{"id":80696,"date":"2021-05-28T16:36:23","date_gmt":"2021-05-28T14:36:23","guid":{"rendered":"https:\/\/www.perunaltracitta.org\/?p=80696"},"modified":"2021-05-28T20:12:09","modified_gmt":"2021-05-28T18:12:09","slug":"eolico-industriale-in-appennino-a-chi-giova","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.perunaltracitta.org\/homepage\/2021\/05\/28\/eolico-industriale-in-appennino-a-chi-giova\/","title":{"rendered":"Eolico industriale in Appennino: a chi giova?"},"content":{"rendered":"<p>Eolico industriale in Appennino, opportunit\u00e0 verde o grandi affari per grandi imprese?<\/p>\n<p>Questo \u00e8 l\u2019enigma che ci proponiamo di contribuire a chiarire una volta per tutte, perch\u00e9 gi\u00e0 troppi sono gli impianti realizzati sui crinali delle nostre \u201cmontagne umili\u201d, che certo non godono della fama e dello sfruttamento economico-turistico delle Alpi, ma che sono ugualmente ricche di biodiversit\u00e0 e di habitat preziosi lungo ben 10 regioni italiane, tante sono le regioni attraversate da questa catena montuosa, dalla Liguria alla Calabria.<\/p>\n<p>Questo per chiarire che non si tratta di essere Nimby, come vengono definiti in inglese coloro che non vogliono essere \u201cdisturbati\u201d nel loro piccolo ed esclusivo giardino, ma di ragionare guardando pi\u00f9 in l\u00e0, con una visuale ampia ed estesa nel tempo e al territorio, al futuro delle generazioni che vivono e non vogliono abbandonare questi luoghi e al futuro della Terra nel suo complesso, perch\u00e9 ormai dovremmo essere tutti ben consapevoli che locale e globale sono strettamente interconnessi.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-80697 alignleft\" src=\"https:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/unnamed-4-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/unnamed-4-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/unnamed-4-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/unnamed-4-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/unnamed-4-600x450.jpg 600w, https:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/unnamed-4-1536x1152.jpg 1536w, https:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/unnamed-4-1320x990.jpg 1320w, https:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/unnamed-4.jpg 1600w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Voglio partire da quanto sta succedendo sopra casa nostra: da circa un paio di anni in provincia di Firenze, in Mugello, sul crinale appenninico del Giogo di Villore-Corella pende l\u2019ennesima spada di Damocle della realizzazione di un nuovo impianto industriale di produzione di energia dal vento.<\/p>\n<p>Ennesima, perch\u00e8 sull\u2019 Appennino Tosco-Ligure e Tosco-Romagnolo sono gi\u00e0 stati progettati una cinquantina di grandi impianti del genere, alcuni dei quali sono stati sfortunatamente gi\u00e0 realizzati, molti sono in fase di progettazione, diversi sono stati bocciati ( <a href=\"https:\/\/www.google.com\/maps\/d\/u\/0\/viewer?mid=18ZKaDsAr6h1bWSU6SRTvvKAqjb0&amp;ll=44.470468062542935%2C10.395742447213303&amp;z=8\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\" data-saferedirecturl=\"https:\/\/www.google.com\/url?q=https:\/\/www.google.com\/maps\/d\/u\/0\/viewer?mid%3D18ZKaDsAr6h1bWSU6SRTvvKAqjb0%26ll%3D44.470468062542935%252C10.395742447213303%26z%3D8&amp;source=gmail&amp;ust=1622297968367000&amp;usg=AFQjCNFjTWQJizKAKRiLs9Vx8-2iwiE7vw\">https:\/\/www.google.com\/maps\/d\/<wbr>u\/0\/viewer?mid=<wbr>18ZKaDsAr6h1bWSU6SRTvvKAqjb0&amp;<wbr>ll=44.470468062542935%2C10.<wbr>395742447213303&amp;z=8<\/a>).<\/p>\n<p>Quali sono le criticit\u00e0 ambientali dell&#8217;impianto eolico del Giogo di Villore-Corella ?