{"id":86945,"date":"2022-06-14T09:34:59","date_gmt":"2022-06-14T07:34:59","guid":{"rendered":"https:\/\/www.perunaltracitta.org\/homepage\/?p=86945"},"modified":"2022-06-14T09:34:59","modified_gmt":"2022-06-14T07:34:59","slug":"abusi-in-citta-da-cioni-a-minniti-ne-parla-lorenzo-guadagnucci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.perunaltracitta.org\/homepage\/2022\/06\/14\/abusi-in-citta-da-cioni-a-minniti-ne-parla-lorenzo-guadagnucci\/","title":{"rendered":"Abusi in citt\u00e0, da Cioni a Minniti: ne parla Lorenzo Guadagnucci"},"content":{"rendered":"<p>Vorrei ricordare che tutto, o quasi tutto, cominci\u00f2 nell&#8217;estate del 2007 qui a Firenze, quando un&#8217;ordinanza dell&#8217;assessore Graziano Cioni &#8211; sindaco del momento era Leonardo Domenici &#8211; viet\u00f2 &#8220;fino al 30 ottobre 2007 l&#8217;esercizio del mestiere girovago di lavavetri sia sulla carreggiata sia fuori di essa. L&#8217;inosservanza \u00e8 punita ai sensi dell&#8217;articolo 650 del codice penale e con il sequestro dell&#8217;attrezzatura&#8221;. L&#8217;ordinanza fu introdotta durante le ferie, quasi con nonchalance, ma fece scalpore e divent\u00f2 un caso nazionale, sorprendendo lo stesso sindaco in ferie in Grecia. Fece scalpore perch\u00e9 per la prima volta nella rossa toscana, la rossa giunta di Firenze &#8211; rossa, s&#8217;intende, secondo la retorica mediatica &#8211; l&#8217;amministrazione comunale prendeva un provvedimento assai simile ad alcune ordinanze tipiche delle amministrazioni leghiste, con immigrati, mendicanti, rom e altre categorie considerate marginali colpite da misure di divieto d&#8217;accesso a certi luoghi o impedite di tenere determinate condotte. Il dirigente leghista Roberto Calderoli, nel pieno della polemica, arriv\u00f2 beffardamente ad annunciare la consegna a Cioni e Domenici della tessera onoraria della Lega Nord.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-86956\" src=\"https:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/072b89d4-a59d-4051-823d-f2a302c94717-300x168.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"168\" srcset=\"https:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/072b89d4-a59d-4051-823d-f2a302c94717-300x168.jpg 300w, https:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/072b89d4-a59d-4051-823d-f2a302c94717-1024x575.jpg 1024w, https:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/072b89d4-a59d-4051-823d-f2a302c94717-768x431.jpg 768w, https:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/072b89d4-a59d-4051-823d-f2a302c94717-600x337.jpg 600w, https:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/072b89d4-a59d-4051-823d-f2a302c94717-1536x862.jpg 1536w, https:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/072b89d4-a59d-4051-823d-f2a302c94717-1320x741.jpg 1320w, https:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/072b89d4-a59d-4051-823d-f2a302c94717.jpg 1600w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>L&#8217;ordinanza contro i lavavetri fu un caso anche in citt\u00e0. Sul piano giuridico, con lo stesso procuratore capo Nannucci che obiett\u00f2 non solo sulla possibilit\u00e0 di prevedere una sanzione penale in un ordinamento che da tempo aveva depenalizzato la mendicit\u00e0 &#8211; l&#8217;escamotage giuridico era la punizione dell&#8217;inosservanza dell&#8217;ordinanza stessa, non del divieto di lavare vetri ai semafori &#8211; ma anche sulla necessit\u00e0 di tenere conto &#8211; scrisse in un intervento pubblico &#8211; di &#8220;aspetti umani che la magistratura non pu\u00f2 ignorare&#8221;, aggiungendo nella stessa lettera che &#8220;il magistrato deve applicare le norme secondo coscienza, senza avere riguardo se l&#8217;80% dei cittadini lo acclama o il 90% lo vitupera&#8221;. Per la giunta comunale uno smacco: il procuratore, con eleganza, faceva notare la grossolanit\u00e0 tecnica, politica e umana dell&#8217;ordinanza.