Alla Gorgona gli animali hanno un posto speciale: parola di veterinario

Se un abitante di un altro pianeta potesse osservare per un certo tempo quello che la specie umana sta provocando sull’unico mondo che occupa, ne dedurrebbe che siamo un gruppo di terrestri parassiti e violenti. Ci ammazziamo tra di noi, sterminiamo le altre specie (animali non umani e vegetali), sottraiamo spazi vitali, modifichiamo paesaggi e, nonostante segnali evidenti, ci ostiniamo a non cambiare le nostre attività climalteranti. La specie umana è in guerra contro tutti, ma soprattutto, contro se stessa.

_DSC1795Pur facendo parte dello stesso pianeta e vivendo in un intreccio di relazioni vitali che ci rendono interdipendenti gli uni dagli altri, dimostriamo di non rendercene conto. I nostri sensi appaiono annebbiati, le nostre percezioni alterate, la nostra coscienza azzerata. Ma questi tre strumenti sono essenziali per capire le vere cause dei problemi, riportare ordine e promuovere la pace con il resto dei viventi. La pace è un processo lento e forse, per noi umani, non ancora realizzabile. Ma è l’unica meta possibile alla quale mirare. Ognuno percorrendo la strada che la vita gli ha assegnato.

Il mio punto di partenza è stato un carcere. Non perché sia stato detenuto, ma perché ho lavorato come medico _DSC2017 Kopieveterinario in un’isola-carcere per venticinque anni. Nell’isola di Gorgona, diciotto miglia dalla costa livornese, mi sono preso cura degli animali che, in modo del tutto arbitrario e antropocentrico, definiamo “da reddito”. Soggetti animali appartenenti alle nobili specie di bovini, ovi-caprini, suini, equidi e avicoli.

Oltre a questi, che l’umano cura e poi uccide, l’isola ospita anche degli animali cosiddetti “da affezione”: cani e gatti per i quali, in base ad una ingiusta e specista dicotomia etico-giuridica, è prevista, invece, una piena tutela (almeno in Occidente e nei luoghi di maggiore sensibilità). Questa straordinaria isola, Casa di Reclusione dal 1869, è inserita nel Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano e rientra nella grande area marina protetta nota come Santuario dei cetacei. Gorgona è sempre stata un luogo di sperimentazione di pratiche detentive alternative alla inumana cella chiusa venti-ventidue ore su ventiquattro.

La mia esperienza, associata e sostenuta da quella di numerosi altri operatori e collaboratori, ci ha fatto capire come un elemento positivo per la vita dei detenuti potesse essere anche una diversa relazione con gli animali non umani che tradizionalmente venivano allevati per scopi alimentari. Il tempo, unito ad esperienze di conoscenza e stupore nei confronti dei miei pazienti non umani, hanno cambiato radicalmente la percezione che io stesso avevo nei loro confronti. Non più “solo” pazienti da curare, ma “soggetti”, “esseri senzienti” da tutelare in modo completo e definitivo. La loro vita mi interessava nella sua complessità e globalità. Mi premeva che vivessero bene e che terminassero, ugualmente bene, il loro ciclo vitale senza subire sfruttamenti e violenze.

_DSC2965Il contrario, in pratica, dell’approccio zootecnico dove la macchina-animale viene utilizzata per produrre alimenti e redditi. Gli animali non umani di Gorgona non erano più “numeri” e “bestiame” da far riprodurre, produrre e, se necessario, curare, ma creature con un “nome” che mi sollecitavano un cambio di atteggiamento.

Come ha detto il filosofo tedesco Theodor W. Adorno “Auschwitz inizia quando si guarda a un mattatoio e si pensa: sono soltanto animali”. Quello sguardo è cambiato, in me come in tanti altri. E abbiamo capito che sarebbe stata un’importante leva per cambiare il mondo e promuovere percorsi di pace.

Ho così realizzato di avere in mano quella potente leva che chiamiamo non-azione. Il cambio delle pratiche è passatoCala Scirocco dal cambio delle idee e la prima e semplice decisione che ho preso è stata di non mangiare più i miei pazienti. Non contribuire con le mie scelte alimentari alla morte nel mondo di circa 60 miliardi di animali domestici l’anno. Non mi interessava più rassicurare la mia coscienza pensando: “però hanno vissuto bene”. Volevo per loro, come per me e per i miei simili, che dopo una vista degna seguisse una morte degna. Una fine che rispettasse la lunghezza naturale della loro esistenza. Non avevo più bisogno di considerarli “ingredienti” e questa “nuova alleanza” mi ha aperto nuovi orizzonti che ho cercato di non tenere solo per me.

Ne ho scritto, ne ho parlato, ho mostrato e testimoniato il mio e il nostro cambiamento. Ho portato la voce dei “senza voce” nei luoghi dove le persone volevano conoscere per decidere. Sono state realizzate molte cose su questa piccola isola. Fatti minimi che non possiamo dimenticare e che trasformano un valore locale in questioni di utilità generale. Abbiamo pubblicato, ad esempio, una Carta dei diritti degli animali di Gorgona.

