{"id":97275,"date":"2025-02-04T10:29:21","date_gmt":"2025-02-04T09:29:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.perunaltracitta.org\/homepage\/?p=97275"},"modified":"2025-02-04T10:30:03","modified_gmt":"2025-02-04T09:30:03","slug":"bologna-da-citta-progressista-a-citta-neoliberista-le-politiche-urbanistiche-in-sei-punti-piu-uno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.perunaltracitta.org\/homepage\/2025\/02\/04\/bologna-da-citta-progressista-a-citta-neoliberista-le-politiche-urbanistiche-in-sei-punti-piu-uno\/","title":{"rendered":"Bologna, da citt\u00e0 progressista a citt\u00e0 neoliberista. Le politiche urbanistiche in sei punti (pi\u00f9 uno)"},"content":{"rendered":"<p>Tutto \u00e8 accelerato, in questo periodo. La presentazione di nuovi progetti urbanistici si \u00e8 fatta frenetica, i cantieri avanzano (e qualche volta, inaspettatamente, arretrano). E anche l\u2019attacco verso chi si oppone alle politiche urbanistiche del Comune ha cambiato segno: in un paio di occasioni \u00e8 intervenuta la polizia a farsene carico, con i manganelli.<\/p>\n<p>Cosa succede a Bologna? E che interesse pu\u00f2 avere anche al di fuori dei confini locali?\u00a0Per cercare di capire facciamo un passo indietro, e iniziamo con una fotografia.<\/p>\n<p><em><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-97276 alignleft\" src=\"https:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/Copia-di-Panchina-via-Serra-2-scaled-1-300x181.jpeg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"181\" srcset=\"https:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/Copia-di-Panchina-via-Serra-2-scaled-1-300x181.jpeg 300w, https:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/Copia-di-Panchina-via-Serra-2-scaled-1-1024x616.jpeg 1024w, https:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/Copia-di-Panchina-via-Serra-2-scaled-1-768x462.jpeg 768w, https:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/Copia-di-Panchina-via-Serra-2-scaled-1-600x361.jpeg 600w, https:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/Copia-di-Panchina-via-Serra-2-scaled-1-1536x925.jpeg 1536w, https:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/Copia-di-Panchina-via-Serra-2-scaled-1-2048x1233.jpeg 2048w, https:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/Copia-di-Panchina-via-Serra-2-scaled-1-1320x795.jpeg 1320w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Uno: camuffare la partecipazione<\/em><\/p>\n<p>Se qualche lettrice o lettore pensa che questa immagine ritragga qualche fredda panchina e due fioriere con una vegetazione in parte rinsecchita, dovr\u00e0 ricredersi. Un pannello esplicativo ci informa, infatti, che questa installazione \u00e8 una \u201cinfrastruttura verde\u201d. Cosa vuol dire? Si tratta &#8211; ci spiega ancora il pannello &#8211; di un \u201celemento decisivo nel ripensare la crescita urbana\u201d, \u201cun termine globale che descrive una rete di elementi funzionali che integrano fattori e processi ecologici e antropogenici, per sostenere comunit\u00e0 ed ecosistemi sani\u201d.<\/p>\n<p>Questa \u201cinfrastruttura verde\u201d in particolare, collocata nel quartiere popolare della Bolognina all\u2019incrocio tra via Serra e via Di Vincenzo, \u00e8 frutto di un \u201cpatto di collaborazione\u201d &#8211; uno degli strumenti di partecipazione promossi dal Comune di Bologna &#8211; ed \u00e8 focalizzato \u201csulla infrastrutturazione dei cosiddetti luoghi di vita e di identificazione dei cittadini, [e] intende creare un nuovo spazio urbano aperto, risultante di un sistema integrato strada-giardino-piazza [<em>il giardino \u00e8 rappresentato dalle fioriere, la piazza \u00e8 l\u2019incrocio tra le due strade, nda<\/em>], da intendersi non come un\u2019unit\u00e0 isolata, bens\u00ec come parte vitale del paesaggio urbano con un proprio insieme specifico di funzioni.