<\/p>\n<p>\u2022 La dimensione enorme delle otto torri reggenti e delle pale, che complessivamente raggiungono i 160 m di altezza, e che necessita ciascuna di un\u2019 ampia superficie di istallazione (ogni piazzola sar\u00e0 grande circa come un campo di calcio) e profonda fino a 15 m di escavo, tanto devono essere le fondazioni del plinto (quasi 700 mc di calcestruzzo armato, tanto per avere un&#8217;idea pensiamo al Battistero di Firenze) che andr\u00e0 a sorreggere la pala; il calcestruzzo sar\u00e0 prodotto in loco, pertanto si prevede di realizzare un cantiere di betonaggio in quota e di muovere il materiale con camion, uno ogni 5 minuti, che dovr\u00e0 rifornire i materiali, su e gi\u00f9 per un pendio al 28% di pendenza. Questo significa la movimentazione di grandissime quantit\u00e0 di materiali lungo la pendice montuosa e le strada di accesso con un disturbo inimmaginabile per la fauna e per gli abitanti dei comuni e delle frazioni di passaggio e limitrofe.<\/p>\n<p>\u2022 La rumorosit\u00e0 e la visibilit\u00e0 a detrimento di chi abita nei pressi e di chi ambisce a godere del panorama appenninico da vicino e\/o da lontano. Diversi sono gli studi sulla rumorosit\u00e0 effettuati anche dalle agenzie ambientali regionali e dall\u2019ISPRA, e tutti concludono ammettendo come l\u2019impatto acustico sia elevato ed importante sia con l\u2019impianto in funzionamento che con l\u2019impianto fermo o addirittura spento, a causa delle diverse componenti del rumore, che non \u00e8 solamente quello di origine aereodinamica, cio\u00e8 che si genera dall\u2019impatto delle pale col vento, ma anche quello cosiddetto \u201cresiduo\u201d cio\u00e8 il rumore generato dal sistema di raffreddamento del generatore elettrico, quello legato agli organi di posizionamento della navicella e delle pale, quello generato dagli apparati elettrici ed elettronici posti per il corretto funzionamento della pala; non ultimo il rumore generato dai dispositivi elettrici quali trasformatore, <em>inverter<\/em>, ecc. necessari per la corretta utilizzazione dell\u2019energia elettrica prodotta per una efficace immissione nella rete elettrica 1.<\/p>\n<p>A detta del prof. Tabarelli, di Nomisma, recatosi a Casoni di Romagna in visita all\u2019impianto eolico dell\u2019Agsm le pale \u00abfanno un rumore che intimorisce\u00bb. Difficile quindi sostenere che la realizzazione dell\u2019impianto eolico possa diventare un\u2019attrattiva turistica, come addirittura sosterrebbe la stessa AGSM nella relazione presentata in Regione Toscana e ai sindaci mugellani a promozione del progetto per l\u2019impianto sul Giogo di Villore e Corella;<\/p>\n<p>\u2022 la necessit\u00e0 di realizzare per 40 km, dall\u2019uscita dell\u2019autostrada A1 di Barberino di Mugello, passando per i territori comunali di Scarperia e S.Piero, Borgo S. Lorenzo, Vicchio, Dicomano, fino ai boschi dell\u2019Alto Appennino sopra San Bavello, Villore e Corella un\u2019ampia viabilit\u00e0 per il trasporto in loco del materiale di realizzazione dell\u2019impianto. Per trasportare sul crinale appenninico materiali estremamente ingombranti, oseremmo definire enormi, come i pezzi unici delle pale, quelli per l\u2019alzata delle torri e il rotore che le sostiene, si devono impiegare mezzi di straordinaria lunghezza e rigidit\u00e0, bilici che arrivano a misurare dai 60 ai 70 m di lunghezza; questo vuol dire intervenire su tutta la viabilit\u00e0, dalla cosibdetta Traversa del Mugello, alla Statale 65 del passo del Muraglione, alla strada comunale di Corella. 21 sono gli interventi ipotizzati nella prima parte del tracciato, 24 quelli sulla strada comunale da San Bavello alla valvola Snam; ulteriori 3 km di strada\/pista per l\u2019accesso al crinale.<\/p>\n<p>Da una parte il disagio per polveri, rumore e traffico pesante e lento sulle principali direttrici viarie del Mugello e della Val di Sieve, dall\u2019altra le modifiche ai tracciati esistenti della viabilit\u00e0 comunale con estesi e quantomai improbabili tagli della montagna per realizzare gli allargamenti necessari, in zone ad alto rischio idrogeologico, sensibili a frane, smottamenti, erosione, in particolare nel tratto che da Dicomano arriva ai piedi del Giogo di Villore-Corella; da l\u00ec in poi lasciando il presente tracciato per inerpicarsi sul pendio dobbiamo immaginare cosa potr\u00e0 succedere a boschi, prati pascoli fino a raggiungere il crinale: la distruzione dello stato naturale incontaminato dei luoghi. Gi\u00e0 causa l\u2019abbandono della montagna e della collina unito ai cambiamenti climatici in atto assistiamo a rovinosi eventi, sicuramente andando a creare ulteriori disboscamenti di ampie aree forestali e opere di sbancamento di intere pareti rocciose il dissesto idrogeologico peggiorer\u00e0 con conseguenze difficilmente prevedibili in un territorio estremamente fragile da questo punto di vista per il quale le amministrazioni locali e regionale dovrebbero prevedere invece utili interventi di ripristino ambientale.