<\/p>\n<p>E&#8217; bene ricordare qual era il contesto. Sul piano locale, l&#8217;assessore Cioni si stava gi\u00e0 distinguendo per un avvicinamento concreto a un modo di governare la citt\u00e0 che metteva al centro i temi del decoro e della sicurezza, cos\u00ec come venivano declinati gi\u00e0 da tempo dalla destra politica e sociale, soprattutto leghista. Gi\u00e0 Alessandro Dal Lago, in un noto libro del &#8217;99, &#8220;Non persone&#8221;, aveva rimarcato il progressivo scivolamento della amministrazioni di centrosinistra verso il securitarismo, con la creazione di un allarme sicurezza che mirava a sfruttare politicamente lo &#8220;choc culturale&#8221;, cos\u00ec lo definiva Dal Lago, dovuto all&#8217;arrivo nelle citt\u00e0 di persone straniere in misura maggiore rispetto al passato. Cioni, all&#8217;epoca dell&#8217;ordinanza sui lavavetri, si era gi\u00e0 fatto notare per il suo attivismo nel controllo serrato degli ambulanti, nella repressione di comportamenti urbani considerati da alcuni cittadini fastidiosi &#8211; schiamazzi, assembramenti rumorosi, richieste di elemosina e cos\u00ec via &#8211; fino a creare un ufficio delle piccole cose, pensato per assecondare queste manifestazioni di insofferenza spicciola, e soprattutto le prime squadre di vigili urbani &#8220;anti degrado&#8221;.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-86953 alignright\" src=\"https:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/023237654-a68977d6-59bb-4a03-8526-154bfe6bded1-300x169.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/023237654-a68977d6-59bb-4a03-8526-154bfe6bded1-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/023237654-a68977d6-59bb-4a03-8526-154bfe6bded1-600x338.jpg 600w, https:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/023237654-a68977d6-59bb-4a03-8526-154bfe6bded1.jpg 710w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>L&#8217;ordinanza coronava dunque una linea ideologica e di condotta ormai matura; fu un atto che apr\u00ec la strada a molte altre ordinanze simili da parte di altre amministrazioni di centrosinistra, fin l\u00ec rimaste titubanti e poco propense a imitare i sindaci leghisti. Il fatto che una citt\u00e0 come Firenze avesse legittimato e rivendicato una scelta del genere diede il via a una stagione nuova. Le ordinanze cominciarono a fioccare e colpivano ora gli ambulanti, ora i rom, ora gli immigrati riuniti attorno alle panchine di piazze e parchi e cos\u00ec via. Il sindaco Domenici, nella fase iniziale della polemica, intervenne con una rivendicazione politica dell&#8217;ordinanza, affermando la necessit\u00e0 di difendere il principio di legalit\u00e0 e sostenendo che non era di sinistra lasciare persone ai margini della societ\u00e0 a mendicare. L&#8217;ordinanza contro i lavavetri si sarebbe poi tradotta l&#8217;anno dopo in un pi\u00f9 organico regolamento comunale, di pi\u00f9 esteso e pi\u00f9 dettagliato impianto securitario, premessa giuridica e ideologica a tutti i provvedimenti che sarebbero venuti, anche con i sindaci seguenti, e che hanno portato alla situazione attuale, una citt\u00e0 che ha fatto propria l&#8217;idea che il fastidio del cittadino perbene per tutto ci\u00f2 