\u201d<\/p>\n<p>Non \u00e8 uno scherzo. Inaugurato dal sindaco con una cerimonia pubblica e stampa al seguito nel dicembre 2021, simboleggia perfettamente lo spirito della partecipazione \u201calla bolognese\u201d. La citt\u00e0 pullula di micro-interventi in cui la popolazione del luogo \u00e8 chiamata ad occuparsi della \u201crigenerazione\u201d di piccole aree, senza la possibilit\u00e0 di interrogarsi sulla connessione tra quello specifico intervento e l\u2019area circostante, n\u00e9 di partire da un&#8217;analisi dei bisogni di chi abita o lavora nella zona o nel quartiere. Nessuna possibilit\u00e0 di avere una visuale pi\u00f9 ampia sul disegno urbanistico della citt\u00e0, n\u00e9 di alzare lo sguardo sulle grandi opere, imposte alla citt\u00e0 senza informazione n\u00e9 discussione pubblica. La partecipazione \u00e8 frammentata in mille rivoli, privata di conoscenza e potere, avvolta nelle nebbie di una neolingua adoperata per incantare e fuorviare. A volte chi la usa ne perde il controllo, finendo &#8211; come in questo caso &#8211; con lo svelare ci\u00f2 che quel linguaggio \u00e8 chiamato ad occultare: chi, leggendo il pannello e guardandosi intorno, non ha la sensazione di essere preso in giro?<\/p>\n<p>Le contraddizioni implicite nei meccanismi di partecipazione inventati dal Comune si fanno ancora pi\u00f9 stridenti quando si passa alle grandi opere pubbliche che stanno mutando il volto della citt\u00e0. In primo luogo c\u2019\u00e8 il \u201cPassante\u201d, l\u2019allargamento a 16\/18 corsie della lingua di asfalto che attraversa Bologna lungo cui scorrono parallele\u00a0 l\u2019autostrada e la tangenziale. Un progetto devastante dal punto di vista ambientale che &#8211; senza alcun senso del ridicolo &#8211; le forze politiche che fanno parte della maggioranza hanno ribattezzato affettuosamente \u201cpassante green\u201d o \u201cpassante di nuova generazione\u201d, mentre il sindaco lo ha entusiasticamente definito \u201c<a href=\"https:\/\/www.bolognatoday.it\/politica\/elezioni\/elezioni-bologna-2021\/Lepore-passante-transizione-ecologica-progetto.html\">simbolo della transizione ecologica<\/a>\u201d. Questa euforia deriva dall\u2019introduzione di alcune misure di \u201cmitigazione\u201d che avrebbero il potere taumaturgico di trasformare un\u2019opera altamente inquinante (secondo Autostrade per l\u2019Italia comporter\u00e0 un incremento del traffico stimato in 25.000 automobili in pi\u00f9 al giorno &#8211; per un totale di 65 milioni di veicoli all\u2019anno &#8211; e un aumento del 10% tasso di incidenza sul totale dell\u2019inquinamento prodotto dal traffico veicolare) in un\u2019opera che &#8211; addirittura &#8211; abbasser\u00e0 il volume di emissioni rispetto alla situazione attuale. Il fatto che le <a href=\"https:\/\/www.monitor-italia.it\/dietro-la-cortina-di-fumo-il-passante-di-bologna-e-la-falsa-transizione-ecologica\/\">evidenze scientifiche smentiscano queste affermazioni<\/a> non sfiora gli amministratori locali, che continuano imperterriti per la loro strada.<\/p>\n<p>Nel momento in cui questa scelta fu imposta, venne allestito un \u201cconfronto pubblico\u201d che si rivel\u00f2 come un <a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/reportage\/wolf-bukowski\/2016\/12\/10\/passante-bologna-facilitatori\">vero e proprio processo di manipolazione<\/a> finalizzato a orientare i partecipanti verso il consenso ad un\u2019opera la cui realizzazione non doveva essere messa in discussione. Il cerchio si \u00e8 chiuso pochi mesi fa con la sterilizzazione di un processo di partecipazione nuovo di zecca: l\u2019Assemblea cittadina, inserita con grande enfasi nello Statuto comunale. La prima sessione dell\u2019Assemblea, come esito di una richiesta sostenuta per lungo tempo da Extinction Rebellion, \u00e8 stata dedicata al clima. Inizia subito male: il regolamento adottato per l\u2019Assemblea stabilisce che non pu\u00f2 occuparsi di progetti gi\u00e0 approvati. Una norma scritta apposta per evitare che si parli del \u201cPassante\u201d: l&#8217;Assemblea cittadina sul clima non deve affrontare la principale tra le opere che avranno un impatto negativo sul clima. Ma anche nei percorsi partecipativi pi\u00f9 controllati c\u2019\u00e8 sempre qualcosa che pu\u00f2 andare storto. Nelle sue proposte conclusive, infatti, l\u2019Assemblea ha chiesto che\u00a0 venga realizzata la Valutazione di impatto sanitario (Vis) del \u201cPassante\u201d, esattamente <a href=\"https:\/\/www.radiocittafujiko.it\/passante-di-mezzo-gli-ecologisti-tornano-a-chiedere-la-valutazione-di-impatto-sanitario\/\">la stessa proposta avanzata da tempo dai