<\/p>\n<p>\u2022 Non meno importanti le ricadute sulla biodiversit\u00e0 animale e vegetale. La perdita di habitat per le specie aviarie sedentarie nei pressi delle pale dovuta al disturbo dell\u2019alimentazione e della nidificazione, la decimazione degli uccelli migranti nel passaggio sul crinale, punto in cui anche l\u2019altezza di volo \u00e8 ridotta e l\u2019impatto contro le eliche \u00e8 molto probabile, sono i principali fattori di riduzione delle popolazioni di uccelli nelle zone d\u2019istallazione delle pale eoliche. Tra l\u2019altro, studi stranieri (Janss <em>et al<\/em>. 2001) hanno evidenziato che a farne le spese sono proprio le specie di maggiori dimensioni, come i rapaci, che hanno maggior difficolt\u00e0 nella riproduzione e le cui popolazioni necessitano di pi\u00f9 tempo per riprendersi, come l\u2019Aquila, il Gheppio, l\u2019 Astore, il Biancone, il Pellegrino. Relativamente all\u2019Italia, Magrini (2003) ha riportato come nelle aree dove sono presenti impianti eolici, \u00e8 stata osservata una diminuzione di uccelli fino al 95% per un\u2019ampiezza fino a circa 500 m dagli aerogeneratori.<\/p>\n<p>\u2022 Dalle Osservazioni al progetto di eolico industriale di AGSM sul Giogo di Villore e Corella formalizzato alla Regione Toscana da Italia Nostra il 12\/03\/2021, leggiamo:<\/p>\n<p>\u00abnelle linee guida per la valutazione d\u2019impatto ambientale per gl\u2019impianti eolici la Regione Toscana scrive: \u201cConsiderato che in Toscana il paesaggio assume un valore di particolare rilievo, in alcune situazioni \u00e8 opportuno considerare inclusi nell\u2019Area d\u2019Impatto Potenziale &#8216;punti di eccezionalit\u00e0&#8217;, cio\u00e8 di alta riconoscibilit\u00e0 e di elevato valore paesaggistico e culturale , sulla base di un\u2019analisi della situazione locale da parte dei proponenti , anche se, in base al solo criterio della distanza, ne sarebbero esterni. Dai punti di eccezionalit\u00e0 individuati devono essere elaborati dei fotoinserimenti\u201d. Tale analisi doveva essere richiesta ad AGSM nel rispetto del linee guida nazionali e regionali, che avrebbe dovuto individuare in modo puntuale il bacino d\u2019influenza visiva dell\u2019impianto e riportarlo in scala opportuna su una base cartografica\u00bb. Cosa che non \u00e8 stata fatta e che dovrebbe mettere in allarme non solo la Sovrintendenza, chiamata a dare il suo parere in Conferenza dei Servizi, ma anche tutti gli enti territoriali che hanno a cuore il turismo e la fruibilit\u00e0 pubblica del territorio mugellano e non solo.<\/p>\n<p>Scrive ancora Italia Nostra:<\/p>\n<p>\u00able linee guida nazionali prevedono una ricognizione dei centri abitati e dei beni culturali e paesaggistici [\u2026] distanti in linea d\u2019aria non meno di 50 volte l\u2019altezza massima del pi\u00f9 vicino aerogeneratore, documentando fotograficamente l\u2019interferenza con le nuove strutture. Le linee guida regionali prevedono altres\u00ec che \u201cl\u2019area d\u2019impatto visuale assoluto rappresenta un\u2019area circolare di raggio pari alla massima distanza da cui l\u2019impianto eolico risulta teoricamente visibile nelle migliori condizioni atmosferiche possibili, secondo la visibilit\u00e0 dell\u2019occhio umano e le condizioni geografiche [&#8230;]. Assumendo la relazione che permette il calcolo del raggio dell\u2019AIVAT (area d\u2019impatto visivo assoluto teorico) r= h x 600 (<em>r<\/em> \u00e8 raggio dell\u2019AIVAT, <em>h<\/em> altezza al mozzo della pala) risulterebbe che le pale con mozzo altro 99 m sarebbero visibili a occhio nudo per un raggio di ben 59 km\u00bb.