che non corrisponde all&#8217;idea di decoro messa a punto col tempo &#8211; tutto ci\u00f2, in buona sostanza, che non corrisponde all&#8217;idealtipo del cittadino benestante e del turista consumatore &#8211; sia da tenere sotto controllo e mettere fuori legge, o almeno tenere lontano dallo sguardo e dai &#8220;salotti buoni&#8221; del centro storico e dei quartieri cittadini. Non c&#8217;\u00e8 bisogno di fare l&#8217;elenco dei divieti, delle zone rosse, delle messe all&#8217;indice delle tante categorie di disturbatori individuate nel tempo: \u00e8 la cronaca degli anni trascorsi e del nostro presente.<\/p>\n<p>Qui importa rimarcare che nel 2007 fu impressa una svolta definitiva non solo alle prassi amministrative, ma anche all&#8217;approccio ideologico, alla scelta di campo, compiuta dalle forze di centrosinistra. Fu in quella fase storica che si accett\u00f2 il terreno d&#8217;elezione tipico delle destre &#8211; la logica detta &#8220;legge e ordine&#8221;- abbandonando la visione storica delle sinistre, di tutte le sinistre, cio\u00e8 la prioritaria attenzione alle persone, ai loro bisogni e diritti, comprese e anzi principalmente le persone considerate marginali per ragioni sociali, politiche, culturali, quindi i poveri, gli stranieri reietti, le minoranze stigmatizzate. Proprio Domenici col suo intervento appena evocato dett\u00f2 la nuova linea: &#8220;Non \u00e8 una cosa di sinistra&#8221;, spieg\u00f2, &#8220;decidere di lasciar vivere gli ultimi negli spazi interstiziali della societ\u00e0, negli angoli, negli incroci. Bisogna che ci siano pari condizioni di dignit\u00e0 e identiche regole per tutti. Lasciarli a lavare vetri perch\u00e9 sono poveretti non \u00e8 una politica lungimirante n\u00e9 umanitaria&#8221;. La presa di posizione del sindaco, naturalmente, non era accompagnata da alcun provvedimento in favore dei &#8220;poveretti&#8221;, che semplicemente sparirono dalla vista e presero a cercare fonti di sostentamento in altro modo. Nessuno si prese cura di loro.<\/p>\n<p>Va ricordato che all&#8217;epoca, sull&#8217;onda dell&#8217;opposizione all&#8217;ordinanza lavavetri, nacque un&#8217;iniziativa informale &#8211; si chiam\u00f2 Assemblea autoconvocata &#8211; che si riuniva all&#8217;incirca una volta alla settimana e che avvi\u00f2 un lavoro di ricerca e di iniziativa di notevole spessore per seriet\u00e0 e continuit\u00e0, scoprendo per esempio che i famosi lavavetri erano per lo pi\u00f9 rom venuti dalla Romania e relegati a vivere in condizioni spaventose in accampamenti informali nell&#8217;area dell&#8217;Osmannoro, nell&#8217;indifferenza generale, salvo essere additati come prova del degrado provocato dalle immigrazioni.<\/p>\n<p>E&#8217; importante ricordare tutto questo, perch\u00e9 meno di vent&#8217;anni prima, nel 1990, le stesse persone, Cioni e Domenici, uno gi\u00e0 assessore l&#8217;altro segretario della federazione del Pci, avevano preso una posizione opposta sul caso degli ambulanti senegalesi presi di mira come fonte di degrado e di pericolo: il Pci, appunto, sull&#8217;onda di una serie di aggressioni e discriminazioni avvenute in citt\u00e0, organizz\u00f2 una manifestazione a loro difesa, alla quale intervenne anche il cardinale Silvano Piovanelli. Era un&#8217;altra stagione politica. E infatti la stagione delle ordinanze &#8211; 2007-2008 &#8211; fu un momento di svolta anche a livello nazionale, sia sul piano ideologico sia su quello delle decisioni politiche, con la definitiva accettazione della fasulla emergenza sicurezza e tutti gli effetti collaterali legati alla retorica del degrado, fino all&#8217;approvazione dei primi decreti sicurezza, che aprirono la strada a tutto quanto \u00e8 venuto dopo, comprese le scelte &#8211; anch&#8217;esse di matrice securitaria e illiberale &#8211; nelle politiche dell&#8217;immigrazione e bel Mediterraneo. Da Cioni a Minniti, insomma.