movimenti<\/a> che si oppongono all&#8217;ampliamento. A questo punto che si fa? Si fa finta di accettarla, trasformandola in qualcos&#8217;altro. Emblematico il passaggio di un\u2019intervista a Emily Clancy, vicesindaca con delega all\u2019ambiente, esponente di Coalizione civica, che alle ultime elezioni amministrative ha deciso di lasciare i banchi dell\u2019opposizione occupati nel mandato precedente e di entrare nella maggioranza a guida Pd, abbandonando la sua posizione di <a href=\"https:\/\/www.coalizionecivica.it\/da-sempre-il-nostro-e-un-no-si-ascoltino-i-territori\/\">netta opposizione al \u201cPassante\u201d<\/a> per farsi promotrice della <a href=\"https:\/\/www.coalizionecivica.it\/il-passante-di-nuova-generazione-e-il-ruolo-di-coalizione-civica-alcune-faq\/\">miracolistica politica delle \u201cmitigazioni\u201d<\/a>. A proposito delle conclusioni dell\u2019Assemblea per il clima, quando la giornalista domanda se tutte le proposte verranno accettate, Clancy risponde: \u201cSostanzialmente s\u00ec. Sul Passante <em>infatti <\/em>realizzeremo una sorveglianza sanitaria <em>proprio perch\u00e9<\/em> era stata chiesta la Vis\u201d (Repubblica Bologna, 24 febbraio 2024). In sostanza la Vis viene respinta, e il contorsionismo linguistico con il quale si cerca di affermare il contrario serve solo a dissimulare l\u2019imbarazzo: ci\u00f2 che viene concesso (la sorveglianza sanitaria) \u00e8 una cosa completamente diversa, e perfettamente inutile rispetto alla necessit\u00e0 di valutare <em>preventivamente <\/em>l\u2019impatto dell\u2019opera sulla salute pubblica.<\/p>\n<p>L\u2019ostilit\u00e0 alla partecipazione reale emerge anche dall\u2019iniziativa promossa da D(i)ritti alla citt\u00e0 (DAC), una rete che si occupa degli spazi pubblici. Al termine di un lungo processo di scrittura collettiva, nel giugno 2022 DAC ha presentato una <a href=\"https:\/\/dirittiallacitta.org\/in-cosa-consiste-la-delibera-di-iniziativa-popolare-una-sintesi\/\">delibera di iniziativa popolare<\/a>, strumento di partecipazione previsto dallo Statuto comunale in base al quale cittadine e cittadini possono avanzare proposte direttamente al Consiglio comunale, che \u00e8 obbligato a discuterle pubblicamente e a metterle ai voti. La delibera &#8211; che prospetta una serie di soluzioni per recuperare gli spazi pubblici dismessi e affidarli alla collettivit\u00e0 anche attraverso forme innovative di gestione &#8211; \u00e8 stata bloccata con pretestuose motivazioni procedurali, e viene tenuta ferma da quasi tre anni in modo del tutto arbitrario, senza neanche convocare i promotori (un passaggio reso obbligatorio dallo stesso regolamento comunale) e senza rispondere alla documentata contestazione del diniego burocratico, che evidentemente maschera una decisione politica.<\/p>\n<p>In definitiva, nel corso degli ultimi anni l&#8217;amministrazione comunale ha messo in piedi un articolato sistema di partecipazione che sposta su un binario morto le idee e le iniziative che nascono in modo spontaneo nel tessuto sociale. La partecipazione disegnata dalle istituzioni \u00e8 disciplinata, normalizzata, manipolata. Una <a href=\"https:\/\/www.dinamopress.it\/news\/partecipazione-senza-potere-bologna-e-lillusione-di-contare\/\">partecipazione senza potere<\/a> utilizzata come strumento di costruzione del consenso intorno ad un\u2019amministrazione che \u00e8 lontana dall\u2019interesse pubblico e cerca di colmare quella distanza attraverso un\u2019operazione di marketing.<\/p>\n<p>L\u2019operazione, ormai, mostra la corda. La partecipazione alle elezioni \u00e8 una spia di questo logoramento. Come mai tanta partecipazione produce un\u2019affluenza cos\u00ec bassa? In una citt\u00e0 caratterizzata storicamente da un numero molto elevato di votanti, alle ultime elezioni amministrative l\u2019asticella dell\u2019affluenza si \u00e8 fermata poco sopra il 51%, registrando il tasso di decremento maggiore rispetto alle grandi citt\u00e0 dell\u2019Emilia Romagna. E il sindaco Matteo Lepore \u00e8 stato designato con il voto di poco pi\u00f9 del 30% degli elettori, il dato peggiore rispetto a tutti i suoi predecessori eletti al primo turno. L\u2019apparato mediatico costruito intorno alla retorica della partecipazione \u00e8 potente, ma poggia sulle sabbie mobili.