<\/p>\n<p>\u2022 l&#8217;apertura della strada per il crinale significa che questo impianto \u00e8 solo l&#8217;apripista per una vera invasione e cementificazione di questo angolo di Appennino; per realizzare gli obiettivi europei al 2030 tanti altri impianti sono necessari e verranno incentivati anche dai fondi del PNRR del governo Draghi.<\/p>\n<p>Ma perch\u00e9 chi dovrebbe essere il principale difensore del territorio, del paesaggio e della salute di questo ambiente permette, anzi, favorisce questo scempio?<\/p>\n<p>Perch\u00e9 non si capisce che realizzare un mega-impianto industriale sulle cime appenniniche costituisce una ferita insanabile a questa bellissima terra, gi\u00e0 ampiamente martoriata e per sempre segnata da quelli che sono stati gli scriteriati lavori per l\u2019Alta Velocit\u00e0 ferroviaria FI-BO, dallo scarico di rifiuti tossici nelle cave di Paterno e di terreni inquinati nei terreni agricoli di Gabbiano&#8230; ecc.?<\/p>\n<p>Gli interessi in ballo sono troppi e troppo forti, come si capisce bene dalla nuova normativa che regola la distribuzione degl\u2019incentivi sulle FER. (<a href=\"https:\/\/www.dlapiper.com\/it\/italy\/insights\/publications\/2019\/09\/the-new-res-decree-2019-2021-future-for-the-renewable-energy-sector\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\" data-saferedirecturl=\"https:\/\/www.google.com\/url?q=https:\/\/www.dlapiper.com\/it\/italy\/insights\/publications\/2019\/09\/the-new-res-decree-2019-2021-future-for-the-renewable-energy-sector\/&amp;source=gmail&amp;ust=1622297968367000&amp;usg=AFQjCNHrlyYrN_B19s2GzYXgnCSCXi-QGA\">https:\/\/www.dlapiper.com\/it\/<wbr>italy\/insights\/publications\/<wbr>2019\/09\/the-new-res-decree-<wbr>2019-2021-future-for-the-<wbr>renewable-energy-sector\/<\/a>).<\/p>\n<p>Il nuovo decreto 4 luglio 2019 riguardante gli incentivi alle fonti rinnovabili per il triennio 2019-2021 (il &#8220;Nuovo DM FER&#8221;) approvato dai Ministeri dello Sviluppo Economico e dell&#8217;Ambiente e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 186 del 9 agosto 2019 \u00e8 entrato in vigore il 10 agosto 2019. Le fonti cosiddette \u201crinnovabili\u201d che possono godere degli incentivi contemplate dal Nuovo DM FER sono: l&#8217;eolico onshore (cio\u00e8 su terra, per distinguerlo da quello off-shore con le pale istallate in mezzo al mare), l&#8217;idroelettrico, gli impianti alimentati a gas di discarica e gas residuati da processi di depurazione e il fotovoltaico. Il nuovo DM FER ricalca complessivamente quello del 2016, distinguendosi per\u00f2 su alcuni punti importanti: taglia l&#8217;accesso agli incentivi per gli impianti di piccole dimensioni, infatti potranno accedere soltanto le imprese che si iscrivono ai registri nazionali e partecipano alle procedure competitive d&#8217;asta cancellando l&#8217;accesso diretto, che era previsto invece nel DM 2016. Questa novit\u00e0 avr\u00e0 sicuramente un effetto disincentivante per le piccole iniziative, gli impianti di piccola taglia e per i piccoli investitori, che fino ad ora hanno avuto in questo meccanismo una certezza importante di recupero dell&#8217;investimento.<\/p>\n<p>Lo sviluppo dell\u2019eolico e delle energie rinnovabili viene in questo modo indirizzato principalmente verso le grandi e grandissime imprese escludendo dai contributi gli impianti con valenza territoriale.<\/p>\n<p>Fino ad oggi la remunerazione diretta per ogni kWh prodotto dalle rinnovabili ha permesso a queste forme di produzione energetica di recuperare il gap di competitivit\u00e0 con le fonti fossili, spingendo privati e semplici cittadini a investire su queste tecnologie.