<\/p>\n<p>Insisto su questo punto, perch\u00e9 restano attuali le posizioni espresse all&#8217;epoca dall&#8217;Assemblea autoconvocata e dal movimento che si oppose all&#8217;ordinanza. La costruzione mediatica dell&#8217;emergenza sicurezza ha prodotto mostri nel senso comune, oltre che nelle ordinanze e nelle leggi, ed \u00e8 quindi ancora pi\u00f9 necessario e pi\u00f9 urgente contestare e decostruire la visione che ha reso possibili tali provvedimenti. Sono atti, rimarchiamolo, che hanno eroso lo stato di diritto, fatto evaporare il principio di uguaglianza e quindi favorito l&#8217;impoverimento della nostra democrazia, ormai pi\u00f9 simile &#8211; come in buona parte d&#8217;Europa, complici le politiche vessatorie sulle migrazioni e il ritorno dei nazionalismi &#8211; a una &#8220;democratura&#8221; che al profilo disegnato nella nostra Costituzione.<\/p>\n<p>Le amministrazioni comunali, a Firenze e altrove, hanno fatto proprie il linguaggio, la visione, le idee dei primi imprenditori politici del razzismo e via via affinato ed esarcerbato i loro strumenti. I divieti sono cresciuti, gli strumenti di repressione aumentati e l&#8217;unico metro di misura considerato pare essere lo stesso di allora, cio\u00e8 non la giustizia, l&#8217;equit\u00e0, la solidariet\u00e0, ma il presunto o atteso consenso dei cittadini: fu questo il principale argomento opposto da Cioni e Domenici ai contestatori del 2007 (&#8220;ce lo chiedono i cittadini&#8221;); \u00e8 questo che muove gli attuali amministratori, che di fatto hanno abbandonato la politica intesa come azione volta al cambiamento. Non fanno pi\u00f9 politica, cio\u00e8 non agiscono in base a valori culturali, a progetti politici di giustizia sociale e di inveramento del principio di uguaglianza o almeno di equit\u00e0 &#8211; parlo degli amministratori che vengono ancora considerati di sinistra o almeno centrosinistra &#8211; ma si limitano a gestire il consenso in vista delle successive elezioni e accettano di farlo in una cornice ideologica &#8211; escludente e securitaria &#8211; considerata immutabile. E&#8217; questo il moloch che tuttora abbiamo di fronte, poich\u00e9 le fosche profezie fatte all&#8217;epoca si sono drammaticamente avverate. Non possiamo sottovalutare la portata e gli effetti di lungo periodo di questa deriva. Le sinistre storiche, dopo l&#8217;89, hanno avuto uno sbandamento, ma l&#8217;involuzione \u00e8 stata tale da produrre l&#8217;eclisse, su questo fronte, di un punto di distinzione fondamentale sul tema delle diseguaglianze e della stessa concezione del principio di legalit\u00e0. Per tutte le sinistre &#8211; anarchica, socialista, comunista in tutte le varianti e per la dottrina sociale cattolica &#8211; vengono prima le persone, i loro diritti, la loro dignit\u00e0, e il fastidio, il bon ton, il decoro, se mai hanno diritto di cittadinanza, restano in secondo piano; e la legalit\u00e0 non pu\u00f2 essere mai disgiunta dall&#8217;equit\u00e0, un&#8217;equit\u00e0 sostanziale, che affermi e garantisca i diritti sociali, che si proietti nell&#8217;ottica dell&#8217;uguaglianza, altrimenti la legalit\u00e0 pu\u00f2 essere uno strumento di discriminazione. Siamo in questa fase: la tradizione delle