Grazie a un Direttore illuminato, abbiamo elaborato dei cosiddetti “Decreti di Grazia” per “alcuni” animali dell’isola. In seguito a ciò un grande movimento popolare si è mosso per sostenere, invece, la tutela di “tutti” gli esseri animali presenti e sottrarli da qualsiasi circuito produttivo e quindi da una morte violenta. È l’art. 27 della nostra Costituzione che ce lo indica. È solo una (ri)educazione nonviolenta che spiana le strade per la pace. Addirittura anche il Senato della Repubblica lo scorso maggio ha approvato una mozione con la quale impegnava il Governo a “valorizzare e promuovere buone pratiche come lesperienza di reinserimento e recupero dei detenuti del carcere dellisola di Gorgona (Livorno) attraverso attività con animali domestici”.
 L’interesse che ha suscitato l’esperienza di Gorgona aveva anche fatto organizzare una visita di parlamentari sull’isola (poi slittata a causa del mare) per conoscere di persona questa realtà da tutelare e valorizzare come la mozione al Senato indicava.

Per questi motivi il Progetto Gorgona riceverà a Firenze il prossimo 12 dicembre un premio letterario sulla pace 

promosso dall’associazione “Un Tempio per la Pace”. Lo ritirerò a nome di una vasta comunità che si è impegnata e si è sacrificata (o è stata sacrificata) per mantenere in un carcere aperto quegli elementi di relazioni, cultura, etica e giustizia affinché le persone detenute ne traessero spunti di riflessione per il loro futuro.

Ho anche accettato che un giorno di febbraio di quest’anno, senza preavviso né spiegazioni, fossi trasferito da Gorgona in un’altra sede. So che questa è una strada stretta e la lotta per i diritti dei deboli prevede sempre un prezzo da pagare. Sono rimasti sull’isola molti animali che attendevano di essere salvati.

gorgona.24.5.3 025Per questo motivo, ad oggi, lo riteniamo un progetto incompiuto. Almeno fino a quando tutti gli animali potranno godere dello status di soggetti rifugiati e non ci saranno più tracce di sangue sparso sull’isola per produrre qualcosa che l’evidenza ci indica non più necessario.

E se un giorno un abitante di un altro pianeta venisse ad osservare la nostra Terra e avvicinasse lo sguardo proprio su questo frammento di roccia, potrebbe tornarsene con quell’immagine di armonia di cui la Vita ne urla l’urgenza.

*Marco Verdone, medico veterinario omeopata

 

 

IMG_7136

 

Torre Vecchia 2014

 

 

forse vuol dire che hai apprezzato il nostro modo di fare giornalismo.

Come sai la La Città invisibile è una rivista del tutto gratuita. Nessuno è costretto a pagare per informarsi in maniera libera e indipendente e contribuire così a diffondere una visione critica dei danni delle politiche liberiste.

Se ti piace quello che scriviamo sostieni le attività del laboratorio politico perUnaltracittà condividendo i contenuti che riterrai opportuno sui tuoi social e magari con un piccolo contributo: scopri qui come fare.

Grazie per averci letto, e buon tutto!

la redazione de La Città invisibile

Stampa il testo
The following two tabs change content below.
Marco Verdone

Marco Verdone

MARCO VERDONE è un medico veterinario omeopata che 25 anni fa si è trovato a prendersi cura degli animali dell’isola-carcere di Gorgona (LI). Le assonanze tra l’esperienza dei detenuti umani e quelli animali lo hanno portato a riflettere sulle relazioni di reciprocità tra i due mondi e sulla necessità di un cambiamento profondo nei modi in cui gli uomini “usano” gli altri esseri viventi. Da questi anni, intensi e ricchissimi, sono nati tre libri in cui Marco propone un nuovo patto tra uomini e animali. Il respiro di Gorgona (Libreria Editrice Fiorentina, 2008),Ogni specie di libertà (un libro a più voci edito da Altreconomia edizioni, 2012) e L’isola delle bestie (con la giovane e interessante casa editrice di Scampia Marotta&Cafiero editori, 2015). Marco Verdone opera come medico volontario presso il rifugio Fattoria della Pace Ippoasi (PI) e partecipa alle attività del Distretto di Economia Solidale Altro Tirreno di Pisa.
Per maggiori informazioni: www.ondamica.it

2 risposte

  1. Avatar piera ha detto:

    Sono felice Marco che avrai questo riconoscimento, tappa importantissima che ha visto prima di te illustri personaggi propositori di Pace ne cito uno per tutti il Dalai Lama, anche Tiziano Terzani al quale sono particolarmente affezionata. Ti sosteniamo con tutte le nostre forze affinchè tu possa ritornare alla tua missione originale che come vedi ti ha comunque portato ad altri percorsi affinche tu potessi far conoscere questa esperienza straordinaria al più vasto pubblico di bipedi animali quali noi siamo. Grazie Piera

  2. Avatar Myriam Ambrosini ha detto:

    Ho assistito ieri, con grande meraviglia peraltro, ad un’opera meritoria di sensibilizzazione a cura delle rete ammiraglia della televisione di Stato. Nello “Speciale tg1” di ieri sera 10 aprile, dal titolo “Sono soltanto animali?” è stato possibile rendere finalmente visibile cosa accade nei cosiddetti “ALLEVAMENTI INTENSIVI”. Paragonarli ai campi di sterminio nazisti è l’unico paragone che si può avvicinare alla crudeltà, le sevizie inumane ed all’indifferenza più totale verso altri esseri viventi che in tali luoghi viene invece perpetrata.
    Non sono un’animalista – anche se amo e cerco di rispettare tutte le specie viventi – e non mi permetto di puntare il dito sulle più svariate scelte alimentari o di vita, anche quando non le condivido, ma questa stortura che si sta effettuando tra mondo umano e mondo animale sta assumendo la stessa pericolosità di quella uomo/ambiente e porterà, credo, alle stesse nefaste conclusioni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Captcha *