg 272w, https:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/IMG_0267-768x848.jpg 768w, https:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/IMG_0267-928x1024.jpg 928w, https:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/IMG_0267-600x662.jpg 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 272px) 100vw, 272px\" \/><\/a>Una riflessioni sull\u2019<strong><em>Antropocene<\/em><\/strong> a partire da una constatazione: l\u2019Antropocene \u00e8 l\u2019era attuale, la nostra era, frutto di una rivoluzione gi\u00e0 avvenuta. Gli annunci di catastrofi a venire legate per lo pi\u00f9 al riscaldamento del pianeta a causa dei gas serra, della manomissione del ciclo dell\u2019azoto, del consumo di acqua dolce, del consumo e del cambiamento dello sfruttamento del suolo, dell\u2019acidificazione degli oceani (ormai oltre i limiti di sicurezza), si determinerebbero a partire da scelte e azioni <strong>imputabili alla specie umana<\/strong> avvenute precedentemente e che riguardano il nostro futuro; un futuro determinato da eventi che risiedono dunque principalmente nel passato e che ci obbligano ad una pressante e imperativa \u201cnecessit\u00e0 di una mitigazione\u201d. (p. 29, si cita Bruno Latour).<\/p>\n<p>Antropocene significa che <em>l\u2019umanit\u00e0 <\/em>segna il mondo con la sua presenza. Certo la specie umana, ma quale <em>antropos<\/em>? Quello individuato da quel modello sociale uscito vincente alla fine del millennio scorso, per il quale non ci sarebbe nessuna alternativa possibile ad un\u2019organizzazione dei rapporti sociali e politici che non coincidano con la democrazia di modello occidentale basata sul libero mercato e sullo sviluppo infinito della produzione, con il conseguente e proporzionale aumento anche dei consumi energetici resi possibili dall\u2019uso, come fonte principale, dei combustibili fossili. Si ha forse per la prima volta una determinazione del futuro che risiede tutta in un passato, dove il presente, al presente, non ci sono azioni pertinenti se non la partenza di una strategia che sia di mitigazione. L\u2019<em>uomo<\/em> \u00e8 (dis)facitore di mondo, ma non del proprio mondo (l\u2019ambiente), ma del mondo complessivo, non soltanto di quello che lo riguarda, ma anche quello degli altri (dell\u2019altro). Questo \u00e8 un dato di fatto dalle conseguenze epistemologiche di grande portata. Sono in discussione l\u2019opposizione <em>natura-cultura<\/em> e le articolazioni delle coppie <em>natura-mondo<\/em>, <em>umanit\u00e0-mondo<\/em>, <em>ambiente (umwelt, milieu)-mondo<\/em>. Con il mondo, la sua origine e la sua fine, che diventano materiali di una apertura che fonda nuovi paradigmi a partire da nuove relazioni tra i singoli elementi. Noi e l\u2019ambiente in un gioco che si svolge con profondit\u00e0 di campo cos\u00ec sottili, tali da obbligare una messa a fuoco selettiva, per la quale lo sfondo \u00e8 ora primo piano; o <strong>dove noi vaghiamo in un ambiente senza sfondo<\/strong>, senza una forma stabile. In una nebbia del senso dove \u201cl\u2019uomo facitore di mondo\u201d (Heidegger) viene invece modellato dall\u2019ambiente-mondo ormai sfuggito al suo dominio.<\/p>\n<p>\u00c8 <strong>l\u2019irruzione di Gaia<\/strong> che d\u00e0 al Sistema Terra una soggettivit\u00e0 per la quale colui che vive in un ambiente \u2013 che \u00e8 ambientato \u2013 ora determina l\u2019ambiente, ora ne \u00e8 determinato in un gioco a rimpiattino tutto da seguire. Noi e il mondo; noi e la possibilit\u00e0 della fine del mondo.