<\/p>\n<p><em>Due: privatizzare gli spazi pubblici (e il governo della citt\u00e0)<\/em><\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un motivo preciso per il quale le iniziative \u201cdal basso\u201d sugli spazi pubblici devono essere ostacolate a tutti i costi: intorno alla partita dei beni dismessi si sta saldando una alleanza tra Comune e soggetti privati che non deve essere messa in discussione.<\/p>\n<p>Si tratta, innanzitutto, <a href=\"https:\/\/www.monitor-italia.it\/come-privatizzare-le-aree-pubbliche-dismesse-fingendo-di-rigenerarle-una-lezione-da-bologna\/\">delle quattro grandi aree militari dismesse<\/a> che si estendono complessivamente su circa 34 ettari: Sani, Mazzoni, Perotti e Stamoto. Su questi spazi esistono progetti a diversi stadi di avanzamento progettuale e urbanistico, e tutti convergono verso lo stesso modello: demolizione del patrimonio architettonico, distruzione di vaste aree verdi, enorme spazio all\u2019edilizia privata destinata alla vendita, studentati privati, con il contorno di parcheggi, centri commerciali e direzionali. Poi una spolverata di Edilizia residenziale sociale (Ers), concetto dai contorni nebulosi, e qualche rarissima funzione pubblica. Una colata di cemento sopra aree che potrebbero essere restituite ad usi pubblici dopo decenni di abbandono.<\/p>\n<p>A questi si aggiungono altri interventi tra cui vanno ricordati quello presso l\u2019ex scalo ferroviario Ravone (circa 11 ettari), nell\u2019ambito del progetto \u201cCitt\u00e0 della conoscenza\u201d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-97284 alignleft\" src=\"https:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/2024_TEK-300x210.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"210\" srcset=\"https:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/2024_TEK-300x210.jpg 300w, https:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/2024_TEK-768x538.jpg 768w, https:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/2024_TEK-600x420.jpg 600w, https:\/\/www.perunaltracitta.org\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/2024_TEK.jpg 977w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>E infine, ultimo gioiello presentato di recente: il <a href=\"https:\/\/www.comune.bologna.it\/notizie\/tek-nuovo-distretto-innovazione-digitale\">nuovo distretto dell\u2019innovazione digitale<\/a> denominato TEK (Technology, Entertainment, Knowledge), che secondo le previsioni dovrebbe \u201criqualificare\u201d un\u2019area di 210 ettari.<\/p>\n<p>Tutti questi progetti condividono le stesse opacit\u00e0. Viene mostrato al pubblico solo qualche elemento sul quale convogliare l\u2019attenzione, con grande sfoggio di avveniristici <em>rendering<\/em>, mentre vengono nascosti i dettagli su cosa verr\u00e0 realmente realizzato. Nulla sappiamo degli attori coinvolti, e quindi degli interessi in campo, compresi quelli finanziari che costituiscono una parte importante delle operazioni immobiliari. Nei protocolli stipulati dal Comune con il Ministero della difesa per la \u201cvalorizzazione\u201d delle aree militari \u00e8 prevista una clausola di riservatezza che &#8211; violando il principio di trasparenza della pubblica amministrazione &#8211; rende impenetrabile il processo che porta ai piani definitivi.<\/p>\n<p>L\u2019opacit\u00e0 riguarda anche il ruolo dei poteri pubblici. Secondo un copione ricorrente, i progetti di \u201crigenerazione\u201d spuntano improvvisamente nel corso di conferenze stampa, in parte gi\u00e0 confezionati, ma nessuno sa da dove piovano. Di sicuro non sono passati preventivamente al vaglio del Consiglio comunale, al quale spetta l\u2019adozione degli strumenti urbanistici e che ormai \u00e8 ridotto ad organo di ratifica di decisioni gi\u00e0 prese. Ma prese da chi? In quali stanze vengono adottate? Da quali soggetti? Che interessi rappresentano? In sostanza: chi governa la citt\u00e0?<\/p>\n<p><em>Tre: inventare la rigenerazione<\/em><\/p>\n<p>Tutto questo avviene nel nome della \u201crigenerazione\u201d, una parola dai mille significati che ormai non ne possiede pi\u00f9 nessuno, una parola <em>pass-partout<\/em> entrata a far parte del vocabolario della manipolazione dell\u2019opinione pubblica.