<\/p>\n<p>I pochi produttori di pannelli e componenti per l\u2019eolico <em>made in Italy<\/em> sono stati soppiantati nel giro di pochi anni dalla concorrenza internazionale, soprattutto asiatica. secondo l\u2019ultimo rapporto delle attivit\u00e0 pubblicato dal GSE, ancora oggi il conto del sostegno alle incentivazioni delle fonti rinnovabili risulta estremamente elevato: la stima \u00e8 che, nel 2019, il Gestore dei servizi energetici abbia dovuto sostenere un costo netto di ben di cui 11,4 miliardi di euro per l\u2019incentivazione dell\u2019energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili (a cui vanno aggiunti ulteriori 1,3 miliardi ascrivibili all\u2019efficienza energetica e alle rinnovabili termiche, 0,8 miliardi relativi ai biocarburanti e 1,3 miliardi riconducibili ai proventi derivanti dal collocamento di quote di emissione all\u2019asta nell\u2019EUETS).<\/p>\n<p>Perch\u00e9, nonostante gli oltre 11 miliardi di euro spesi annualmente per l\u2019incentivazione delle rinnovabili elettriche, l\u2019Italia ha deciso di concedere una nuova tornata di incentivi alle fonti rinnovabili? La risposta risiede negli obiettivi europei al 2030: per raggiungere il target del 30% di consumi di energia primaria coperti con le fonti pulite, solare ed eolico sono chiamati nei prossimi anni a viaggiare a un ritmo di installazione accelerato. Rendendo cos\u00ec indispensabile un sostegno statale per stimolare gli investitori e la realizzazione di nuovi impianti. Insomma la transizione energetica alle fonti rinnovabili in Italia non si sostiene da sola, ma vuole essere sostenuta da noi, dai cosidetti \u201coneri di sistema\u201d delle nostre bollette, che invece di diminuire aumentano sempre di pi\u00f9, mentre noi cerchiamo di risparmiare!<\/p>\n<p>A favore di chi? A questo punto a favore delle grandi imprese private che incassano fino a 12,5 miliardi d\u2019incentivi statali l\u2019anno, grazie ad una politica europea e nazionale che li favorisce e l\u2019ingrassa. Per Alberto Pinori, presidente Anie Rinnovabili (associazione parte di Federazione Anie) e Davide Chiaroni, vicedirettore Energy&amp;Strategy Group del Politecnico di Milano, non si pu\u00f2 fare a meno degl\u2019incentivi: se l\u2019obiettivo per l\u2019Italia \u00e8 realizzare 30 GW di nuovi impianti fotovoltaici e 10 GW di nuovi impianti eolici al 2030, riducendo l\u2019occupazione di suolo e sfruttando le coperture e i tetti, per Pinori \u00abnon si pu\u00f2 rinunciare in questa fase a meccanismi di incentivazione diretti come il decreto ministeriale sulle Fonti di energia rinnovabile o indiretti come le detrazioni fiscali ed il super ammortamento, oltre che alla normativa sull\u2019autoconsumo\u00bb. Anche gli altri paesi europei seguono questa linea, continuando a incentivare le fonti rinnovabili ai fini della transizione energetica. (<a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2019\/10\/11\/energia-lo-studio-per-solare-ed-eolico-non-servono-piu-incentivi-gli-impianti-rendono-e-con-il-calo-dei-costi-si-ripagano-da-soli\/5498866\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\" data-saferedirecturl=\"https:\/\/www.google.com\/url?q=https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2019\/10\/11\/energia-lo-studio-per-solare-ed-eolico-non-servono-piu-incentivi-gli-impianti-rendono-e-con-il-calo-dei-costi-si-ripagano-da-soli\/5498866\/&amp;source=gmail&amp;ust=1622297968367000&amp;usg=AFQjCNHMRIbislguvULQOlE0Dk5e6qFfAA\">https:\/\/www.<wbr>ilfattoquotidiano.it\/2019\/10\/<wbr>11\/energia-lo-studio-per-<wbr>solare-ed-eolico-non-servono-<wbr>piu-incentivi-gli-impianti-<wbr>rendono-e-con-il-calo-dei-<wbr>costi-si-ripagano-da-soli\/<wbr>5498866\/<\/a>)<\/p>\n<p>A questo punto per\u00f2, se vogliamo davvero un cambio di rotta, sono i cittadini, coloro che sostengono con le tasse sulla bolletta lo sviluppo delle fonti rinnovabili, dovrebbero essere i primi ad avere voce in capitolo e poter decidere quali e quante debbano essere le energie rinnovabili da incentivare, come e dove posizionare gli impianti, come gestirne la produzione e come risparmiare sull\u2019energia, per poter veramente proteggere e valorizzare il proprio ambiente. Per questo motivo si devono perseguire e incentivare le Comunit\u00e0 energetiche!<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>Marina Carli<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Eolico industriale in Appennino, opportunit\u00e0 verde o grandi affari per grandi imprese? 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