<br \/>\nDiventa poi difficile pensare e mantenere fisso il senso di un noi, di un noi come specie o di un noi come etnia antropocentrica prima e \u201coccidentale poi\u201d. Con definizioni moralmente includenti, ma che lungo i sintagmi della definizione, non fanno che escludere. E l\u2019escluso pu\u00f2 essere predato, messo a profitto. Si pu\u00f2 allora mercanteggiare su tutto. \u00abL\u2019operaio-macchina cognitiva collegato alla rete, zombificato dalla somministrazione continua di droghe chimiche e semiotiche, produttore-consumatore d\u2019Immateriale, eternamente indebitato\u00bb (p. 115) diviene l\u2019interprete e l\u2019abitatore di questo mondo o di questo post-mondo.<\/p>\n<p>Ma adesso ci sono ulteriori interrogativi. Noi fuori del mondo. L\u2019esistenza stessa di un mondo prima di noi, o ancora l\u2019esistenza di un noi prima del modo. Concetti poco frequentati dalle parti del \u201cnostro\u201d mondo, ma largamente esplorati dal pensiero amerindio. (p. 57). Qui, probabilmente, il contributo di Viveiros de Castro \u00e8 stato della massima importanza.<\/p>\n<p>Ma, al <em>limite<\/em>, anche nel senso letterale del termine, qualcosa sui <em>limiti<\/em> del mondo, \u00e8 possibile trovare contributi anche all\u2019interno del pensiero occidentale, l\u00e0 dove si parla del mondo prima dell\u2019umanit\u00e0 o dopo l\u2019essere umano. Nel primo caso si tratta perlopi\u00f9 di mondi edenici esistiti prima dell\u2019umanit\u00e0 o prima del peccato di Adamo. \u00abL\u2019Eden \u00e8 un mondo-senza-umani che \u00e8 un mondo-per-gli-umani; gli umani sono gli ultimi ad arrivare, e sono, in questo senso, la \u201cfine\u201d (la finalit\u00e0) del mondo\u00bb (p.64). O i mondi escatologici della fine nelle varie religioni. Ma anche degli innumerevoli mondi distopici inerenti il <strong>dopo<\/strong>. Dopo qualsivoglia catastrofe, dove l\u2019uomo \u00e8 rappresentato dai pochi superstiti che non incarnano pi\u00f9 lo <em>spirito della specie<\/em>. Gli autori citano opere di letteratura e film, da <em>Ubik<\/em> di P.H. Dick, a <em>Il mondo senza di noi<\/em> di Alan Weisman e <em>La strada<\/em> di Cormac McCarthy, per passare ai film: <em>Melancholia<\/em> di Lars von Trier, <em>4:44 Ultimo giorno sulla terra<\/em>, di Abel Ferrara e <em>Il cavallo di Torino<\/em> di Bela Tarr e Agnes Hranitzky (i torrent dei quali si trovano facilmente in rete).<\/p>\n<p>Con interpretazioni per le quali emerge un tema indirettamente comune quale la separazione tra l\u2019essere umano e il mondo dove quest\u2019ultimo scompare \u00abassorbito dal Soggetto e trasformato nel suo Oggetto, [\u2026] ma anche quella della scomparsa del soggetto, assorbito dal mondo e trasformato in cosa tra le cose, artefatto organico assemblato da un orologiaio cieco\u00bb (p. 75).<\/p>\n<p>Ma intorno alla fine del mondo &#8211; ipotizzata, immaginata o illustrata che sia \u2013 i contributi sono innumerevoli. Ci sono anche ipotesi ottimistiche per le quali il genio tecnologico permetter\u00e0 di vivere in un ambiente configurato su misura. \u00c8 l\u2019idea del superamento del sostrato biologico, quando la capacit\u00e0 dei calcolatori (in termini di quantit\u00e0 di dati e in quelli di intelligenza artificiale) avr\u00e0 raggiunto e potr\u00e0 quindi superare la capacit\u00e0 di elaborazione di tutta la materia grigia del pianeta, allora sar\u00e0 possibile conservare i propri dati e trasferirli in rete per essere utilizzati, o meglio, <strong>incarnati in nuovi corpi sintetici<\/strong>, facendo di fatto essere la morte stessa soltanto un\u2019opzione. Si metterebbe in campo, in questo caso, quella capacit\u00e0 umana di essere facitori di mondi che, scavalcando la base biologica dell\u2019esistenza umana, si ipotizza possa produrre un mondo, nello stesso modo con il quale si sceglie una qualsiasi <em>location<\/em>, con il vantaggio di una indifferenza totale alle problematiche vitalistiche. Si realizzerebbe