I parcheggi voluti da Nardella sono arretrati: culturalmente e formalmente

Una risposta

  1. Avatar Paolo Degli Antoni ha detto:

    Ho vissuto otto anni a Livorno in un grande condominio a maggioranza ATER. Case popolari degli anni ’30, con esteso cortile centrale alberato.
    Nel 1989, subito prima della legge Tognoli, ATER propose in assemblea condominiale un progetto di riqualificazione, con panchine, lampioni e rastrelliere per le biciclette; fu bocciato dall’assemblea (sarebbe occorsa l’unanimità), perché una minoranza dei condòmini lamentava che il cortile in estate sarebbe diventato luogo di ritrovo sino a tarda ora, con conseguente disturbo del sonno; il cortile disadorno e non illuminato generava in effetti un silenzio notturno invidiabile.
    Pochi anni dopo, in forza della legge Tognoli, ATER propose di accedere al finanziamento di un parcheggio pertinenziale, rassicurando che non si sarebbe stati obbligati ad acquistare/affittare il posto auto (tanti condòmini erano squattrinati), perché non c’era abbastanza posto per tutti e anzi, forse, si sarebbe dovuto stilare una graduatoria.
    Il parcheggio si sarebbe realizzato in unico piano interrato, comportando la soppressione di tutte le alberature; anche stavolta occorreva l’unanimità, che non si realizzò per un solo voto: il mio. Peccato non aver immortalato le espressioni facciali dei presenti, soprattutto di quelli che tentavano in tutti i modi di farsi perdonare la pregressa bocciatura, da parte loro, delle rastrelliere per biciclette, divenuti improvvisamente disponibili a concederle.
    Dopo qualche anno vendetti l’appartamento e ATER si affrettò a riconvocare l’assemblea; anche quella volta l’unanimità non si realizzò, per il voto contrario del mio compratore. Da allora non se ne fece più di niente, nonostante oggi probabilmente non occorra più l’unanimità, ma i condomini, a seguito della crisi economica, non hanno più soldi, qualcuno ha rinunciato persino all’automobile…, involontariamente imitandomi; si stanno convincendo che che gravi una maledizione su quell’isolato popolare degno di un film di Virzì

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