A chi fa gola Firenze? Guida alle grandi holding che si appropriano della città: Cassa Depositi e Prestiti /1

A partire da questo numero presentiamo i primi risultati di una ricerca che, anche all’interno del Nodo fiorentino della Rete SET, stiamo conducendo sulle recenti trasformazioni urbane di Firenze, ormai vera e propria “città fabbrica” del turismo internazionale. In particolare cercheremo di capire meglio come sono attuate le politiche neocoloniali ed estrattiviste tipiche dello sfruttamento neoliberista dei territori, utilizzando la lente d’ingrandimento delle acquisizioni immobiliari da parte delle grandi holding globali.
Chi acquista?
Chi sono i nuovi padroni della città?
Quale il ruolo dell’Amministrazione comunale?
E la Soprintendenza cosa fa?
Quali le forme di resistenza all’attuale esproprio dei beni collettivi?
Inauguriamo questa nostra breve “Guida alle grandi holding” con una scheda dedicata alla Cassa Depositi e Prestiti che troviamo coinvolta in numerose e importanti transazioni immobiliari in città.
Le altre schede seguiranno nei prossimi numeri della rivista.

       
Cassa Depositi e Prestiti investimenti Sgr 

Cassa Depositi e Prestiti S.p.A. (CDP) è una delle più importanti strutture finanziarie italiane, controllata all’83,86 per cento dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e per la restante parte da 61 Fondazioni Bancarie. Sulla base del bilancio consolidato del 2017, in cui sono presenti attività pari a 419,5 miliardi di euro, CDP rappresenta il terzo operatore finanziario in Italia dopo Unicredit e Intesa Sanpaolo.
La funzione tradizionale della Cassa era quella di gestire il risparmio postale, raccolto tramite gli sportelli postali con la garanzia dello Stato, per impiegarlo in forma di prestiti alle amministrazioni pubbliche per finanziare investimenti di carattere sociale.
A partire dal 2003 le sue funzioni sono state alterate a favore del carattere finanziario speculativo della Cassa. Questa oggi è diventata un’istituzione finanziaria vera e propria. Nel 2017 la raccolta postale è stata di 321 miliardi, quantità paragonabile al PIL dell’Irlanda, di Israele, della Danimarca. Il patrimonio immobiliare è di poco superiore al miliardo di euro.

La Cassa Depositi e Prestiti potrebbe avere una funzione socialmente rilevante, potrebbe mettere a disposizione le proprie ingenti risorse per calmierare il mercato immobiliare, per promuovere l’edilizia pubblica residenziale, per sostenere la messa in sicurezza del territorio, in realtà è diventata un potente carrozzone politico clientelare a disposizione delle amministrazioni pubbliche e delle loro miopi e devastanti politiche di dismissione e “valorizzazione” del nostro patrimonio collettivo.
Il capitale di CDP Investimenti Sgr è detenuto, a partire dalla sua istituzione, per il 70% da CDP S.p.A. e per il 15% ciascuna dalle fondazioni bancarie (ACRI e ABI).
CDP Investimenti Sgr gestisce numerosi fondi, tra cui: il Fondo Investimenti per l’Abitare” (FIA), il “ Fondo FIA2, il “Fondo Investimenti per la Valorizzazione” (FIV), attivo nella dismissione e nella svendita del patrimonio immobiliare degli enti pubblici, il “Fondo Investimenti per il Turismo” (FIT) e il “Fondo Turismo 1”.
CDP è anche il principale azionista di Eni Spa, Terna Spa e Snam Spa, Ansaldo Energia Spa, Italgas Spa, Poste Italiane Spa. Possiede il 100% di importanti società quali Sace SpA, il 76% di Simest SpA, il 100% di Fintecna SpA.
Cassa Depositi e Prestiti è utilizzata dall’ente locale come consulente per la definizione del valore degli immobili pubblici e come intermediario per la loro alienazione, operando nel senso della penetrazione dei grandi interessi finanziari nella società.
“In pratica, si utilizza la drammatica situazione di difficoltà finanziaria nella quale sono stati scientemente condotti gli enti locali dopo anni di politiche liberiste, per permettere loro di ‘fare cassa’ una tantum, deprivando i cittadini di beni pubblici che potrebbero a ben altri scopi essere riutilizzati. Con il paradosso di un’espropriazione di beni collettivi fatta utilizzando i risparmi postali dei cittadini stessi.
Se tutto ciò non bastasse, ci sono sempre i servizi pubblici locali da mettere in vendita, e anche in questo settore Cassa Depositi e Prestiti si sta velocemente attrezzando con Volano Utilities, proponendosi come partner ideale per accompagnare gli enti locali nella privatizzazione dei servizi a rete, nella fusione tra società partecipate, nella messa sul mercato dei beni comuni”. (Marco  Bersani)

A Firenze la Cassa ha un ruolo strategico determinante nella sottrazione del patrimonio pubblico alla città e ai suoi abitanti. È presente nelle più significative transazioni immobiliari: acquisisce il patrimonio che l’ente locale, sottraendosi alla definizione di una politica per la città e per i suoi abitanti, cede solo per cercare di far tornare i conti di sgangherati bilanci comunali. Da sottolineare che le vendite avvengono anche dopo estenuanti aste pubbliche andate deserte per il solo scopo di abbassare il valore dei complessi immobiliari, favorendo acquisizioni estremamente convenienti agli speculatori.