<\/p>\n<p>\u00c8 una \u201crigenerazione\u201d vorace, che minaccia di mangiare la citt\u00e0 e che non risponde ai bisogni sociali n\u00e9 si preoccupa di indagarli.<\/p>\n<p>La vicenda delle scuole Besta \u00e8 diventata emblematica di questo modo distorto di pensare la &#8220;rigenerazione&#8221;. Si tratta del progetto di demolizione di una scuola media realizzata agli inizi degli anni \u201880 &#8211; in un clima culturale che prevedeva la collaborazione tra architetti, insegnanti e pedagogisti nella progettazione di nuovi spazi educativi &#8211; e di costruzione di un nuovo edificio scolastico nel parco adiacente, con conseguente abbattimento degli alberi. Il costo complessivo previsto per l\u2019operazione \u00e8 di 18 milioni di euro (lievitato del 100% rispetto al progetto iniziale), di cui due derivanti da fondi PNRR. La motivazione di questa operazione insensata \u00e8 che un edificio nuovo, realizzato con moderne tecniche costruttive, sarebbe pi\u00f9 efficiente dal punto di vista energetico. Si tratta della scoperta dell\u2019acqua calda. \u00c8 sufficiente per giustificare un\u2019operazione che ha costi cos\u00ec elevati, economici ed ambientali? \u00c8 ragionevole accorciare a tal punto il ciclo di vita degli edifici? Perch\u00e9 non si sceglie la strada della ristrutturazione? Perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 alcun piano sugli edifici scolastici ben pi\u00f9 vetusti che avrebbero esigenze molto pi\u00f9 urgenti dal punto di vista strutturale, energetico e didattico?<\/p>\n<p>Gli interventi di \u201crigenerazione\u201d sono innumerevoli. Oltre a quelli gi\u00e0 menzionati, ci sono lo stadio \u201ctemporaneo\u201d (che verr\u00e0 realizzato in occasione della ristrutturazione dello stadio comunale, ma poi &#8211; ridotto rispetto alle dimensioni iniziali &#8211; diventer\u00e0 permanente) e l\u2019edificio appena inaugurato nel mezzo del Parco della Montagnola, che \u00e8 stato avversato (senza alcun esito) dal <a href=\"https:\/\/www.bolognatoday.it\/cronaca\/parco-montagnola-lettera-sindaco-cittadini-lavori.html\">Comitato Free Montagnola<\/a>, E si arriva anche sui colli, con una <a href=\"https:\/\/bologna.repubblica.it\/cronaca\/2022\/04\/29\/news\/bologna_villette_costruite_in_collina_larchitetto_chi_ha_dato_le_autorizzazioni-347349333\/\">serie di interventi<\/a> pubblici e privati che segnano la fine di una lungimirante politica di tutela su quella zona.<\/p>\n<p>Non vanno dimenticati neanche gli interventi autorizzati su suoli privati che &#8211; inevitabilmente &#8211; hanno un impatto sullo spazio pubblico. In varie zone della citt\u00e0 sono spuntati come funghi enormi palazzi di altezze considerevoli (ribattezzati \u201cmostri urbani\u201d) nel mezzo di insediamenti storici caratterizzati da edifici di tre-quattro piani (ex scuole Ferrari in via Toscana, via Calzolari e via Di Paolo in Bolognina, villaggio Ina casa Due Madonne). In via Scandellara <a href=\"https:\/\/cantierebologna.com\/2022\/04\/22\/un-muro-di-gomma-in-via-scandellara\/\">uno smisurato intervento edilizio<\/a> &#8211; dieci palazzi di 14 piani &#8211; sta stravolgendo una zona di campagna urbana.<\/p>\n<p>Dal cilindro della \u201crigenerazione\u201d \u00e8 uscito anche il <a href=\"https:\/\/zero.eu\/it\/news\/un-nuovo-museo-della-cultura-italiana-in-bolognina-cosa-e-soprattutto-perche\/\">Museo della cultura italiana<\/a>, iniziativa di un imprenditore privato che ha letteralmente rapito i principali soggetti pubblici, al punto che \u00e8 gi\u00e0 stato deciso che il Museo sar\u00e0 gestito da una Fondazione cui parteciperanno il Ministero della cultura, la Regione Emilia Romagna e il Comune di Bologna. Non \u00e8 chiaro di cosa si tratti n\u00e9 a cosa serva, ma l\u2019operazione ricorda quella di Fi.Co. (Fabbrica Italiana Contadina) lanciata dal fondatore di Eataly Oscar Farinetti, un progetto commerciale nobilitato da improbabili velleit\u00e0 culturali che il Comune ha promosso con grande entusiasmo &#8211; conferendo al fondo immobiliare creato per gestire il parco tematico l\u2019area e la struttura del Centro agroalimentare, per un valore di 55 milioni di euro &#8211;\u00a0 <a href=\"https:\/\/www.radiocittafujiko.it\/bye-bye-fico-la-disneyland-del-cibo-e-un-fallimento-lo-dice-farinetti\/\">miseramente