perci\u00f2 il sogno di una totale indipendenza umana dai bisogni, che \u00e8 poi la dimensione di una nostalgia edenica di un tempo originario, o il premio escatologico finale. A questo punto l\u2019essere umano, <strong>in quanto facitore di mondo<\/strong>, potr\u00e0 effettivamente giocare all\u2019infinito con questa possibilit\u00e0, disegnando ogni specie di mondi virtuali che, dentro questa dimensione, avranno la tangibilit\u00e0 di un mondo reale. Unico problema sar\u00e0 quello per il quale \u00abi limiti dei parametri del <strong>Sistema Terra<\/strong> saranno abbastanza generosi da concedere il tempo necessario al grande salto in avanti\u00bb (p. 107).<\/p>\n<p>Su questo versante, cio\u00e8 sull\u2019atteggiamento non contrastante da tenere di fronte ad una annunciata catastrofe, si \u00e8 sviluppata un\u2019altra corrente di pensiero, quella degli <strong>accelerazionisti<\/strong> per i <a href=\"http:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/IMG_0266.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-64584 alignright\" src=\"http:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/IMG_0266-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"794\" height=\"529\" srcset=\"https:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/IMG_0266-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/IMG_0266-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/IMG_0266-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/IMG_0266-600x400.jpg 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 794px) 100vw, 794px\" \/><\/a>quali il mondo attuale sarebbe di fatto moribondo, ma che occorrerebbe ancora del tempo affinch\u00e9 i processi in corso portino a compimento la sua fine annunciata. Questa posizione parte da un\u2019interpretazione per la quale non sarebbe esistito un mondo bucolico a priori che il capitalismo starebbe minando, ma che il mondo \u00e8 quello che \u00e8, perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 un fuori al capitalismo stesso \u2013 perch\u00e9 \u00e8 il capitalismo stesso che coincide con il mondo &#8211; per cui, l\u2019unica alternativa possibile, \u00e8 quella di mettere la macchina in <strong><em>over drive<\/em><\/strong>, far accadere l\u2019apocalisse, lasciare che il capitale-mondo imploda, per annunciare l\u2019avvento del regno a venire. Questo atteggiamento sarebbe il risultato di aver portato alla estrema conseguenza il discorso dei <em>compimenti storici <\/em>cari anche ad una componente marxista per la quale l\u2019evenemenzialit\u00e0 della storia stessa ha a che vedere con una forma di predestinazione che fa s\u00ec che, <strong>prima o poi<\/strong>, il capitalismo come forma di organizzazione della produzione, come forma mondo, imploda e venga soppiantato da un sistema che superi la divisione in classi (socialismo, dittatura del proletariato, comunismo infine).<\/p>\n<p>Qui il conflitto \u00e8 paradossalmente simmetrico. Alcuni settori della sinistra vedono con malcelato diniego certe istanze ambientaliste, cos\u00ec come, in certi <em>ambientalismi, <\/em>sarebbe possibile trovare un\u2019indifferenza quasi totale alle rivendicazioni nel campo dei diritti dei lavoratori. La via di uscita da questa contraddizione sar\u00e0 l\u2019irruzione di un altro concetto forgiato questa volta da Jason Moore: quello di Capitalocene (<strong>Jason W. Moore<\/strong>, <em>Antropocene o Capitalocene? Scenari di ecologia-mondo nell\u2019era della crisi planetaria<\/em>, Ombre corte, Verona 2017).