sinistre e del migliore cattolicesimo sono subordinate a un legalismo perbenista che fa da specchio a una visione economicista e in fondo classista della societ\u00e0. Insomma, quando parliamo di ordinanze, Daspo, divieti, interventi di polizia, dobbiamo sempre rammentare che sullo sfondo c&#8217;\u00e8 una questione ideologica da affrontare, relativa ai valori e alle visioni del mondo, e non solo un insieme di aspetti legali, di basi giuridiche e costituzionali dei singoli provvedimenti. E&#8217; il lavoro di lunga lena nel quale dobbiamo sentirci impegnati, il tasto sul quale non dobbiamo stancarci di premere.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 poi un&#8217;altra questione relativa alla forze di sicurezza, urbana e non solo. Nell&#8217;ultimo ventennio gli strumenti di controllo e repressione si sono affinati non solo sul piano giuridico ma anche su quello materiale. I vigili urbani, in tutt&#8217;Italia, somigliano sempre pi\u00f9 a ordinarie forze di polizia, e queste a loro volta somigliano sempre pi\u00f9 alle forze militari, in termini di equipaggiamento, di preparazione, di formazione. Non \u00e8 un caso se negli ultimi anni, ormai quasi venti, l&#8217;accesso in polizia \u00e8 stato riservato in via quasi esclusiva &#8211; per precisa disposizione nei termini di concorso &#8211; a personale uscito dal servizio militare volontario. Nei corpi di polizia municipale si \u00e8 incrementata la dotazione di armi, si sono introdotti in alcuni casi i taser, che hanno una facilit\u00e0 d&#8217;uso &#8211; anche emotiva &#8211; ben superiore a una pistola e sono quindi destinati a essere utilizzati facendo correre rischi inutili: \u00e8 un modo anche questo per marcare le distanze, per alzare i livelli di tensione, per allontanare vigili e forze dell&#8217;ordine dal ruolo sociale &#8211; di dialogo con la cittadinanza &#8211; che potrebbero e dovrebbero avere in una democrazia avanzata. E&#8217; un processo che corre di pari passo con la progressiva militarizzazione della societ\u00e0, favorita prima dalla pandemia, che ha spinto a prendere provvedimenti sempre pi\u00f9 autoritari in nome dell&#8217;emergenza, forse legittimi, ma con scarsa attenzione agli aspetti problematici sotto il profilo dei diritti personali e collettivi, e poi dalla guerra, cominciata nei mesi scorsi e subito sfruttata per incrementare la spesa militare e accrescere la pervasivit\u00e0 dell&#8217;opzione militarista.<\/p>\n<p>Infine un&#8217;ultima considerazione sul rapporto pi\u00f9 generale fra forze di polizia, principi costituzionali e democratici e cittadinanza. E&#8217; almeno dal 2001, al tempo del G8 di Genova, che viviamo una grave frattura: nel luglio 2001 le violenza di polizia furono plateali, reiterate per pi\u00f9 giorni: furono negati i diritti pi\u00f9 elementari, furono violati numerosi articoli della costituzione, fu praticata su larga scala la tortura. La credibilit\u00e0 democratica delle nostre forze di polizia in quei giorni tocc\u00f2 il minimo storico. L&#8217;espressione &#8220;polizia di Genova&#8221; \u00e8 ormai una locuzione che in Italia e in Europa indica l&#8217;uso sconsiderato e illegale della forza praticato alla luce del sole: si cre\u00f2 nel luglio 2001 un solco fra forze di polizia e cittadinanza che in questi anni non \u00e8 stato affatto colmato. Anzi. Non star\u00f2 a ripercorrere n\u00e9 gli esiti giudiziari n\u00e9 gli sviluppi politici dei fatti di Genova: mi limito a far notare che le forze dell&#8217;ordine italiane, pur pesantemente colpite nei tribunali nazionali e