franato<\/a> sotto il peso della propria inconsistenza e presunzione. Il restyling del progetto, ora denominato Gran Tour Italia, <a href=\"https:\/\/bologna.repubblica.it\/cronaca\/2025\/02\/02\/news\/grand_tour_italia_fico_bologna_ristoranti_palestra-423976195\/\">non sta dando i frutti sperati<\/a> (ammesso che davvero qualcuno credesse nel suo rilancio). Intanto, nelle aree adiacenti, si va delineando una grande speculazione edilizia, che prevede la realizzazione di <a href=\"https:\/\/www.raiplay.it\/video\/2024\/12\/Il-partigiano-Oscar---Report-29122024-45697d4b-698d-42ab-b5b7-40b7dc4c1739.html\">2.500 appartamenti<\/a>.<\/p>\n<p>L\u2019elenco \u00e8 sicuramente incompleto, ma pi\u00f9 che sufficiente per evidenziare i tratti distintivi della \u201crigenerazione\u201d in atto: una enorme colata di cemento che porta con s\u00e9 aumento del traffico privato, nuove strade e parcheggi, distruzione del patrimonio storico e naturalistico, riduzione delle funzioni pubbliche e subordinazione agli interessi privati.<\/p>\n<p><em>Quattro: abbattere gli alberi<\/em><\/p>\n<p>La \u201crigenerazione\u201d che piace all\u2019amministrazione comunale \u00e8 anche acerrima nemica degli alberi. La maggior parte degli interventi citati fin qui prevede abbattimenti, in alcuni casi di notevole entit\u00e0. E altri sono in corso o previsti in futuro: al Parco Paleotto per la costruzione del cosiddetto \u201cNodo di Rastignano\u201d, in varie zone della citt\u00e0 per la realizzazione del tram (come \u00e8 possibile che nella progettazione di un\u2019opera del genere non si sia tenuto conto di questo aspetto?). Si tratta &#8211; nel complesso &#8211; di migliaia di alberi, gi\u00e0 abbattuti o in procinto di esserlo. Una strage.<\/p>\n<p>L\u2019avversione dell\u2019amministrazione comunale per gli alberi non nasce oggi. Alcuni anni fa prov\u00f2 a mettere le mani sui Prati di Caprara, che si estendono (sommando le due parti che li costituiscono) per circa 44 ettari, arrivando ad immaginare un ampio insediamento abitativo e un enorme \u201coutlet della moda\u201d. Poi distrusse un\u2019ampia porzione boschiva per costruire una scuola che &#8211; in realt\u00e0 &#8211; non si far\u00e0 mai.<\/p>\n<p>Alle critiche sempre pi\u00f9 diffuse l\u2019amministrazione comunale risponde senza scomporsi con un\u2019altra parola tratta dal vocabolario manipolato che pretende di governare il discorso pubblico: compensazione. Ogni albero abbattuto &#8211; giura il Comune &#8211; verr\u00e0 \u201ccompensato\u201d da altri, in numero superiore. L\u2019evidenza che tale \u201ccompensazione\u201d avverr\u00e0 (se avverr\u00e0) tra qualche decina di anni e il fatto che i luoghi interessati verranno privati in modo irreparabile di un bene ambientale e paesaggistico non tocca la sensibilit\u00e0 dell\u2019amministrazione comunale.<\/p>\n<p><em>Cinque: selezionare e discriminare<\/em><\/p>\n<p>Tra le conseguenze della privatizzazione dell\u2019enorme patrimonio dei beni pubblici dismessi c\u2019\u00e8 il fatto che i beni disponibili ad usi pubblici continueranno ad essere scarsi. Questo \u00e8 un nodo cruciale per un altro aspetto del discorso: chi potr\u00e0 fruire di ci\u00f2 che rimane del patrimonio pubblico? Con quali regole?<\/p>\n<p>Il meccanismo del bando sembra perfetto allo scopo, perch\u00e9 crea un quadro apparentemente neutrale e oggettivo attraverso norme, punteggi e graduatorie. Il Comune vi fa volentieri ricorso perch\u00e9 in questo modo crede di occultare le ragioni delle sue scelte, che tendono sistematicamente ad escludere tutte le forme associative di qualunque natura che non sono politicamente gradite.<\/p>\n<p>Nelle scorse settimane \u00e8 bastata una <a href=\"https:\/\/www.radiocittafujiko.it\/labas-la-sentenza-del-tar-e-il-boomerang-del-bando-per-gli-spazi-pubblici\/\">sentenza del Tar<\/a> a mandare il Comune in confusione. Annullando l\u2019assegnazione dell\u2019edificio di vicolo Bolognetti, in pieno centro storico, ha mostrato la fragilit\u00e0 del meccanismo messo in piedi, o meglio la sua arbitrariet\u00e0.