Cantieri, l’inchiesta sui controlli Asl ‘raccontata’ da Simona Baldanzi

Sono stata nei cantieri TAV come studentessa per la tesi sui lavoratori e come ricercatrice sociale in quelli della Variante di Valico. Ho scritto articoli, un romanzo e un’inchiesta su questo. Molto del mio lavoro di studio, di ricerca e di scrittura si è intrecciato col lavoro di questi tecnici. Sono stati loro a fornirmi molte delle mie conoscenze su cantieri, su salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e devo dire, se sono diventata RLS di un call center e poi RLST, lo devo anche al fatto di aver incontrato queste passioni e professionalità. Infine, alcuni di loro, hanno supportato la famiglia Mirabelli, per la morte di Pietro Mirabelli creando il gruppo informale “amici di Pietro” che ha costruito un sito in sua memoria e la difesa in tribunale del suo infortunio mortale (www.pietromirabelli.it).

La notizia mi ha dunque colpito molto e ho tentato di saperne di più. Mi sono chiesta prima di tutto quando fosse cominciata questa storia, cosa fossero queste schede manomesse, queste firme false e questi sopralluoghi non effettuati.

L’inchiesta. È partita da un esposto nel 2014 che segnalava irregolarità nel sistema di registrazione dei prodotti finiti all’interno dell’ASL e che ciò comportasse un danno erariale alla collettività. Si suppone cioè che gonfiando i dati dei prodotti finiti, ovvero la conclusione della pratica che attesta sintesi di sopralluogo, controllo macchine, accertamento sanitario, igiene industriale ecc., si concedessero più soldi a chi questo lavoro in realtà non lo portasse avanti. Nel 2015 i NAS arrivano in tutti i presidi del Servizio Igiene e Sicurezza nei Luoghi di lavoro dell’Azienda USL di Firenze ad acquisire migliaia di pratiche e si attivano diversi avvisi di garanzia sull’apertura delle indagini. L’operazione viene chiamata “vaso di Pandora”.

Le schede. Le schede di cui li si accusa non sono propriamente i “prodotti finiti”, ma schede previste dal Sistema di Qualità interno all’ASL, introdotte per accreditare i Servizi di Prevenzione dal 2012. Sono schede e non verbali, notifiche o prescrizioni in quanto è prevista solo l’indicazione del giorno, del cantiere e dei nomi degli ispettori con i riferimenti per poterli contattare per qualsiasi necessità, una sorta di biglietti da visita, senza alcun riferimento a quanto constatato e/o osservato, oggetto di un altro atto interno o di eventuale prescrizione di polizia giudiziaria. Sono schede rilasciate con copia su carta carbone nelle condizioni note dei cantieri: pioggia, fango, sostegni precari, disagio, su mezzi ecc.

Le firme e la presenza. Le firme apposte per ricevimento e consegna della scheda (tra l’altro non specificatamente richieste dalla procedura nel modulo) sono dei tecnici della prevenzione impegnati nella visita e di chi in quel momento è sul cantiere per la ditta in questione. Non si richiede che sia il titolare o un ruolo definito proprio per il carattere stesso della scheda. Sulla stampa si fa riferimento a decine di testimonianze sulle firme false. Cioè nella sostanza qualcuno dei firmatari delle ditte dei cantieri visitati ed ispezionati da anni hanno dichiarato di non riconoscere alcune delle firme. Non ci sono però al momento agli atti perizie calligrafiche. Non ci sono neanche atti sulle celle telefoniche. Rilevando la posizione dei cellulari, rilevando i registri sui chilometri delle auto Asl si potrebbe risalire all’effettiva presenza in cantiere. Tutto ciò per il momento non è prodotto agli atti.

La storia del Setting G.O.I.

Merita ricostruire un po’ la storia di questo particolare ufficio e del loro personale.
Il gruppo di questa specifica attività sulle grandi opere si forma nel 1997, dopo dieci giorni formativi a Bologna. Fra Emilia e Toscana vengono formati circa 50-60 tecnici con competenze specifiche per i cantieri delle grandi opere mirati principalmente al grande cantiere TAV fra Firenze e Bologna. Nascono dei gruppi interfunzionali e multidisciplinari. Nel 2001 nasce l’Unità Funzionale TAV & Grandi Opere e via via si amplificano conoscenze e competenze specifiche sulle grandi opere. Poiché non riguarderà più soltanto TAV, ma anche Variante di Valico, Terza Corsia, Tramvia, riqualificazione A1 Firenze – Bologna, Manutenzione Strade Pronvinciali ed altro, il nome si esplicita in Setting G.O.I. Grandi Opere Infrastrutturali.