europei, non sembrano aver tratto alcuna lezione dai fatti di Genova, tanto che scene simili a quelle di 21 anni fa si sono ripetute pi\u00f9 volte: potrei citare, per stare ai tempi recenti, il caso del giornalista Origone pestato nel 2019 proprio a Genova senza motivo durante una manifestazione antifascista o i noti fatti del carcere di Santa Maria Capua a Vetere, con le torture praticate nel 2020 su decine di detenuti, o ancora le cariche a dir poco eccessive durante varie manifestazioni studentesche nello scorso inverno. N\u00e9 le nostre forze dell&#8217;ordine hanno mai ripudiato i fatti del 2001 o chiesto scusa alla cittadinanza, e soprattutto non hanno avviato quell&#8217;operazione di verit\u00e0 al proprio interno e di riforma dei propri comportamenti e criteri di formazione che sarebbe stata necessaria.<\/p>\n<p>Le forze dell&#8217;ordine, i loro vertici, dopo Genova hanno innalzato un muro, hanno agito come sono state abituate a fare nel corso della loro storia &#8211; dal tempo della polizia del re fino a quella della repubblica, passando per il ventennio fascista &#8211; quasi senza soluzioni di continuit\u00e0, cio\u00e8 rifiutando di rendere conto del proprio operato e in particolare dei propri errori e orrori. Un&#8217;autoreferenzialit\u00e0 che per\u00f2 cozza contro i princ\u00ecpi e l&#8217;etica di forze di polizia di uno stato democratico. Nel processo per le torture e i falsi alla scuola Diaz (21 luglio 2001) il pm parl\u00f2 apertamente di omert\u00e0 e la Corte europea dei diritti umani, esaminando il caso, ha scritto nero su bianco che i vertici di polizia hanno ostacolato l&#8217;azione della magistratura e lo hanno fatto impunemente. Perci\u00f2 i processi post G8 sono stati difficili, contrastati, e possiamo compiacerci che almeno in un paio di casi &#8211; Diaz e Bolzaneto &#8211; siano arrivati a conclusione con una serie di condanne in via definitiva, sia pure in larga parte coperte da prescrizione e indulto. Sono condanne, peraltro, cos\u00ec incomplete e cos\u00ec lievi per l&#8217;entit\u00e0 delle pene rispetto alla gravit\u00e0 dei fatti, che non hanno risparmiato all&#8217;Italia condanne davanti alla Corte di Strasburgo. E&#8217; in questo contesto di opacit\u00e0 degli apparati che si collocano le vicende di cui parleranno gli altri oratori.<\/p>\n<p>Chiudo rilevando l&#8217;importanza di un incontro come questo, che riflette sull&#8217;eclisse dei diritti sociali e della dignit\u00e0 della persona in una &#8220;democrazia della sicurezza&#8221; e che ragiona sulla deriva in corso nelle forze dell&#8217;ordine, un tema tab\u00f9 per i mezzi d&#8217;informazione e per l&#8217;opinione pubblica italiana. Ma sono temi cruciali, perch\u00e9 attorno a queste vicende si trasforma &#8211; in peggio &#8211; la vita civile del nostro paese.<\/p>\n<p>*<em>Riproduciamo il testo dell&#8217;intervento introduttivo all&#8217;incontro<strong> Abusi in citt\u00e0, tra Daspo, regolamenti e ordinanze<\/strong>, organizzato il 9 giugno 2022 al circolo Boncinelli dal laboratorio perUnaltracitt\u00e0 e Fuori Binario, ospiti di Forimercato.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vorrei ricordare che tutto, o quasi tutto, cominci\u00f2 nell&#8217;estate del 2007 qui a Firenze, quando un&#8217;ordinanza dell&#8217;assessore Graziano Cioni &#8211; sindaco del momento era Leonardo Domenici &#8211; viet\u00f2 &#8220;fino al 30 ottobre 2007 l&#8217;esercizio del mestiere girovago di lavavetri sia sulla carreggiata sia fuori di essa. 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