<\/p>\n<p>Se i beni dismessi venissero destinati integralmente o in modo prevalente alla collettivit\u00e0, ci sarebbe spazio per tutte le espressioni della societ\u00e0 civile e sarebbe garantito il pluralismo associativo, politico e culturale. Se &#8211; al contrario &#8211; i beni pubblici sono scarsi (o vengono resi tali artificialmente, alienandoli), l&#8217;amministrazione comunale avr\u00e0 buon gioco a decidere chi \u00e8 \u201cmeritevole\u201d di godere dei beni che scarseggiano. Scarsit\u00e0 e bandi vanno a braccetto per legittimare la discrezionalit\u00e0 delle scelte del Comune, una discrezionalit\u00e0 utilizzata per favorire l\u2019omogeneit\u00e0 e osteggiare le differenze.<\/p>\n<p><em>Sei: mostrare i muscoli (e agitare i manganelli)<\/em><\/p>\n<p>Un altro attore si \u00e8 affacciato sulla scena delle trasformazioni urbanistiche: la polizia. Nel giorno in cui nel parco delle scuole Besta \u00e8 arrivata la ditta incaricata di abbattere gli alberi, la polizia ha usato i manganelli contro gli attivisti che cercavano di impedirlo, riuscendoci nonostante la disparit\u00e0 delle forze in campo (la ditta ha interrotto i lavori di abbattimento). Nella notte, un episodio ancora pi\u00f9 cruento: un giovane attivista accusato di furto presso l\u2019adiacente cantiere del tram viene fermato dai carabinieri, immobilizzato con il taser e ridotto a uno stato di semi-incoscienza. La scena si ripete pi\u00f9 avanti con la stessa violenza quando la polizia interviene per proteggere un nuovi abbattimenti, che stavolta vengono realizzati (mentre gli attivisti sono ancora in cima agli alberi per proteggerli, gli operai segano i rami su cui sono arrampicati).<\/p>\n<p>Il ricorso alle forze dell\u2019ordine non \u00e8 certo una novit\u00e0 a Bologna. Il Comune lo ha praticato sistematicamente per sgomberare edifici pubblici e consegnarli alla polvere: collettivo Atlantide al Cassero di Porta Santo Stefano (ottobre 2015), Centro sociale L\u00e0bas all\u2019ex caserma Masini (agosto 2017), XM24 negli spazi dell\u2019ex mercato ortofrutticolo (agosto 2019), ex Caserma Sani occupata dagli attivisti di XM24 dopo lo sgombero della loro sede (gennaio 2020).<\/p>\n<p>Ma l\u2019atteggiamento repressivo invade anche la vita quotidiana. Il quartiere della Bolognina \u00e8 stato pi\u00f9 volte oggetto di campagne di vera e propria militarizzazione dello spazio urbano, e nei mesi scorsi si sono registrati diversi interventi di controllo a tappeto all\u2019interno di alcuni locali, con uno spropositato dispiegamento di forze. Di recente il sindaco \u00e8 tornato a chiedere maggiore presenza di polizia nel quartiere, ma il suo intento \u00e8 di estendere questo modello all\u2019intera citt\u00e0, come testimonia la sottoscrizione del \u201cPatto per la sicurezza urbana integrata e la vivibilit\u00e0 di Bologna\u201d con il Ministro dell\u2019Interno Piantedosi (gennaio 2023), In precedenza il sindaco aveva sostenuto la linea del Questore di procedere alla fotosegnalazione preventiva dei ragazzi (anche minorenni) che arrivano a Bologna per trascorrere il sabato sera.<\/p>\n<p>In nome di situazioni il pi\u00f9 delle volte gonfiate ad arte con il supporto dei media locali (di volta in volta: i furti con \u201cspaccata\u201d delle vetrine, lo spaccio di droga, le risse tra \u201cbande\u201d giovanili etc.), controlli arbitrari e discriminatori (la popolazione immigrata \u00e8 il bersaglio pi\u00f9 frequente) limitano la libert\u00e0 di fruizione dello spazio pubblico.<\/p>\n<p><em>Zero: progressisti o liberisti?<\/em><\/p>\n<p>Il quadro \u00e8 articolato, gli interventi urbanistici da monitorare sono innumerevoli. Ma mettendoli l\u2019uno accanto all\u2019altro appare chiaro quanti fili si intreccino, e come tutti si dipanino dallo stesso punto: lo spazio pubblico. La progettazione, la destinazione, la gestione dello spazio, il suo uso collettivo, il modo in cui genera relazioni sociali oppure le recide, il suo rapporto con gli ecosistemi: le dimensioni sono molteplici e complesse.<\/p>\n<p>Qual \u00e8 oggi a Bologna il segno distintivo delle politiche per lo spazio pubblico?<\/p>\n<p>Il sindaco ricorre spesso a uno slogan: Bologna \u00e8 la citt\u00e0 pi\u00f9 progressista d\u2019Italia. Ma quando si \u00e8 al governo le autodefinizioni lasciano il tempo che trovano: occorre verificarle sul terreno delle azioni concrete.