Infatti, ha curato la svendita di porzioni considerevoli del centro storico fiorentino. È il caso dell’ex Caserma Vittorio Veneto di Costa San Giorgio, ceduta alla Lionstone Development, una multinazionale americana della famiglia Lowenstein, della ex Manifattura Tabacchi, venduta alla holding inglese Aermont Capital, dell’ex Teatro Comunale, per il quale sta trattando con il gruppo americano Hines per la trasformazione in residenze, albergo e studentato, ecc.

Nel suo portfolio sono tuttora presenti l’Ex Ospedale Militare di Via San Gallo, il Palazzo Vivarelli Colonna di Via Ghibellina, il Complesso Bardini a poche centinaia di metri da Ponte Vecchio, il Palazzo Gerini in Via Buonarroti, e tanti altri in attesa di essere “valorizzati” sulla base di quella scellerata “politica di ‘dismissioni’ che vede Firenze trasformarsi in Florence Real Estate, e il sindaco Dario Nardella nel primo agente immobiliare della città. Una perversa involuzione salutata come il più virtuoso dei percorsi”. (Tomaso Montanari)

A proposito dell’Ex Ospedale Militare è singolare constatare che l’amministrazione, come è ormai prassi consolidata, rinuncia alle proprie prerogative di pianificazione dell’area che viene delegata al privato, cioè a Cassa Depositi e Prestiti. Questa non se lo lascia ripetere due volte. Bandisce un concorso per la definizione della normativa urbanistica, che viene vinto dal gruppo dell’architetto Fabrizio Rossi Prodi, Silvia Viviani collaboratrice, figure familiari alle vicende urbanistiche della città.

La proposta progettuale è di totale chiusura nei confronti dei bisogni degli abitanti: viene proposto il solito mix funzionale a base di albergo di lusso (9.500 mq.), nuove residenze esclusive (3.700 mq.), centri commerciali (1.900 mq.), parcheggi privati, piscina, centro benessere spa, ecc. Agli abitanti tutt’al più è consentito il passaggio attraverso i cortili e i corridoi trasversali per ammirare la falsa bellezza e l’arido sfarzo di un altro pezzo di città necrotizzata dall’industria turistica. Come se non bastasse, i vincitori del concorso ci tengono a sottolineare la flessibilità del mix funzionale proposto, “in grado di assorbire anche successive modifiche rispetto alla configurazione presentata”, presumiamo sulla base delle richieste, non certo dei cittadini, ma dell’eventuale investitore multinazionale che si sentirà in diritto di chiedere ulteriori modifiche finalizzate a massimizzare la redditività dell’investimento.

In tutta questa girandola di opportunità immobiliari l’Amministrazione comunale si fa notare per la sua assenza.

Si badi bene che, sulla base della recente variante al Regolamento Urbanistico, strenuamente voluta dal Comune, in questo straordinario complesso monumentale, come in tutti gli altri della città, sarà possibile ignorare il Restauro conservativo e intervenire con la Ristrutturazione edilizia, prassi che potrà mettere fortemente a rischio la coerenza e la ricchezza storica del complesso architettonico dell’Ex Ospedale Militare di Firenze.

*Antonio Fiorentino

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Antonio Fiorentino

Antonio Fiorentino

Architetto, vive e lavora tra Pistoia e Firenze dove rischia la pelle girando in bici tra bus, auto e cantieri. E’ un esponente del Gruppo Urbanistica di perUnaltracittà di Firenze, partecipa alle attività di Comitati di Cittadini e Associazioni ambientaliste.

6 risposte

  1. Avatar mauro ha detto:

    sono articoli interessantissimi , sono il portavoce del Comitato No aeroporto di Sesto vorrei contattarvi per organizzare una riunione a Sesto sui temi aeroporto e sviluppo urbanistico dell’area Firenze Ovest e piana il mio n di cell 3299664135 mauro ugolini

    • Antonio Fiorentino Antonio Fiorentino ha detto:

      Grazie del commento, se vuole potremo vederci giovedì 7 sera alla Casa del Popolo di Quinto durante l’incontro informativo sull’aeroporto e le altre nocività previste nella Piana.

  2. Avatar Roberto Fabbri ha detto:

    Buongiorno, volevo ringraziarvi per il lavoro di informazione svolto ma avendo visto che proprio questo articolo è stato condiviso sulla pagina della “Rete dei comitati per la difesa del territorio” ormai infarcita dei post del Movimento al governo, i 5 Stelle, ho una domanda da farvi: con la vostra storia come potete affiancarvi a movimenti che varano leggi ed appoggiano politiche antimmigrazione razziste ed anticostituzionali?

    • Antonio Fiorentino Antonio Fiorentino ha detto:

      Grazie dell’apprezzamento per il nostro lavoro, vorrei precisare che la condivisione dei post su alcuni profili non implica affatto l’accettazione di tutto quello che possono contenere.

  3. Avatar simone buralli ha detto:

    molto, molto interessante. Fornisce dati informazioni oggettivi. Mi permetto solo un’unica osservazione a fine di non perdere autorevolezza per una svista: le parole traniere non si coniugano.. Holding resta tale, non diventa holdings. Siccome compare nel titolo, è importante correggerlo.
    Ancora complimenti

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