Emergenza Coronavirus, serve il Reddito universale per sovvertire il sistema che ha fallito

L’alternativa è tra dare il pane a chi ha fame, a chi non ha più un reddito a causa della crisi del Coronavirus, o perseverare nella stolta obbedienza agli austeri dogmi dei trattati europei, che privano lo Stato delle risorse necessarie ai propri cittadini, e che da alcuni lustri stanno impoverendo milioni di persone in tutto il continente.

Voi da che parte state?

Assalto ad un supermercato a Palermo

Tommaso Moro scriveva che “bisogna creare qualche fonte di sussistenza perché nessuno si trovi nella crudele necessità di rubare prima e poi morire“. Nell’Italia dell’assurda primavera che stiamo vivendo abbiamo un’enorme opportunità per sperimentare una modalità di redistribuzione della ricchezza diffusa – male – nel nostro paese a chi più ne ha bisogno grazie all’istituzione del Reddito di base universale e incondizionato.

Mille euro al mese a tutti gli italiani dati senza nessuna discriminazione a uomini e donne, giovani e anziani, lavoratori e disoccupati, cumulabili con gli eventuali altri redditi nella ricerca dell’agognata giustizia sociale.

Un reddito fisso per tutti? E in questa situazione di crisi acuta? E dove la prendiamo questa enormità di denaro? E non rischiamo di creare fannulloni? Ecco le prime obiezioni al solo sentir nominare il Reddito universale. Ma sono questi i problemi reali? O li definiamo come tali solo perché dal 1980 in poi siamo tutti affascinati dal mito thatcheriano del “non ci sono alternative” all’attuale sistema economico, un sistema che ci impoverisce ed erode quei diritti conquistati con fatica nel Novecento grazie allo Stato sociale.

Dal secondo dopoguerra fino a pochi anni fa accanto alla garanzia dei diritti civili classici – il diritto alla vita, la libertà di espressione, il suffragio universale – lo Stato è intervenuto attivamente, spesso con successo, per attenuare le diseguaglianze presenti nella società tendendo ad offrire a tutti le stesse opportunità. Sono nati quindi il diritto alla sicurezza sociale, al lavoro, all’istruzione, alla salute (!), alla protezione dei più fragili come i bambini e gli anziani.

Il dibattito pubblico degli ultimi quaranta anni, fissato sulla deregolamentazione, le privatizzazioni e sulla mano santa dei mercati, ha letteralmente mostrato tutti i suoi limiti quando ci siamo accorti che il sedicente “migliore Sistema sanitario del mondo”, quello italiano, non è in grado dopo più di un mese dall’inizio della pandemia, di garantire un letto a tutti i malati e nemmeno di far arrivare agli operatori sanitari mascherine da un euro. Il Coronavirus ha fatto esplodere un sistema che la classe dirigente mondiale (finanza, imprese, e la politica, quest’ultima un passo indietro da buona servitrice) ha imposto a chiunque, anche a noi italiani.

E noi l’abbiamo subìto zitti, assurdi imprenditori di noi stessi, colti da quel disturbo evitante di personalità che non consente minimamente di pensare, non dico praticare, un cambio di modello economico verso uno meno infame dell’attuale. Quasi il solo ragionarne potesse farci sentire dei paria, profondamente inadeguati al trend dominante, relegandoci a pieno titolo nell’inferno della disapprovazione altrui. Degli scemi in buona sostanza, succubi del pensiero unico liberista e incapaci di credere che l’economia debba essere al servizio del benessere delle persone e non dei profitti stratosferici di pochi.

Avete deciso ora da che parte stare?

Torniamo quindi a noi, al Reddito di base universale e incondizionato, ai mille euro da distribuire a pioggia ogni mese a tutti gli italiani, a partire dal periodo di confinamento e di chiusura delle attività produttive imposto dal Coronavirus. Avere dei soldi per vivere con dignità dà una libertà enorme: possiamo pagare l’affitto di casa e le bollette, vestirci e mangiare grazie al Reddito. Acquisita questa tranquillità possiamo poi scegliere il tipo di attività che più ci convince negoziandone le condizioni, possiamo sfuggire i ricatti dei “padroni” (anche se pare brutto chiamarli così, tali sono).

