Sindrome Nimby. O i lumi della ragione nell’età dell’oscurantismo

2 Risposte

  1. Avatar Fabio Bernardini ha detto:

    L’autore dell’interessante articolo fornisce una prospettiva reale, ma, inevitabilmente, anche piuttosto parziale. In Italia anche precedentemente alla legge obiettivo esiste un grave problema di democrazia reale, spesso sostituita da una mera democrazia formale. Ho partecipato, da tecnico, con varie associazioni a procedimenti di VIA regionali su progetti proposti da grossi gruppi (Solvay, Enel, ATI). E’ sempre risultato un esercizio inutile, dove anche le obiezioni più argomentate e fondate venivano respinte dalla Regione con formulette dialettiche di una massimo due righe. Inoltre dobbiamo tenere presente che le ragioni di sfiducia nelle istituzioni da parte dei cittadini, nella maggior parte dei casi, sono corroborate da esperienze dirette. Per esempio, quante discariche sono state chiuse alla data prevista dal progetto e per quante è stata procrastinata la data di chiusura oltre ogni limite di decenza? Una rapida indagine potrebbe svelare la percentuale di affidabilità degli impegni assunti dalle amministrazioni verso le popolazioni residenti. Nella mia esperienza il dato è sconfortante.Cordiali saluti.

  2. Avatar Riccardo Emilio ha detto:

    Caro Fabio lei ha assolutamente ragione. La legge obiettivo non è l’unica causa del sorgere dei conflitti tra Stato e cittadini su temi di carattere ambientale-infrastrutturale, ma chiude ulteriormente la porta agli strumenti di democrazia locale, proprio in un momento storico in cui una pluralità di fattori all’interno delle democrazie occidentali producono una richiesta di maggiore partecipazione alle politiche (è solo un’ipotesi, ma credo che la richiesta di altre forme di partecipazione a volte si intersechi anche con il fenomeno della crescente sfiducia verso le istituzioni e dell’astensione, ma su questo dovremmo controllare i dati). Sono d’accordo con lei poi che la VIA (o la VIS e altre commissioni di valutazione tecnica) vengano puntualmente bypassate o ignorate dalle autorità politiche. Le ragioni sono molteplici. Tuttavia, in molti casi l’azione cittadina produce effetti positivi – certo, non ho l’illusione che sia la soluzione – tra cui l’apertura di nuovi processi di consultazione nei casi migliori, l’emersione di potenziali notizie di reato nei casi peggiori, per cui spesso l’autorità giudiziaria – pur nella sua autonomia – inizia spesso ad aprire fascicoli e scoperchiare casi prima impensati. Non da ultimo, le mobilitazioni creano ulteriormente legami tra le comunità e i cittadini, agiscono come “scuole di democrazia” e ricordano spesso agli eletti che ad essi dovrebbero rispondere in primo luogo, non a gerarchie organizzative o peggio ancora ad interessi d’altra natura più o meno celati.

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