<\/p>\n<p>Il <strong><em>mondo<\/em><\/strong> <strong>amerindio<\/strong>. All\u2019inizio non c\u2019era niente, ma le persone esistevano gi\u00e0, non c\u2019era nulla del mondo, solo umani. Questa specie degli inizi era morfologicamente duttile. Una duttilit\u00e0 <em>caosmica<\/em> aperta appunto a un certo disordine (antropofagia, incesto). Poi alcune persone si trasformano, prendono un\u2019altra forma rimanendo per\u00f2 persone. E le forme sono quelle di altre specie biologiche, di fiumi, monti ed altri elementi geografici; di pioggia, vento ed altri fenomeni metereologici; e pietre e corpi celesti, stelle e meteore. La parte che rimane del popolo delle origini, di quelle persone che non hanno cambiato forma, \u00e8 l\u2019umanit\u00e0 quale la conosciamo, quella storica e quella contemporanea. Lo sviluppo dell\u2019universo fu un processo di diversificazione tale per\u00f2 che gli indio attuali sono coloro che sfuggirono alle trasformazioni. Miti simili sono presenti anche fuori delle Americhe: \u201cin quel tempo non c\u2019erano alberi, torrenti, animali o cibo\u201d. Il mondo era completamente ricoperta di persone. Dopo, un uomo (autorevole, un <em>big man<\/em>) decise di trasformare alcune persone in specie differenti e in fenomeni naturali. Quelli rimasti, sono i nostri antenati (Nuova Guinea). Si tratta dunque, all\u2019origine, di un\u2019umanit\u00e0 senza mondo o di un mondo dalla forma umana. <strong>Un\u2019umanit\u00e0 che \u00e8 dunque anche sostanza del mondo, sua attanza<\/strong>. \u00c8 il contrario del Giardino dell\u2019Eden. In questi miti gli esseri umani arrivano prima e da loro si genera il resto della creazione. \u00ab<strong>\u00c8 la Natura che nasce o si \u201csepara\u201d dalla Cultura e non il contrario<\/strong>\u00bb (p. 148). Esiste dunque un\u2019arcaica latenza umanoide in ogni cosa del mondo. Ogni oggetto e anche un altro soggetto. In questo <em>mondo <\/em>il concetto di impronta ecologica (mangiare presuppone, ad esempio, la distruzione di altre forme di vita) \u00e8 certamente pi\u00f9 palese. L\u2019antropomorfismo di queste popolazioni si pone all\u2019opposto dell\u2019antropocentrismo del pensiero occidentale. Qui il concetto di crescere o quello di progredire non hanno alcun senso, al massimo verr\u00e0 loro in mente di conservare lo stato di fatto del mondo, di conservare il mondo. \u00c8 qui che prende senso l\u2019affermazione: \u201c<em>Vivir bien, no mejor<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>La catastrofe climatica segna quello che si potrebbe chiamare \u201cun fallimento multiplo del governo cosmopolitico <strong>(il <em>nomos<\/em>) dei Moderni<\/strong>\u201d (Bruno Latour). \u00abL\u2019umanit\u00e0 non si trova sul lato opposto dell\u2019essere, non \u00e8 il contrario o il negativo del mondo, cos\u00ec come il mondo non \u00e8 il \u201ccontesto\u201d (l\u2019\u201dambiente\u201d) di un Soggetto che lo contro definisce come Oggetto\u00bb (p.185).<\/p>\n<p><strong>D\u00e9borah Danowski &#8211; Eduardo Viveiros de Castro, <em>Esiste un mondo a venire? Saggio sulle Paure della fine,<\/em> Nottetempo, Milano 2017, pp. 320, \u20ac 17.00.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>*Gilberto Pierazzuoli<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si tratta di un saggio scritto a quattro mani da D\u00e9borah Danowski (docente di filosofia a Rio de Janeiro) e Eduardo Viveiros de Castro (uno dei pi\u00f9 innovativi antropologi contemporanei, ha insegnato a Cambridge, Chicago, Sao Paulo ed \u00e8 attualmente docente di Antropologia sociale all\u2019Universit\u00e0 di Rio de Janeiro). \u00c8 il primo di cinque saggi &hellip;<\/p>\n<p class=\"read-more\"> <a class=\"\" href=\"https:\/\/www.perunaltracitta.org\/homepage\/2017\/09\/04\/esiste-un-mondo-venire-saggio-sulle-paure-della-fine\/\"> <span class=\"screen-reader-text\">Esiste un mondo a venire? 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