<\/p>\n<p>\u201cProgressista\u201d \u00e8 una definizione abbastanza vaga. In ogni caso, se guardiamo alle culture della sinistra che nel corso del secondo dopoguerra sono state predominanti e che possono essere ricondotte sotto il generico ombrello del \u201cprogressismo\u201d, troviamo due aspetti fondamentali che le accomunano: la centralit\u00e0 delle istituzioni rappresentative, istituite dalla Costituzione, e la centralit\u00e0 dei poteri pubblici, che nel governo delle citt\u00e0 ha trovato espressione anche nella pianificazione urbanistica, attraverso la quale gli interessi privati sono stati regolamentati e indirizzati verso l\u2019interesse pubblico.<\/p>\n<p>Come abbiamo visto, ci\u00f2 che accade a Bologna (certo, non solo a Bologna) va in direzione opposta. Ma ci\u00f2 che sta all\u2019opposto (l\u2019esautorazione delle assemblee elettive, la de-regolamentazione della progettazione dello spazio pubblico, la subordinazione degli interessi pubblici a quelli privati) non pu\u00f2 essere catalogato sotto la categoria del &#8220;progressismo&#8221; senza dare luogo ad una grossolana falsificazione storica e ideologica. Si tratta, al contrario, di alcuni dei segni distintivi del neo-liberismo, il cui intrinseco autoritarismo spiega anche il ricorso alla forza, tutt\u2019altro che episodico.<\/p>\n<p>Ci sono sicuramente molte e comprensibili resistenze culturali ad accettare questa chiave di lettura, perch\u00e9 Bologna incorpora il mito del \u201cbuongoverno\u201d, del decentramento, dei servizi pubblici, della pianificazione urbanistica. Come tutti i miti, \u00e8 difficile da scalfire. Lo storico Fernand Braudel scriveva che \u201ci quadri mentali sono delle prigioni di lunga durata\u201d. Ma una comunit\u00e0 non pu\u00f2 vivere all\u2019infinito dentro un mito senza dissolversi &#8211; alla fine &#8211; assieme ad esso &#8211; e non pu\u00f2 permettere al ceto politico di vivere di rendita sopra quel mito, usandolo come ricatto morale nello stesso momento in cui si adopera per demolirne gli elementi costitutivi.<\/p>\n<p>Alcune crepe si sono gi\u00e0 aperte. La tenacia del Comitato Rigenerazione No Speculazione ha fatto fallire lo scempio programmato ai Prati di Caprara (anche se si sta profilando un ultimo inganno: la preservazione del bosco urbano nella zona est in cambio di una generosa edificabilit\u00e0 nella zona ovest). La mobilitazione alla Bolognina ha contribuito a indurre il Comune a una retromarcia su uno dei suoi progetti pi\u00f9 insensati: la realizzazione &#8211; che avrebbe causato l\u2019ennesima strage di alberi &#8211; di un tunnel sotto al tracciato del tram per favorire il traffico delle automobili che il tram dovrebbe ridurre. La perseveranza del Comitato Besta ha ottenuto &#8211; alla fine &#8211; un risultato clamoroso: la nuova scuola non verr\u00e0 costruita, il parco \u00e8 salvo (anche se il Comune si ostina a non voler ristrutturare l\u2019edificio esistente ed ha disposto un assurdo trasferimento presso un altro plesso scolastico costruito con criteri e destinazioni del tutto diverse).<\/p>\n<p>Ciascuna di queste mobilitazioni e tutte le altre che le hanno precedute sono state possibili perch\u00e9 chi le ha portate avanti ha provato a fare ci\u00f2 che il Comune teme pi\u00f9 di ogni altra cosa: ha alzato lo sguardo oltre l\u2019oggetto <em>specifico <\/em>della protesta per\u00a0 guardarsi intorno, trovare alleanze, cogliere il nesso con il pi\u00f9 ampio disegno di trasformazione della citt\u00e0. Non \u00e8 facile, non sempre ci si \u00e8 riusciti fino in fondo, ma sar\u00e0 indispensabile &#8211; in futuro &#8211; rafforzare questo approccio trasversale per contrastare i famelici progetti che accerchiano la citt\u00e0 e si apprestano a divorarla.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Riproponiamo, con alcuni aggiornamenti, un articolo pubblicato originariamente su \u201cNapoliMonitor\u201d nell\u2019aprile 2024, con il titolo <\/em><a href=\"https:\/\/napolimonitor.it\/distruggere-gli-spazi-pubblici-bologna-da-citta-progressista-a-citta-neoliberista\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Distruggere gli spazi pubblici. Bologna da citt\u00e0 progressista a citt\u00e0 neoliberista<\/a><em>. 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