Luglio 2020: l’Italia (ri)finanzia i campi di prigionia in Libia

Nonostante una pandemia mondiale, negli ultimi mesi non si è mai smesso di parlare di immigrazione.

In pochi mesi è stato rinnovato il Memorandum con la Libia (modificato? Chi lo sa?), è stata fatta una sanatoria per regolarizzare (lo sfruttamento di) migliaia di migranti nelle nostre campagne (oltretutto una sanatoria con pochissimo successo), si è parlato molto dei decreti Salvini ma rimandando sempre qualunque modifica e di tanto in tanto sono stati richiusi i porti alle navi dei soccorritori.

L’ultimo capitolo è arrivato il 16 luglio: con soli 23 voti contrari e un astenuto la Camera dei deputati ha votato per finanziare nuovamente le missioni militari italiane all’estero e in particolare la cosiddetta Guardia costiera libica e i centri di detenzione nel paese africano. 425 voti a favore, 425 parlamentari che non possono far finta di non sapere cosa succede nei centri di detenzione libici. Una quotidianità documentata da inchieste giornalistiche, dai rapporti delle agenzie ONU e da sentenze della Corte penale internazionale: in quei centri le persone vengono torturate, stuprate e uccise.

Ma PD e 5 stelle non si son fatti problemi e hanno fatto passare il finanziamento con i voti della Lega e degli altri partiti di centro-destra. Per capirci: stiamo finanziando con le nostre tasse personaggi come Bija, comandante di una milizia che controlla la costa tra Tripoli e il confine tunisino. Gli forniamo soldi, motovedette, addestriamo i suoi uomini; le Nazioni Unite fanno notare che proprio Bija “sfruttando il suo doppio ruolo gestisce il traffico di esseri umani”.

“Decine di inchieste internazionali dimostrano come di giorno indossano le uniformi della guardia costiera libica, di notte quelle dei trafficanti” ha dichiarato anche Fratoianni. E senza dubbio a LeU va riconosciuto il fatto di aver votato contro il provvedimento: grazie al cielo direte voi, ma ormai nulla è scontato. E infatti oggi è un altro giorno e LeU è ancora al governo insieme al PD e ai 5 Stelle: amici come prima con tanti saluti ai diritti umani. D’altra parte questo accordo non è frutto di un qualche compromesso del PD per tenere in piedi il governo, gli accordi con la Libia li ha fatti proprio il PD con Gentiloni e Minniti. LeU quindi sapeva benissimo con chi si stava andando ad alleare

Come dicevo all’inizio, nonostante una pandemia mondiale, negli ultimi mesi non si è mai smesso di parlare di immigrazione. E come evitarlo se uno dei più grandi partiti italiani basa il proprio consenso proprio sulla paura per gli stranieri?
Il punto forse è che i partiti al governo danno peso a questa retorica folle perché non vogliono affrontare i veri problemi del paese: la disoccupazione e la precarietà del lavoro, le questioni ambientali, l’abbandono scolastico e l’analfabetismo di ritorno, il costo della vita e le difficoltà di accesso ai servizi essenziali come la sanità. Sono tutti temi scottanti ma sarebbe facile dire “ma che c’entrano gli immigrati con tutto questo?”. Solo che una volta tirati fuori dovrebbero anche risolverli questi veri problemi. E invece chi è al governo ha troppi interessi in gioco e negli ultimi anni l’autodefinitosi centrosinistra ha spesso anticipato la destra su temi come la lotta al “degrado”, il contrasto dell’immigrazione, mentre dall’altra parte portava avanti la precarizzazione del mondo del lavoro e i tagli alla sanità e istruzione. Al PD sta bene parlare di immigrazione e approvare provvedimenti come quello di ieri perché ormai cerca il consenso scimmiottando la destra. Trovare un capro espiatorio, un soggetto debole contro cui scagliare tutta l’attenzione (e il rancore) degli italiani è un gioco che va avanti ormai da anni.

E così alla fine ci deve pensare la Corte Costituzionale ad abolire (almeno in parte) quelle leggi che erano palesemente discriminatorie, come i cosiddetti Decreti Salvini che vietavano l’iscrizione anagrafica per i richiedenti asilo, anche se in possesso di permesso di soggiorno in corso di validità.
La Corte Costituzionale ha stabilito che è “irragionevole la norma che preclude l’iscrizione anagrafica ai richiedenti asilo”, a seguito dell’esame delle questioni di legittimità costituzionale sollevate dai Tribunali di Milano, Ancona e Salerno sulla disposizione introdotta con il primo “Decreto sicurezza”( D.L. 113/2018). L’Ufficio stampa della Corte ha fatto sapere che il provvedimento violava “l’articolo 3 della Costituzione sotto un duplice profilo: per irrazionalità intrinseca, poiché la norma censurata non agevola il perseguimento delle finalità di controllo del territorio dichiarate dal decreto sicurezza; per irragionevole disparità di trattamento, perché rende ingiustificatamente più difficile ai richiedenti asilo l’accesso ai servizi che siano anche ad essi garantiti”.

Questo decreto “irrazionale” e “irragionevolmente discriminatorio”, neanche a dirlo, è stato invece approvato dall’altro grande partito di governo: i 5 Stelle. La domanda che mi sorge spontanea è: per quanto tempo ancora si continuerà a sostenere questi partiti che hanno votato tutto questo per paura che “vinca la destra”?

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Thomas Maerten

Thomas Maerten

Thomas Maerten, classe 1988, è cresciuto tra sud America, Africa ed Europa. Attualmente vive a Firenze, lavora con i migranti e scrive per passione. Partecipa attivamente ai Clash City Workers e alle attività dello Spazio Inkiostro.

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