Notizie dal carcere: il caso Sollicciano

pantagruelCome è noto, nel maggio del 2013 la Corte di Giustizia di Strasburgo ha condannato l’Italia per il “trattamento disumano e degradante” praticato nelle carceri italiane nei confronti delle persone ristrette. In particolare la Corte si riferiva agli spazi angusti in cui i detenuti sono costretti a vivere, ben al di sotto degli standard previsti dalla normativa europea. Veniva dato allo Stato italiano il tempo di un anno per provvedere a rimuovere queste intollerabili condizioni di vita, pena la condanna a un cospicuo risarcimento a favore delle decine di detenuti che hanno inoltrato ricorso alla Corte.

A un anno di distanza ben poco è stato fatto. E’ vero, alcuni provvedimenti legislativi, in particolare l’aumento, a partire dal 2010, dei giorni di liberazione anticipata da 30 a 75 giorni annui, hanno consentito una diminuzione di alcune migliaia di presenze in carcere, senza che questo abbia inciso più che tanto sul sovraffollamento, che continua ad essere rilevante. Siamo ancora in presenza di poco meno di 60.000 detenuti, a fronte di una normale capacità recettiva delle nostre carceri di 44.000 persone. Nel carcere di Sollicciano, costruito per ospitare 480 detenuti, vivono tuttora 860-870 persone.

A poche settimane di distanza dalla scadenza posta da Strasburgo sono state messe in atto nel carcere di Sollicciano alcune modeste misure per consentire a una parte, piuttosto ridotta, di detenuti di trascorrere circa sei ore al giorno fuori non solo dalla cella, ma anche dalla sezione. Questa misura ha riguardato solo due sezioni (circa 120 detenuti) delle tredici che compongono il carcere maschile, affollato da circa 750 persone.

In data 26 giugno 2014 il governo ha emesso un decreto legge (n. 92) che prevede misure risarcitorie dovute ai detenuti che hanno sofferto, in celle troppo anguste, condizioni di vita degradanti. Si tratta di misure di difficilissima attuazione, destinate ad accumulare un numero enorme di istanze che costringeranno i magistrati di sorveglianza ad un superlavoro, destinato a distogliere tempo prezioso per la concessione di misure alternative alla detenzione per tanti e tanti detenuti. Il decreto prevede che, per ogni dieci giorni di detenzione in situazioni degradanti, il detenuto possa chiedere una riduzione della pena detentiva nella misura di 1 giorno (!). Le persone che abbiano terminato di espiare la pena detentiva potranno chiedere una somma di denaro pari a euro 8 (!) per ogni giornata trascorsa in carcere in condizioni lesive della propria dignità.

Le condizioni in cui si vive a Sollicciano sono pessime. Dai tetti piove nei corridoi e all’interno delle sezioni, fin nelle celle. Una gran parte dei materassi, rigorosamente di gomma piuma, sono sformati e infossati per l’uso, e pertanto si dorme male. Recentemente in due sezioni del Giudiziario (dove sono ristretti i detenuti in attesa di giudizio) è stata scoperta la presenza di pidocchi e di zecche, il che ha costretto l’amministrazione a spogliare le persone della biancheria intima e degli indumenti, con grande difficoltà a reperirne di nuovi.

Da qualche settimana è subentrata una nuova direttrice, in sostituzione di un direttore rivelatosi negli anni inadatto a ricoprire un ufficio così importante, dal quale molto dipende dell’andamento, il migliore possibile, di un carcere. La dott. Giampiccolo proviene dalla direzione della casa di reclusione di Volterra, che si distingue, appunto, per una migliore vivibilità, e non solo per l’attività del suo ben noto gruppo teatrale. L’augurio che noi volontari (e, direi, tutti, o quanto meno molti degli operatori istituzionali) ci facciamo è che questo arrivo serva a rimettere ordine in uno istituto dove si è abituati a inventarsi le regole da un posto ad un altro, da un momento all’altro, e a sviluppare iniziative volte a creare opportunità, soprattutto di lavoro, in un carcere dove è una piccola minoranza a godere, peraltro a tempo determinato quasi sempre di breve durata, di un lavoro. In un luogo dove dovrebbe essere proprio il lavoro la dimensione più efficace per il recupero e la risocializzazione delle persone.

Salvatore Tassinari, presidente di Pantagruel, Associazione per i diritti dei detenuti

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Sul dramma vissuto da migliaia di persone anche nella nostra regione segnaliamo la timeline “Morire di carcere in Toscana