Pm10 alle stelle: colpa dei caminetti e delle stufe?

3 Risposte

  1. Avatar Paolo Degli Antoni ha detto:

    Certamente c’è un intento di distrazione dell’opinione pubblica dai problemi più gravi, ma l’inquinamento atmosferico è una realtà complessa e la combustione all’aperto di residui vegetali nelle realtà rurali contribuisce non poco. Soffrendo di problemi respiratori cronici, sono io stesso una centralina ambulante; aspettare l’autobus in Via Guido Monaco nelle ore di punta mi fa sentire male dopo soli dieci minuti, ma le peggiori crisi respiratore mai avute sono state a Trevi (PG) in una fredda sera di marzo, con tutte le case riscaldate a legna, e a Montale-Agliana FS il pomeriggio del 4 novembre scorso, a riscaldamenti ancora spenti, quando tanti vivaisti simultaneamente hanno smaltito residui vegetali con fuochi all’aperto, sottovalutando l’inversione termica che ha schiacciato i fumi al suolo. Ho chiamato il 1515 della Forestale per inviare una pattuglia sul posto, dato che lo smaltimento di oltre tre metri steri per volta da parte di imprese è penalmente perseguibile; purtroppo, i mucchi si inceneriscono in fretta e le prove svaniscono; la segnalazione ha avuto però effetto deterrente, così il fenomeno non si è ripetuto nei giorni seguenti e dopo un giorno d’aria ancora puzzolente, la situazione è migliorata il terzo giorno. A riprova dell’accaduto, visitate la pagina http://www.arpat.toscana.it/temi-ambientali/aria/qualita-aria/bollettini/index/regionale/04-11-2015 con PM10 a 53, scese a 50 e 36, mentre le centraline pratesi sensibili al traffico (Roma e Ferrucci) registravano rispettivamente 42-45, 40-41 e 40-44. Interpreto così questi dati: il traffico da solo inquina poco sotto il limite dello sforamento, che avviene, a parità di condizioni atmosferiche, quando i riscaldamenti urbani sono accesi a pieno regime. A Montale, quando gli agricoltori si comportano bene, c’è un inquinamento di fondo inquietante per un’area rurale, non dovuto al riscaldamento (4, 5 e 6 novembre erano giornate tiepide e soleggiate), la cui fonte è facilmente immaginabile; se ci si aggiungono anche gli agricoltori indisciplinati, si supera la soglia. Nel 2012 ordinanze comunali vietarono la combustione di residui vegetali all’aperto, ma esse furono ritirate su pressione di Coldiretti, senza concludere la sperimentazione il 31 marzo e dunque poter accertare l’efficacia della misura http://www.lavocedipistoia.it/a719-coldiretti-fuochi-all-aperto-ok-pistoia-ora-anche-altri-comuni-della-piana-rimuovano-divieto.html Ogni soggetto economico pare volersi sfilare dalle sue responsabilità…

  2. Avatar Paolo Degli Antoni ha detto:

    Trovo molto interessante l’articolo, che conferma le mie percezioni fisio-patologiche (es. Trevi in una fredda sera di marzo). Poiché le soluzioni al problema per essere efficaci vanno adottate differenziando in base a ciascuna situazione, mi par di capire che in città quasi completamente metanizzate a poco servirebbe ridurre l’orario d’accensione e la temperatura dei riscaldamenti, mentre molto più incisive su polveri sottili e ossidi d’azoto sarebbero le limitazioni al traffico.

    In ambiente rurale si renderebbe necessario ridurre le combustioni di materiali legnosi, anche se credo che ci siano differenze qualitative dipendenti sia dagli apparecchi di combustione (caldaie moderne ad alta temperatura meglio dei caminetti rustici) sia dai combustibili, con il peggio costituito da eterogenei residui vegetali dell’agricoltura non ben seccati bruciati all’aperto.

    Resto perplesso a proposito dei COVNM, possibile mai che i balsamici effluvii delle conifere, così efficaci sulle mie patologie, vadano accomunati con potenti inquinanti? Non c’è differenza qualitativa?

    Infine mi si permetta di notare una piccola ingenuità: tra i fattori naturali si includono gli incendi; quelli boschivi sono reati colposi o dolosi al 98-99%, per niente naturali…

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