Un Reddito di base, da non confondersi con il Reddito di cittadinanza in vigore oggi in Italia, favorisce quindi una maggiore giustizia sociale, permette alle persone di controllare meglio le proprie vite e aiuta tutti noi a inventare nuovi meccanismi di redistribuzione delle risorse.

E per trovare le risorse ci soccorre ancora una volta la madre di tutte le leggi, quella Costituzione che all’articolo 53 prescrive un sistema tributario “informato a criteri di progressività”, in grado di ridurre il divario tra ricchi e poveri. Si comincia quindi a tassare di più chi ha redditi alti, molto più alti di chi subisce la devastante crisi economica che stiamo vivendo; si tassano le grandi corporation che sono dei veri e propri campioni dell’elusione fiscale; si colpisce chi usa i robot per sostituire gli umani quando non necessario. Si combatte seriamente l’evasione fiscale, una volta per tutte. E poi si aggredisce la finanza perché non abbiamo nemmeno la percezione del volume di denaro che quotidianamente passa letteralmente sopra le nostre teste: abbattiamo quindi la speculazione, abbassiamo la leva finanziaria e facciamo pressione per chiudere definitivamente i paradisi fiscali. Sono proprio i nodi della finanza quelli che dobbiamo sciogliere a nostro favore se vogliamo pensare ad una società più equa. Se infatti il PIL mondiale naviga sui 90 milioni di miliardi di dollari l’anno le prime quattro banche controllano in derivati oltre 200.000 miliardi di dollari mentre il debito pubblico italiano, che blocca una delle prime dieci economie del pianeta, è all’incirca “solo” l’1% di questa cifra.

E i mille euro li diamo anche a chi è sopra la soglia di povertà, a quella classe media sempre più in difficoltà. E poi rendiamo protagonisti del sistema anche i ricchi, perchè sarebbero i primi a non beneficiarne fino in fondo, costretti come sarebbero a pagare molte più tasse (sempre se coltiviamo il desiderio di attuare una Costituzione che protegge i più fragili), e parte di quelle risorse sarebbero utilizzate, come dicevano sopra, proprio per finanziare il Reddito di base universale e incondizionato.

Chi prende mille euro al mese non si alza più dal divano, dicono. Ma ci sono molte ricerche che correlano la distribuzione gratuita di denaro con il calo dei reati, della mortalità infantile, della malnutrizione, dell’assenteismo e con l’aumento della crescita economica, del rendimento scolastico, dell’uguaglianza di genere, dello stato di salute delle persone. Ci fa schifo un mondo più giusto, più sano, più felice?

Più banalmente, i poveri esistono perché non hanno i soldi e il Reddito di base può aiutarci a cambiare radicalmente il modo in cui siamo costretti a vivere. Una società migliore può esistere infatti solo se siamo capaci di immaginarla e pian piano praticarla.

Gandhi spiegava come “in una società ben ordinata, assicurare il sostentamento di tutti dovrebbe essere la cosa più facile del mondo […] La prova della buona organizzazione di un paese non è il numero di milionari che possiede, ma l’assenza di fame nella sua popolazione“. Sempre che per una volta chi subisce la crisi economica, strutturale e da Coronavirus, si schieri finalmente dalla propria parte e non da quella di chi lo opprime.

Cristiano Lucchi

Per saperne di più guarda in queste ore di quarantena il documentario “RBUI, il nostro diritto di vivere

Promosso da Pressenza e da Umanisti per il Reddito di Base, il film è stato presentato in anteprima al Forum Europeo di Madrid nel maggio 2018. È stato tradotto in sette lingue (spagnolo, inglese, francese, tedesco, italiano, greco e portoghese) ed è stato presentato in numerosi paesi in tutto il mondo.

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Cristiano Lucchi
Cristiano Lucchi, giornalista e mediattivista, ha fondato e diretto l’Altracittà – giornale della periferia. Ha pubblicato “Autopsia della politica italiana” (2011), “L’imbroglio energetico” (2012), “Il Laboratorio per la Democrazia. La politica dal basso” (2012). È un attivista di perUnaltracittà.

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