Nel massimo della propria funzionalità si parla di 12 unità impiegate. Diventa punto di riferimento degli RLS dei cantieri e delle maestranze coinvolte. Il personale impiegato in questo ufficio prevenzione viene chiamato in tutta Italia a formare, spiegare, raccontare la propria esperienza ogni qual volta si apre un cantiere di grandi opere: Friuli, Veneto, Brennero, Liguria, Umbria, Marche, Svizzera. Ovunque a portare in Italia e oltre frontiera le conoscenze acquisite nel corso degli anni di questo ufficio dedicato.

Note interregionali prodotte da questo ufficio, in sinergia con i colleghi Emiliani, sono diventate “letteratura nazionale sulle grandi opere”, riferimento per gli altri servizi di prevenzione nazionale. Molto del loro lavoro e dei loro risultati in termini di basso numero di infortuni nei cantieri da loro presidiati (http://www.infomonitor.it/) riceve i plausi in convegni e momenti pubblici della Regione Toscana e delle organizzazioni sindacali ).

Ricevono inoltre molti riconoscimenti dalle inchieste sugli infortuni, alle indagini e prescrizioni effettuate. Uno per tutti: il processo della Lora, giudicato in appello e ora cassazione, con condanne ai dirigenti e risarcimenti per i deceduti, scaturito dalla morte di tre operai che precipitarono da un pilone in costruzione sulla Variante di Valico a Barberino di Mugello nell’ottobre 2008. L’inchiesta portata avanti dagli stessi tecnici ha ricevuto il riconoscimento di lavoro egregio dal Procuratore Capo, dal PM e dallo stesso Giudice di primo grado per l’alto livello professionale dimostrato dagli operatori del Setting GOI. Il gruppo di lavoro inoltre porta avanti negli anni progetti innovativi di ricerca e di intervento, col coinvolgimento delle ditte interessate dei cantieri, dei loro lavoratori e rappresentanti, su stress da lavoro correlato, uso di sostanze psicotrope, problematiche collegate alla vita di questi lavoratori delle grandi opere che vivono la condizione dei campi base e della lontananza dalle proprie famiglie.

Infine, alcuni di questi operatori della prevenzione, in maniera del tutto volontaria e gratuita, si sono resi disponibili a dare supporto tecnico alla famiglia e all’avvocato di Pietro Mirabelli, noto minatore calabrese, delegato e RLS dei cantieri TAV prima, Variante di Valico dopo (quindi noto al servizio con cui aveva collaborato per migliorare le condizioni di lavoro) e migrato poi in Svizzera in Alptransit, morto in Galleria a Sigirino nel settembre 2010. La loro assistenza ha permesso di ribaltare il decreto di abbandono che inizialmente era emerso dal tribunale svizzero e ha contribuito ad arrivare alla condanne sentenziate poche settimane fa.

La salute e sicurezza nelle grandi opere

La giustizia farà il suo corso, la procura porterà avanti il caso e gli avvocati dei tecnici faranno il loro lavoro e si attende fiduciosi, ma che si faccia velocemente luce sulla vicenda è interesse di tutti. Ad ottobre 2017, nei fatti, con l’interdizione dei sei tecnici della prevenzione, con il pensionamento di altri, l’ufficio prevenzione grandi opere non esiste più. E i controlli chi li fa? E i cantieri chi li segue? Chi si rende disponibile in questa situazione? La prevenzione che aveva tali risultati che fine farà? Può essere ricostruita così velocemente esperienza e conoscenza dei cantieri e dei loro rischi? Quanto costa questo vuoto ai lavoratori e alla collettività? E la salute e sicurezza nei cantieri delle grandi opere che colpo durissimo prende in Mugello, a Firenze, nella Toscana, in tutta Italia?

Sono interrogativi che meritano risposte politiche serie e rapide. Sul fondo del vaso di Pandora rimase la speranza. Non può essere sufficiente quando si parla di infortuni e morti sul lavoro.

Simona Baldanzi

tratto da Ok Mugello

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Simona Baldanzi

Simona Baldanzi

Scrittrice, nata a Firenze nel '77 vive in Mugello. Tra i suoi libri segnaliamo il romanzo "Figlia di una vestaglia blu", ed. Fazi, che intreccia le vicende delle operaie tessili della Rifle a quelle degli operai edili della TAV; l’inchiesta "Mugello sottosopra. Tute arancioni nei cantieri delle grandi opere" (Ediesse 2011). Tra le fondatrici di Scrittori in Causa anima il progetto Storie Mobili.
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