I tanti meriti del Premio Bargellini: protagonisti i soggetti sociali in lotta

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C’è un Premio per tesi di laurea magistrali e di dottorato che è stato istituito a Firenze nel 2019 e che merita la più attenta considerazione sulle pagine di questo giornale. Si tratta del Premio “Lorenzo Bargellini”, istituito dalla famiglia e da una serie di soggetti come Il Sessantotto, l’Istituto Ernesto De Martino, la Fondazione Michelucci, la rivista Cambio, i Cobas, l’Associazione “Un Tetto sulla testa”, in memoria di Lorenzo, compagno generoso e molto amato, protagonista di tante battaglie e costante riferimento per i movimenti di lotta per la casa. 

La proclamazione e la consegna della seconda edizione del Premio – a Rita Ciccaglione per un lavoro sulle vecchie e nuove pratiche dell’abitare nel contesto del post- terremoto aquilano -, è avvenuta con una presentazione della tesi premiata e una discussione pubblica alla Casa del Popolo di Castello, seguita da una successiva visita agli appartamenti realizzati in auto-recupero dagli abitanti dell’ex-asilo Ritter. Ne ha parlato anche Sabrina Tosi Cambini qui.

La premiazione è avvenuta in un periodo caratterizzato nell’area metropolitana fiorentina dall’insorgenza di lotta operaia e solidarietà politica e sociale promossa dal Collettivo di fabbrica della GKN contro la chiusura dell’impianto e la delocalizzazione delle sue attività. Nulla è mai davvero perduto del patrimonio di memoria dei movimenti di lotta contro le disuguaglianze sociali e nulla si presenta mai nelle stesse forme. Se qualcosa di importante si muove nello scenario delle lotte operaie con la forza di scuotere il clima di rassegnazione politica portando contenuti innovativi e una consapevolezza inattesa, anche nel panorama stagnante dell’università italiana ci sono fermenti che meritano attenzione. 

Un momento dell’ultima edizione del Premio Bargellini

IL CONTESTO URBANO – Il primo merito del Premio intitolato a Lorenzo Bargellini è forse quello di far affiorare una serie di ricerche che vengono svolte all’interno di diverse università italiane e che raramente ricevono l’attenzione dovuta. Sono lavori di ricerca che si occupano dei contesti di forte marginalità, di immigrazione e inclusione sociale, della insussistenza dei modelli di azione pubblica rispetto ai gruppi sociali in condizioni di subalternità materiale e culturale, del consumo predatorio dello spazio pubblico da parte dei grandi interessi privati, delle lotte urbane e delle esperienze autogestionarie, delle politiche abitative e delle occupazioni. Il problema abitativo, nodo irrisolto della questione sociale e delle politiche urbane, è uno dei campi di indagine più dissodato dai ricercatori che concorrono al bando e che sentono l’esigenza di lavorare sull’abitare precario e informale, sugli sfratti e sulle occupazioni con un apparato teorico solido, con analisi scrupolose sia su scala generale che urbana o di quartiere. I casi studio specifici, di cui diverse tesi si occupano, sono sempre inseriti correttamente nell’ambito dei processi di trasformazione dei contesti urbani e delle inadeguate politiche abitative, ma sono studiati anche nelle complesse interazioni interne ed esterne, nelle capacità negoziali messe in atto, nelle numerose sfaccettature del fenomeno. C’è da dire che coloro che ne scrivono sono spesso essi stessi parte dei movimenti che sostengono le occupazioni ma il condurre una ricerca collocata in una prospettiva militante non li esime dal farsi carico di una valutazione aperta, e talvolta critica, di tutti gli aspetti intrecciati dall’azione di lotta portata avanti. E questa è, a mio avviso, una caratteristica innovativa rispetto alla letteratura esistente sui cicli di lotta per la casa dei decenni precedenti, letteratura peraltro insufficiente rispetto alla vastità e alla forza di quei movimenti.

PROTAGONISTI – La pratica dell’osservazione partecipante, utilizzata in molti di questi studi, consente inoltre una maggiore capacità di interazione nei processi aperti dalle lotte in contesti sociali e urbani molto concreti. Si tratta il più delle volte di esperienze condotte in condizioni ambientali difficili, in territori urbani sgretolati in cui occorre muoversi nella consapevolezza della complessità di forme plurime e complesse di subalternità sistemica con cui devono fare i conti le associazioni e gli attivisti che spingono verso la promozione di una forza coesiva interna ai gruppi di occupanti e ai quartieri in cui si svolge l’azione. Questo tipo di ricerche, caratterizzate dalla capacità di interrogarsi su processi e strumenti che possano facilitare l’espressione di domanda politica da parte di soggetti sociali deprivati dei loro diritti, può aiutare la capacità degli stessi soggetti di far valere la propria condizione rispetto al discorso pubblico dominante ed anche la consapevolezza dell’appartenenza alla scena comune urbana di tante iniziative locali. 

VICINI AI BISOGNI DELLE PERSONE – In diversi dei lavori esaminati emerge una capacità di intersezione del proprio ambito disciplinare (antropologico, urbanistico, storico, etnografico, giuridico…) con altre discipline ritenute importanti nella messa a fuoco di aspetti come le strategie di adattamento, i processi di radicamento, il confronto tra diverse culture abitative, le negoziazioni interne nelle forme di condivisione degli spazi, delle funzioni collettive e delle pratiche di auto-recupero, le forme di partecipazione alla vita sociale. Ne emerge un quadro molto articolato che ad esempio nelle tesi di carattere progettuale sostiene un’azione di riprogettazione degli spazi molto vicina alle esigenze delle persone. Gli scenari che vengono prospettati nel complesso delle tesi presentate possono contenere rimandi a politiche abitative più lungimiranti, corredati anche da esemplificazioni internazionali e possono approssimare sistemi di politiche urbane che riconoscano le esigenze delle persone e dei gruppi sociali generalmente scansati. Alcune tesi si spingono ad avanzare proposte di riconfigurazione della progettualità urbana riguardanti specifici territori affinché risulti maggiormente inclusiva rispetto ai soggetti che non beneficiano dell’intervento pubblico se non nelle residue forme assistenziali. Ma forse uno degli interessi maggiori che dal complesso dei lavori di tesi presentati si può trarre è quello rappresentato dalla messa a fuoco di orientamenti utili all’azione pubblica di soggetti sociali in lotta, generalmente ignorati dal regime delle politiche istituite o ricacciati in un regime di trattamento marginale e differenziato, soprattutto quando sono in grado di indicare gli strumenti che possano facilitare l’espressione di una strutturata domanda politica di trasformazione là dove questa appare disintegrata. 

Corrado Marcetti, da Fuori Binario #234

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Corrado Marcetti

Architetto, è stato collaboratore dell’architetto Giovanni Michelucci con cui ha partecipato ai progetti del “Giardino degli Incontri” nel complesso penitenziario di Sollicciano a Firenze, del “Parco nautico dei Renai” a Signa e del “Complesso teatrale” a Olbia, oltre che allo studio per il recupero urbano della Villa Ambrogiana di Montelupo Fiorentino. Ha diretto la Fondazione Michelucci con cui ha condotto studi e ricerche sui temi dell’habitat sociale e dei modelli insediativi e abitativi con particolare attenzione agli aspetti di innovazione sociale.

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